Complementari AVS/AI

Già vivono in condizioni di estrema precarietà e sono costretti a badare a ogni centesimo che spendono, ma su di loro incombe una nuova minaccia: il baratro della povertà assoluta e dell'assistenza sociale. Sono i circa 315.000 anziani e invalidi che beneficiano delle cosiddette “Prestazioni complementari” (Pc), cioè di quei sussidi che, insieme con le rendite Avs o Ai, garantiscono loro il minimo vitale per arrivare alla fine del mese. Sono donne e uomini che pagherebbero a caro prezzo le misure di risparmio decise la settimana scorsa dal Consiglio degli Stati, dove si è iniziato l'iter parlamentare della revisione della Legge federale sulle prestazioni complementari all'Avs.

 

Una revisione, scrive il Consiglio federale nel suo messaggio alle Camere, che «si prefigge di ottimizzare il sistema attuale» e di «mantenere il livello delle prestazioni», ma che in realtà si sta profilando come «un attacco indegno» ai più deboli, afferma l'Unione sindacale svizzera (Uss) stigmatizzando i tagli di quasi mezzo miliardo di franchi all'anno sulle loro spalle decisi dai senatori.


La linea guida della riforma è infatti quella di inasprire le condizioni di accesso alle Pc e di gravare di oneri i “fortunati” che le ottengono. L'unica nota positiva è la decisione di adeguare al rialzo gli aiuti per pagare l'affitto, che sono ancora fermi alla realtà dei costi dell'alloggio del 2001, quando consentivano di coprire l'86 per cento circa (contro il 70 oggi) della pigione.


Una misura particolarmente antisociale è quella che vuole costringere i beneficiari di prestazioni complementari ad assicurarsi presso una delle tre casse malati meno care. E indirettamente sanzionare chi non lo fa, riducendo appunto il contributo delle Pc a un importo pari al premio della terza assicurazione più economica del cantone (e non più come ora al premio medio cantonale). Tenuto conto che le prestazioni dell'assicurazione malattie obbligatoria sono le medesime indipendentemente dalla cassa di appartenenza e che questa può essere cambiata ogni anno, la decisione parrebbe ragionevole, ma non è così. Nei fatti essa restringerebbe sensibilmente la libera scelta dell'assicuratore per molte persone anziane e/o bisognose di cure e assistenza continue, per le quali il passaggio alla cassa meno cara è oggettivamente impossibile. Per ragioni pratiche e di salute, per mancanza di dimestichezza con la materia, ma anche per motivi finanziari visto che di solito gli assicuratori meno cari sono anche quelli che esigono dal paziente il pagamento anticipato delle prestazioni mediche e dei farmaci, quelli che rimborsano non troppo celermente e quelli che offrono una scarsa consulenza in caso di problemi. Complice anche il bisogno degli anziani di stabilità e di sicurezza, sarebbero in pochi i beneficiari di prestazioni complementari a cambiare cassa e in molti quelli costretti a risparmiare ulteriormente sui bisogni vitali per poter pagare i premi.


Sproporzionata, invasiva e lesiva della libertà di scelta è invece la norma con cui si vuole vietare i prelievi di capitale dalla cassa pensione: mentre oggi ogni assicurato ha la possibilità di riscuotere al momento del pensionamento almeno un quarto degli averi maturati durante la vita lavorativa grazie ai contributi obbligatori pagati da lui e dai suoi datori di lavoro, in futuro non dovrebbe più poter ritirare nemmeno un centesimo e accontentarsi della rendita mensile. Così vuole la maggioranza del Consiglio degli Stati, che con questa misura intende ridurre il rischio che una persona consumi prematuramente il capitale riscosso e si ritrovi costretta a fare capo alle prestazioni complementari. Attualmente, è stato ricordato durante il dibattito, circa un terzo dei beneficiari di Pc ha già ritirato del capitale di risparmio della previdenza professionale: nel 2014 sono 3.400 le persone che si sono ritrovate in questa situazione e si sono viste costrette a chiedere le complementari. Ma la misura è molto contestata, per diverse ragioni: innanzitutto per l'efficacia dubbia visto che le cause della crescita della spesa per le Pc sono molteplici; secondariamente perché limita eccessivamente la libertà di scelta degli assicurati, che le statistiche dimostrano essere un'esigenza diffusa: nel 2015 sono state 33.000 le persone ad aver percepito per la prima volta una rendita del secondo pilastro e ben 41.000 quelle che hanno optato per il ritiro del capitale; infine, perché questa misura restrittiva colpirebbe soprattutto le persone con redditi bassi: la maggior parte di loro non possiede infatti una previdenza professionale sovraobbligatoria (che anche in futuro sarà possibile riscuotere sotto forma di capitale) oppure essa è molto esigua; Le persone che hanno svolto lavori particolarmente usuranti, che notoriamente vivono meno e che di solito rientrano nelle fasce di reddito più basse, risulterebbero addirittura doppiamente svantaggiate.


La maggioranza dei senatori è però rimasta sorda a queste considerazioni ed ha votato la misura. Il dibattito comunque continua e prima di un giudizio definitivo si devono attendere le decisioni del Consiglio nazionale, che si occuperà della questione verosimilmente in autunno.

Pubblicato il 

07.06.17..
..
..
..
.. ..