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Spazio Amnesty

“Multinazionali responsabili” e il nervosismo a Palazzo

di

Manon Schick

Le nostre autorità mostrano chiari segni di nervosismo. Da diversi anni ormai oltre un centinaio di organizzazioni svizzere chiedono una legge che obblighi le aziende che hanno la propria sede nel nostro Paese a rispettare i diritti umani e l’ambiente. L’iniziativa per multinazionali responsabili è riuscita, e da mesi il Parlamento discute della maniera di opporvisi con un controprogetto indiretto.


Nel frattempo diverse aziende si sono posizionate in favore dell’iniziativa o del controprogetto, e questo nonostante un’opposizione sistematica a entrambe le proposte da parte delle associazioni mantello dell’economia. In Svizzera romanda, per esempio, il sostegno da parte degli ambienti economici a un controprogetto è molto chiaro, in particolare da parte del “Groupement pour les entreprises multinationales”, ma anche di aziende come Ikea o Migros.


Il 14 agosto scorso, sorpresa: il Consiglio federale, che nel 2017 si era opposto a qualsiasi controprogetto, fa inversione di marcia e svela una nuova proposta. Solo le grandi imprese sarebbero tenute al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Un obbligo che si limiterebbe a pubblicare un rapporto sulle misure messe in atto. Peggio: quelle che non rispettano i propri obblighi se la potrebbero cavare semplicemente spiegando perché non pubblicano un rapporto. Questa manovra dell’ultimo minuto, nel mezzo dei dibattiti parlamentari, dimostra l’irrequietezza delle autorità di fronte alla nostra iniziativa per multinazionali responsabili. Tutti i sondaggi indicano in effetti un ampio sostegno da parte della popolazione alle nostre rivendicazioni. Il Consiglio federale cerca di fermare il dibattito proponendo delle piccole misure totalmente insufficienti. Speriamo che il nostro Parlamento non si lasci ingannare. Il Consiglio degli Stati discuterà i due controprogetti in settembre.

 

Le organizzazioni che sostengono l’iniziativa, hanno ripetuto più volte che sarebbero pronte a ritirare l’iniziativa, ma solo per un controprogetto che preveda delle misure obbligatorie per le aziende e delle sanzioni per quelle che non rispettano i diritti umani e l’ambiente. Non c’è alcun motivo per tollerare che delle multinazionali svizzere si comportino come dei criminali, inquinino i fiumi, esportino pesticidi tossici vietati in Europa verso i Paesi del sud del mondo, costringano con la forza delle comunità indigene a lasciare le proprie terre o sfruttino dei bambini nelle piantagioni.


Se il Parlamento non è pronto ad adottare una legge che obblighi le aziende a rispettare gli standard internazionali in materia di diritti umani e di ambiente, allora sarà il popolo svizzero ad avere l’ultima parola.

Pubblicato

Giovedì 29 Agosto 2019

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