L'estate, finalmente, sembra sia arrivata. La calura spinge molte persone a cercar rinfresco, possibilmente nei luoghi dove potersi tuffare nell'acqua fresca dei nostri laghi. Ma non per tutti è uguale. Chi finisce il turno in fabbrica dalle 6 alle 14 o la giornata lavorativa nel fine pomeriggio ancora assolato, non avrà altra scelta che pagare i vari lidi dislocati nel cantone o partire alla ricerca di quei pochi spazi di rive pubbliche a disposizione. Questo sarà il caso della stragrande maggioranza dei cittadini, mentre pochi, i ricchi possidenti di ville a bordo lago, avranno il diritto di accedere al lago, quello sì di proprietà collettiva, come e quando più gli aggrada. Malgrado sia una minoranza a vivere questa fortunata condizione, ben il 44 per cento delle rive del lago di Lugano è privato, il 39 per cento nel caso del Verbano. Ai cittadini comuni e ai turisti, non restano altre alternative. Al di fuori dei lidi, di passeggiate lungo lago e campeggi, l'accesso alle rive è molto ridotto.
Nulla di nuovo sotto il sole, si dirà. Questo giornale ne aveva già parlato quasi due anni fa. (cfr. area 1 settembre 2006). In quell'occasione, Moreno Celio, responsabile della sezione sviluppo territoriale cantonale, aveva ammesso che i tempi lunghi per garantire una pubblica fruibilità delle rive «alimentano sentimenti di disillusione nell'opinione pubblica». Cosa sia cambiato in questo lasso di tempo, è di difficile percezione al cittadino comune. Dopo studi e catasti, il Piano direttore cantonale è arrivato quasi in porto. In questi giorni si è conclusa la procedura di consultazione delle schede del Piano Direttore cantonale (Pd).
Una procedura di consultazione aperta a tutti, dai comuni, ai politici, fino ai semplici cittadini. Una di queste schede, la numero sette, s'intitola "Laghi e rive lacustri". Uno degli scopi principali della scheda è spiegare le modalità con la quale l'autorità cantonale dovrebbe dar seguito ai concetti generali espressi. Dovrebbe spiegare, perché stando ad un'interrogazione inoltrata ad inizio mese dai granconsiglieri Bill Arigoni e Sergio Savoia, la scheda in consultazione è lacunosa perché «non da nessuna informazione chiara né sul progetto globale di apertura delle rive né sui singoli progetti di importanza regionale». Per capire la veridicità di tale affermazione, fermo restando che sarà il governo a rispondere all'interpellanza, siamo andati a discutere con chi ha redatto questa scheda, ossia Mauro Galfetti della sezione sviluppo territoriale, con la supervisione del capo sezione Moreno Celio. Dalla discussione emerge il ruolo fondamentale dei comuni, in taluni casi propositivi e sostenuti dal governo nel limite del possibile (si veda scheda "storia positive").
In altri casi invece abbiamo raccolto altrove informazioni su come dei Municipi bloccano per anni dei progetti di restituzione di rive ai cittadini, più nel nome di interessi privati che di priorità comunali o cantonali (si veda articolo in basso).

