< Ritorna

Stampa

 

Perché toccano i diritti

di

Giuseppe Dunghi
Nel momento in cui un ecclesiastico viene eletto vescovo, sceglie un motto che indica il programma di governo della diocesi che gli è affidata e più in generale il suo modo di concepire l'impegno religioso. Quando nel 1977 Joseph Ratzinger fu consacrato vescovo e destinato a reggere l'arcidiocesi di Monaco e Frisinga, scelse la frase Cooperatores veritatis. Carlo Maria Martini, al suo ingresso nella diocesi ambrosiana nel gennaio del 1980, scelse Pro veritate adversa diligere.
Allo stesso modo – per passare dal mondo della verità a quello del relativismo – gli imprenditori che hanno avviato le più diverse attività produttive a Stabio, nel Pian Faloppia e nella piana di San Martino, e che si preparano ad avviarle anche nella zona di Valera, sembrano aver adottato il motto produrre a costi italiani e vendere a prezzi svizzeri, esattamente come avviene in Puglia e in Sicilia con i pomodori e le arance prodotti a costi africani e venduti a prezzi europei. Principi e pratiche che costituiscono un sottogruppo di quella regola economica ormai applicata a livello mondiale consistente nel far produrre le merci dagli schiavi per venderle ai disoccupati.
Si afferma che in Ticino ci sono – tra iscritti agli uffici regionali di collocamento (6'630 in settembre), giovani che non hanno ancora trovato un'occupazione e persone che hanno rinunciato a cercarla – circa 10 mila disoccupati che non trovano lavoro a causa dei frontalieri. Sarebbe più corretto dire che esistono 10 mila ticinesi che non possono vivere con la paga che riceve un frontaliere: il doppio della paga media italiana ma la metà e a volte un terzo di quella svizzera. Sono riusciti a mettere in concorrenza i lavoratori.
Nel racconto sulla crisi che ci viene propinato tutti i giorni ci spiegano che l'economia va male perché abbiamo stipendi troppo alti, andiamo in pensione troppo presto, lavoriamo troppo poche ore al giorno, vogliamo la domenica libera, vacanze, cure mediche, istruzione esagerate. Per rientrare dal debito pubblico o dai conti in rosso delle assicurazioni sociali dovremmo dunque accontentarci di stipendi sempre più bassi, non chiedere il carovita, avere meno pretese su orari di lavoro, tempo libero, salute, cultura, e lasciarci licenziare se serve a rendere competitiva l'azienda. E questo è coerente con il loro discorso. Ma perché in tutta Europa i governi si danno da fare per togliere i diritti al mondo del lavoro? Il lavoro va umiliato per fargli perdere la dignità, affinché fuori da ogni cantiere e da ogni fabbrica ci sia una coda di gente meschina che si offre a uno stipendio inferiore, come nella Nomina del cappellan di Carlo Porta. Il tutto accompagnato da una serie di luoghi comuni moralistici: prima il risanamento delle finanze pubbliche, poi la crescita, prima ripianare i debiti delle banche, poi gli aumenti di salario, prima creare la ricchezza, poi distribuirla, prima i doveri, poi i diritti.
Il vescovo Martini la pensava diversamente. Nel suo linguaggio di studioso, nel suo affanno intorno alla verità aveva scritto: «Chi è orfano della casa dei diritti difficilmente sarà figlio della casa dei doveri».

Pubblicato

Venerdì 12 Ottobre 2012

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

 
..

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 26 Marzo 2020

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

..
Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019