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Lupi famelici e noci grigionesi

di

Giuseppe Dunghi
Il proprietario di una pasticceria di Scuol ha organizzato una giornata di porte aperte per i turisti. Mostra i macchinari nuovi, il forno, il silo per la farina, e ne spiega il funzionamento. Riguardo alla fabbricazione della torta di noci engadinese è piuttosto riservato, ma risponde volentieri alle domande sugli ingredienti. Le noci provengono dalle valli meridionali dei Grigioni? Naturalmente no – sorride –, arrivano dalla California già sgusciate, in pacchi sotto vuoto, pronte all’uso, impeccabili quanto a igiene, gusto e profumo. I pinoli li acquista in Italia? No, provengono dal Canada. E il miele? Dal Guatemala, è ottimo e conveniente. La farina? Qui l’artigiano perde per un attimo la sua gentilezza e ha un moto di stizza. La legge sulle derrate alimentari lo obbliga a comperarla in Svizzera. In Germania costerebbe il 40 per cento in meno, ma è costretto ad acquistarla dal mulino svizzero. Insomma, il pasticciere compra le materie prime dove costano meno. E perché costano meno, nonostante i dazi di importazione e le spese di trasporto? Perché là le piantagioni e le imprese di trasformazione sono dei lager dove lavorano dei quasi schiavi. In California, in Messico, in Guatemala sono le piccole mani di donne e bambini con paghe miserabili che sgusciano, puliscono e impacchettano i prodotti. Perché lui non dovrebbe approfittarne? Compra a prezzi da terzo mondo e vende a prezzo svizzero. Guadagna di più sulla differenza di prezzo fra materia prima e prodotto finito che non dal proprio lavoro. È furbo, è convinto che la ricchezza della società consista nella somma delle ricchezze dei suoi componenti. Se per esempio un imprenditore chiude la sua fabbrica in Svizzera licenziando 50 operai e apre la stessa fabbrica a Shanghai pagando gli operai 20 volte di meno aumentando così il suo conto in banca, lui ritiene che la Svizzera sia diventata più ricca. Evidentemente non è vero. Tanti imprenditori che si arricchiscono in quel modo rendono la società più povera, perché la ricchezza si nutre della povertà, la crea. La povertà è il presupposto della ricchezza. Forse Esopo avrebbe attribuito alle persone che ragionano come il pasticciere engadinese le caratteristiche non tanto della volpe, ma quelle del lupo, come quello che si aggira nei pascoli della val Bedretto e dicono sia così affamato da uccidere più pecore di quelle che può mangiare. Probabilmente questo lupo in realtà non è così feroce. Ed è un po’ fuori posto che per difenderlo dalla furia di chi lo vorrebbe eliminare si utilizzi l’argomento del rispetto dovuto a ogni essere vivente e dell’equilibrio naturale. Dovremmo lasciarlo tranquillo per occuparci di altri lupi ben più famelici che vivono in mezzo a noi: hanno già divorato Swissair e le Ptt, ora si preparano a divorare la Posta, le Ffs, le aziende elettriche, le banche cantonali. Quale cacciatore coraggioso riuscirà a catturarli?

Pubblicato

Venerdì 1 Ottobre 2004

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