Nell'ufficio di Mauro Galfetti, alle sue spalle, una decina di classatori attestano la mole di lavoro profusa per arrivare alla scheda P7 "Laghi e rive lacustri". «Una scheda del Piano direttore deve essere per sua natura breve e facilmente leggibile. Ma il lavoro per raccogliere le informazioni necessarie per arrivare alla sua stesura, è molto importante». Questo è uno dei motivi, spiegano i nostri interlocutori, per quei tempi che appaiono lunghi dall'esterno. Moreno Celio: «Anche a noi piacerebbe essere più rapidi nella raccolta dati e nel tradurre in concreto quanto espresso. Ma nella realtà ci vogliono tempo e mezzi, e il processo è lungo. Ora però possiamo affermare che gli elementi per potere prendere delle decisioni, stabilendo a livello politico le necessarie priorità, ci sono tutti». Va bene ma, provocatoriamente, facciamo rilevare che molti dei concetti esposti nel nuovo Piano direttore 2007 la pubblica fruizione dei laghi e delle rive deve essere garantita mediante l'incremento delle aree pubbliche a lago erano già contenuti nel Piano direttore del 1990, diciotto anni fa. Eppure, poco sembra essersi mosso. Qual è la differenza questa volta? «Sono due le differenze sostanziali - spiega Galfetti- La prima è l'aspetto delle multifunzionalità degli interventi previsti. Ciò permette di non mettere in opposizione le varie sensibilità e necessità del genere di fruizione delle rive, integrandole tra loro. La seconda differenza sostanziale riguarda i compiti di attuazione. Se nel Piano direttore del '90 il peso maggiore nell'attuazione della politica di recupero delle rive era quello dei comuni, nel nuovo Pd è il Cantone ad avere la priorità di ruolo. Questo non significa l'imposizione tout-court del cantone sui comuni, ma la necessità di dare una valenza fondamentale alla visione d'insieme rispetto a quella particolare del comune». Ad esempio, fa notare il nostro interlocutore, nel nuovo Pd si parla espressamente di possibile ricorso dell'autorità cantonale al Piano di utilizzazione cantonale (Puc), uno strumento che permette a Governo e Gran Consiglio di adottare adeguate soluzioni pianificatorie nei casi in cui i comuni non fossero in grado di procedere tramite i loro Piani regolatori. Celio spiega la portata di un tale provvedimento: «Nel caso il governo decidesse di procedere all'allestimento di un Puc, le decisioni definitive spetterebbero al Parlamento. Il Piano di utilizzazione, indicherà le modalità operative per la sua realizzazione, rispettivamente i mezzi finanziari necessari per raggiungere l'obiettivo». Nella sua risposta, il responsabile della Sezione dello sviluppo territoriale tocca un punto importante: il finanziamento. Attraverso quali soldi finanziare un'operazione di recupero delle rive è un tema politico spinoso, spesso determinante. Galfetti fornisce una prima risposta: «già oggi vi sono maggiori introiti fiscali grazie alla nuova definizione della zona di transizione del demanio pubblico».
Proviamo a spiegare: il lago appartiene a tutti i cittadini, è un bene cantonale. Siccome l'altezza del lago varia, il tribunale ha dovuto sentenziare con precisione quale fosse l'altezza con la quale definire la proprietà collettiva. Per il Ceresio è 271,20 metri sopra il livello del mare, 194,50 per il Verbano. La definizione di questi limiti territoriali del demanio pubblico, i laghi, hanno generato nuove entrate fiscali. _Ora, tra le opzioni allo studio, figura anche la possibilità di istituire un fondo specifico dove far confluire questi soldi, che non sono pochi, dal quale attingere per contribuire al finanziamento del recupero delle rive. «La questione è oggetto di esame dal punto di vista giuridico, ma dovrebbe essere fattibile in quanto approcci simili sono già adottati in altri campi di attività dello Stato» spiega Galfetti. Insomma, gli elementi di base ora ci sono, e l'amministrazione cantonale è pronta ad adempiere, nei limiti delle sue possibilità, agli intenti del Piano direttore di migliorare la fruibilità dei cittadini alle rive dei bei laghi regionali. Per passare ai fatti, dimostrando la reale volontà di procedere secondo quanto indicato dalla scheda di Pd, sarà ora importante verificare le reazioni pervenute a livello politico sulla medesima scheda. La consultazione sulla parte operativa del Piano direttore si è in effetti appena conclusa. «In base alle osservazioni pervenute, sarà possibile valutare il reale interesse e l'auspicata convergenza sul tema della fruibilità delle rive per tutti» conclude Celio.



