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Mirko Tremaglia, ministro (scomodo) di Berlusconi

di

Dino Nardi
«Protesto duramente e pubblicamente: qualcuno non vuol dare i minimi pensionistici agli italiani all’estero. Chiedo l’applicazione della legge e faccio appello al Capo dello Stato», oppure «Ho già più volte spiegato che in caso di denegata giustizia sarà dato corso a cause civili per difendere i legittimi diritti dei connazionali», o ancora «Agli italiani all’estero pensioni più alte o non voto», e per finire «Riconoscimento dei minimi pensionistici agli italiani all’estero o non resterò un minuto di più». Queste sono solo alcune delle prese di posizione dell’onorevole Mirko Tremaglia - ministro per gli italiani all’estero del governo Berlusconi, anche se egli ama autodefinirsi il ministro degli italiani all’estero - in merito alla questione del riconoscimento anche agli emigrati dell’ormai famoso “milione di pensione” di vecchie lire, promesso in campagna elettorale da Berlusconi a tutti i pensionati italiani ma che, a distanza di un anno, gli emigrati, ed in particolare quelli più indigenti dell’America Latina, attendono ancora oggi. Una situazione che ha portato il segretario generale della Uil Pensionati, Silvano Miniati, ad affermare che «una volta di più i diritti previdenziali dei nostri emigrati vengono un giorno calpestati e il giorno dopo utilizzati in maniera demagogica per cercare di acquisire consensi attorno alle politiche dell’esecutivo, che invece si stanno sempre più caratterizzando come penalizzanti per i lavoratori e i pensionati». Altro fatto: nei giorni scorsi Mirko Tremaglia ha rinunciato ad una già preannunciata visita alla comunità italiana in Germania poiché il ministro vuole che prima sia risolta l’annosa questione dei ritardi dei finanziamenti ai Comitati degli italiani all’estero, Comites, (cioè dei parlamentini eletti a suffragio universale che rappresentano le comunità italiane in ogni circoscrizione consolare). Finanziamenti che quest’anno, in modo ancor più scandaloso che nel passato, non sono ancora arrivati benché si sia ormai a dicembre. Così che il ministro Tremaglia ha affermato «Sono molto dispiaciuto per questo duro contrattempo, ma sono sicuro che voi comprenderete il significato di questa mia protesta che non vale solo per la Germania ma per tutti i Comites del mondo» e quindi, per quanto ci concerne, anche per quelli della Svizzera che per vivere sono costretti ad indebitarsi con le banche locali, pagando fior di interessi passivi che faranno poi ridurre lo stesso finanziamento quando arriverà! Questi sono solo alcuni esempi delle proteste antigovernative ed antiburocrazia statale alle quali ci ha abituato il ministro per gli italiani nel mondo. Che dire di questo comportamento del ministro Tremaglia? Innanzitutto che bisogna riconoscergli la coerenza nell’ergersi a difensore degli italiani all’estero in ogni occasione (coerenza che, d’altra parte, manifesta anche nel difendere sempre la sua storia di ex “ragazzo di Salò”, anche contro il recente revisionismo del segretario del suo partito, Gianfranco Fini). Ciò premesso, resta comunque la stranezza di un ministro che, praticamente, protesta e prende sempre più spesso posizione contro il suo governo, contro il governo Berlusconi di cui lui è ministro ed autorevole rappresentante di Alleanza nazionale. Un governo che, purtroppo per lui e per tutti noi (sia che lo si abbia votato o subito) non sta mantenendo i suoi impegni preelettorali, privilegiando, invece, l’approvazione di leggi “ad personam”: quelle a favore degli interessi dello stesso premier e dei suoi compagni di merenda.

Pubblicato

Venerdì 13 Dicembre 2002

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