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Parità salariale, giro di vite in Islanda

di

Andreas Rieger

L’Islanda è un piccolo paese, membro dell’Associazione europea di libero scambio (Aels). Come la Svizzera. In Islanda le donne guadagnano meno degli uomini: finora una legge sull’uguaglianza avrebbe dovuto garantire la parità con misure volontarie per i datori di lavoro. Come in Svizzera.


Secondo una classifica internazionale, l’Islanda è il paese al mondo dove la disparità salariale è meno accentuata, mentre la Svizzera è tra quelli messi peggio. Ma il governo islandese non dorme sugli allori, perché considera insopportabile che le donne continuino a percepire salari inferiori del 14-18 per cento rispetto agli uomini. Così non si può più andare avanti, ha affermato alla vigilia della festa della donna dell’8 marzo scorso il ministro della socialità e dell’uguaglianza Thorsteinn Viglundsson: «Adesso è necessario un intervento radicale». L’obiettivo deve essere quello di eliminare ogni discriminazione salariale entro cinque anni. Per questo l’Islanda è il primo paese a esigere per legge dalle imprese la prova che donne e uomini per lo stesso lavoro ricevano il medesimo salario. Afferma Viglundsson: «Questo onere della prova rappresenta sicuramente un fastidio per le imprese, al pari della dichiarazione d’imposta o della pubblicazione dei bilanci annuali. Ma se vogliamo avere successo nella lotta all’ingiustizia dobbiamo percorrere nuove strade».


Una visione battagliera. Che differenza con la Svizzera! Per un primo posto nella citata classifica internazionale il nostro ministro dell’economia liberale-radicale Johann Schneider-Ammann si darebbe pacche sulle spalle e si lascerebbe andare a lodi sperticate nei confronti degli imprenditori. Ma la Svizzera, dove le misure volontarie non hanno portato a nulla, si situa agli ultimi posti della graduatoria. Per questa ragione, la ministra della giustizia, la socialista Simonetta Sommaruga, ha proposto strumenti più vincolanti contro le disparità salariali, ma una forte opposizione composta dei vertici delle associazioni padronali e dei partiti borghesi vuole ora nuovamente affossare le misure più incisive.


Tra l’altro: se il governo islandese è diventato un esempio è grazie alla combattività delle donne, che già nel 1975 organizzarono una giornata di sciopero. Furono precorritrici dello sciopero del 1991 in Svizzera. E oggi le donne islandesi sono tornate a essere precorritrici.

Pubblicato

Mercoledì 12 Aprile 2017

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