Melano, i fratelli e l'avvocato

Oggi siamo in grado di raccontarvi i retroscena del caso di un terreno a bordo lago in località di Melano, indicato già nel 1990 dal Piano direttore cantonale come zona svago a lago di interesse regionale, 18 anni dopo non ancora concretizzato. Del terreno in questione se ne era già parlato in parlamento con una mozione di Bill Arigoni inoltrata nel 2005.
Proprietari dei 13 ettari sono i fratelli Casoni. Di loro proprietà sono anche gran parte dei terreni della zona del Monte Generoso. Tempo addietro il Cantone aveva promosso e attuato un Piano di utilizzo cantonale (Puc) del Generoso, considerata l'importanza turistica. Il Puc è uno strumento cantonale che vincola un terreno ad un utilizzo ben definito di interesse generale, bloccando ogni tipo di speculazione. Poiché i fratelli Casoni avevano dovuto "sacrificare" parte del terreno del Generoso in nome dell'interesse generale, il precedente governo cantonale avrebbe assicurato i fratelli Casoni che nel caso di Melano avrebbe avuto maggiore considerazione dei loro interessi. I 13 ettari oggi sono terreno agricolo, quindi dal valore economico molto basso. Nella trattativa tra comune, proprietari e cantone, la soluzione che si era fatta strada era quella del compromesso. Una parte del terreno sarebbe stata da destinare all'uso pubblico, l'altra parte restava invece in mano ai fratelli Casoni, trasformata però in zona edificabile. La trattativa verte, ovviamente, sulle porzioni di terreno da spartire. Da anni se ne discute senza arrivare ad una soluzione. L'ultima puntata è la seguente: i fratelli Casoni, rappresentati dal legale Fulvio Pelli, avvocato e presidente nazionale del Partito liberale radicale, concederebbero i 10 ettari ad un prezzo simbolico al Cantone (anche se già ora quel terreno vale molto poco). In contropartita, i fratelli Casoni si vedrebbero trasformati in zona edificabile i restanti 3 ettari (30 mila metri quadrati), guadagnando diversi franchi con un progetto di palazzine da costruire. Per intendersi, il valore di un metro quadrato edificabile a bordo lago supererebbe facilmente i mille franchi. Un semplice impiegato bancario che ne garantisse la transazione commerciale in caso di compravendita, con la sola percentuale di provvigione potrebbe comprarsi una Porsche. Si capisce che l'interesse economico è tutt'altro che indifferente. Questa è la soluzione contenuta nell'ultima proposta di piano regolatore inviata da Melano al Cantone. Ma il Dipartimento del Territorio, cambiato il governo, ha dato un preavviso negativo alla proposta di transazione, rifiutando il Piano regolatore del comune di Melano. Il Cantone chiede che il Comune, indichi altri 3 ettari di terreno da trasformare da edificabile in agricolo in compensazione ai 3 ettari dei fratelli Casoni.
Da notare che i cittadini di Melano dall'intera vicenda hanno avuto solo le spese di studi pianificatori dell'ordine di qualche centinaio di migliaia di franchi. Ora la scelta obbligata per l'autorità cantonale è la strada del Puc per il terreno di Melano, con il risultato di un introito ben minore per i fratelli Casoni rispetto all'operazione edile prospettata sui 3 ettari. Probabilmente, se i proprietari si fossero accontentati di una porzione minore, l'affare sarebbe andato in porto. Sembra dunque avverarsi la saggezza popolare: "chi troppo vuole, nulla stringe". Ma la storia non si è ancora conclusa. Se il governo manterrà la sua determinazione, coerente con gli indirizzi in materia, e proporrà il Puc per Melano, un altro ostacolo dovrà essere superato. Il Gran consiglio adotterà un Puc contrario agli interessi di un cliente del presidente di un partito nazionale, maggioritario a livello cantonale?


Storie positive, il governo ci prova

Il comune di Vira Gambarogno decide qualche anno fa di destinare un terreno a bordo lago ad uso pubblico. Il Municipio però non ha i mezzi per finanziare l'intera operazione. Inoltra dunque una domanda di finanziamento al Cantone di un milione di franchi. I servizi cantonali valutano l'operazione, giudicando prealabilmente positiva. Il Consiglio di Stato ne condivide l'indicazione e promuove il messaggio per lo stanziamento di un milione di franchi per il recupero della fruibilità pubblica della riva a Vira Gambarogno. La proposta arriva alla Commissione gestione del Gran consiglio. I soldi ci sono, ma siamo nel periodo politico dove l'argomento uscite finanziarie accende gli animi. Il governo capisce che, malgrado la bontà della proposta, le possibilità di riuscita sono poche. Il governo la ritira e fa capo alla sua facoltà di stanziare somme al di sotto dei 500mila franchi senza dover passare dal Gran consiglio. Vira Gambarogno riceve dunque mezzo milione di franchi e recupera metà del terreno. Questa storia testimonia che, almeno in questo caso, l'esecutivo cantonale ha dato prova di coerenza rispetto agli intendimenti espressi sul tema. Altri esempi danno atto al governo della sua coerenza. Del rimanente mezzo milione di franchi che era a disposizione nel caso di Vira Gambarogno, 400mila sono finiti a Riva San Vitale per un altro pezzo di terreno a bordo lago restituito ai cittadini, 100mila invece al comune di Minusio per un identico progetto. Va dunque dato atto al Consiglio di Stato che nelle sue possibilità, qualcosa ha fatto.



Pubblicato il 

04.07.08..

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