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L'editoriale

Meno libertà di licenziare

di

Claudio Carrer

Troppo “vecchi” per avere opportunità nel mercato del lavoro, ma troppo giovani per andare in pensione. Dunque maltrattati, umiliati, messi ai margini. È la condizione vissuta in Svizzera da un numero crescente di persone che hanno la sfortuna di ritrovarsi disoccupate in età avanzata: le statistiche considerano quelli dai 55 anni in su, ma il problema colpisce in parte anche soggetti più giovani. Per queste persone, la ricerca di un impiego è una sorta di lungo percorso a ostacoli che sempre più sovente termina con una domanda di assistenza sociale. La problematica va deteriorandosi da diversi anni ed è giustamente oggetto di confronto tra le autorità e le parti sociali (proprio pochi giorni fa riunite per la quinta volta in una “Conferenza nazionale” sul tema), ma le soluzioni tardano. Eppure ve ne sarebbero.


Le cause vanno ricercate in più fattori. Da un lato vi è un diffuso pregiudizio nei confronti del lavoratore in età avanzata (che si eleva all’ennesima potenza se la persona ha dei problemi di salute o delle lacune formative), aggravato dal fatto che certe imprese si fanno sempre meno scrupoli a licenziare. Dall’altro pesano sia il peggioramento delle prestazioni delle casse pensioni, che ai più rende di fatto inaccessibile il pensionamento anticipato, sia la prassi sempre più restrittiva per ottenere una rendita d’invalidità, che dunque non fungono più da “uscite d’emergenza” come accadeva in passato. La situazione è ben fotografata dalle statistiche: il numero dei prepensionamenti diminuisce mentre aumenta quello dei senza lavoro tra i 55 e i 64, la categoria d’età più colpita dal fenomeno della disoccupazione di lunga durata; d’altro canto la quota di aiuto sociale delle persone tra i 50 e i 64 anni dal 2005 a oggi è cresciuta dall’1,9 al 2,9 per cento, molto maggiormente che nelle altre fasce di età.


Il quadro è abbastanza chiaro e da solo suggerisce i tipi d’intervento necessari, che l’Unione sindacale svizzera ha ribadito in occasione della citata Conferenza nazionale.


Oltre a misure di aiuto al reinserimento e all’orientamento professionale, di protezione sociale e contro la discriminazione, non si può soprattutto prescindere da norme legali e contrattuali che proteggano in modo specifico dal licenziamento i lavoratori ultracinquantenni (misura che avrebbe oltretutto il merito di indurre i datori di lavoro a prendersi più cura dei propri dipendenti). Anche se in Svizzera l’idea di limitare la libertà di licenziare resta piuttosto estranea alla cultura politica e padronale.

Pubblicato

Giovedì 9 Maggio 2019

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