La sentenza

È una vittoria di quelle importanti. Il Tribunale amministrativo federale (Taf) ha accolto un ricorso presentato da Unia contro il lavoro notturno sul cantiere del Ceva, la linea ferroviaria che collegherà la città francese di Annemasse alla stazione Cornavin di Ginevra. Il lavoro di notte era stato richiesto e autorizzato per far fronte ai numerosi ritardi – dovuti a dei ricorsi – con cui è confrontata l’opera. La decisione dei giudici fa finalmente chiarezza e mette un freno alla “moda” di concedere un’autorizzazione al lavoro notturno anche quando non vi è una reale necessità. Lavorare di notte ha infatti delle importanti ricadute negative sulla salute dei lavoratori. Proprio per questo è di principio vietato dalla legge.

C’era un’apparente aria di festa lo scorso sette dicembre a Lancy. La prima delle cinque stazioni previste dal nuovo tracciato Ceva (Cornavin – Eaux-Vives – Annemasse) è stata inaugurata alla presenza delle autorità e del Ceo delle Ferrovie federali svizzere (Ffs) Andreas Meyer. L’opera è destinata a rivoluzionare la mobilità nella regione transfrontaliera di Ginevra. L’obiettivo è di sgravare il traffico. Per farlo non si è badato a spese: 1,8 miliardi di franchi, finanziati in parte dal Cantone e in parte dalla Confederazione, per 16 chilometri di tragitto, per lo più sotterranei. La messa in servizio era prevista per il 2017. Ma diversi ricorsi, dovuti principalmente ai rumori e alle vibrazioni generati dal passaggio dei treni nei tunnel, hanno frenato il cantiere. Tanto che ormai anche il nuovo scenario di fine 2019 sembra difficile da rispettare. Niente di più antipatico per i manager e i politici. Ecco che allora si fa largo un’idea: perché non fare lavorare gli operai anche di notte? Detto fatto, il consorzio Alpiq-Sersa, colui che si è aggiudicato i lavori di tecnica ferroviaria, ha richiesto una speciale autorizzazione alla Segreteria di Stato dell’economia (Seco). Richiesta sostenuta a spada tratta dai due committenti pubblici, il Canton Ginevra e le Ffs. Nell’intento i lavori avrebbero dovuto svolgersi 24 ore su 24, dal lunedì al sabato. Lo scorso mese di ottobre la Seco ha accordato la deroga – con effetto retroattivo ad agosto – giustificandola come «indispensabile per ragioni tecniche». Dal canto suo i responsabili del Ceva avevano evocato il lavoro notturno per «facilitare la realizzazione dei lavori sotterranei (dunque in un ambiente confinato) e diminuire i rischi legati ad una logistica importante del cantiere». Argomenti, questi, che non erano però stati utilizzati nelle lettere d’intenti iniziali. Il consorzio, infatti, evocava soprattutto i costi addizionali che sarebbero stati generati dai ritardi. Nella loro lettera d’accompagnamento alla richiesta, Cantone e Ffs hanno  anch’essi insistito sul rischio di ritardo nella messa in servizio. «Sono le autorità pubbliche che appoggiano una tale deroga, che danneggia la salute dei lavoratori, una scelta che non si giustifica con dei motivi di sicurezza pubblica ma per ragioni economiche che non sono ammissibili» ha esclamato il sindacalista di Unia Yves Mugny durante una conferenza stampa dell’ottobre scorso.


Per questo Unia ha fatto ricorso. Da inizio novembre, l’autorizzazione è quindi stata sospesa. Il consorzio aveva domandato, senza successo, di togliere anche questa sospensione. Lo scorso 28 marzo è invece arrivata la sentenza. I giudici di San Gallo hanno dato ragione al sindacato: nessun motivo tecnico o economico rendeva indispensabile il lavoro notturno. Nella sua decisione il tribunale stima che la ragione invocata dall’impresa, ossia il ritardo accumulato sul calendario, non costituisce un imperativo tecnico sufficiente. La società aveva anche argomentato che il lavoro notturno avrebbe ridotto i rischi dei lavoratori in un contesto di lavoro sotterraneo dove le infrastrutture ferroviarie vengono installate contemporaneamente ai binari. Un’argomentazione che non ha tenuto dal punto di vista giuridico: questo traffico denso sui cantieri e gli eventuali rischi ad esso legati sono dovuti alla pianificazione temporale del progetto, non a una necessità tecnica. Inoltre, il Taf ha sottolineato che le imprese concorrenti sono a loro volta tenute a rispettare il divieto del lavoro notturno. In questo senso nemmeno gli argomenti economici sono da considerarsi validi.
«È una grande vittoria!» esclama ad area François Clément, responsabile del dossier per Unia Genève. Per il sindacalista «i motivi dell’impresa concernevano solo i ritardi e non eventuali problemi tecnici, come quelli posti nell’ambito di lavori effettuati su dei binari con traffico, dove il lavoro di notte deve ad ogni modo restare un’eccezione».


Una pessima abitudine
Contattata da area, la Seco afferma di aver preso atto della decisione, ma preferisce non commentare. Eppure, la decisione del tribunale permetterà d’ora in avanti alla stessa Seco di avere bene in chiaro quali siano i paletti giuridici entro cui limitare le deroghe al lavoro notturno: tutte le richieste che rimandano a dei ritardi dei lavori devono essere respinte. Questa prassi è sempre più in voga. Ma non tocca ai lavoratori pagare il prezzo di una pianificazione irrealista da parte dei committenti e delle imprese: «Gli operai non devono mettere la loro salute in pericolo a causa di una pianificazione errata. Nel caso specifico, i ritardi provocati dai ricorsi avrebbero dovuto essere previsti» conclude François Clément.


Un pericolo per la salute

Il motivo per cui il lavoro notturno è di principio vietato dalla legge è presto detto: esso è nocivo per la salute. In Svizzera si considera che circa un caso su dieci di ulcera e di disturbi gastrici sia legato a questo tipo di lavoro. Peggio ancora, i rischi cardiaci sarebbero due volte più elevati per le persone che lavorano la notte. Inoltre, il fatto di lavorare a delle ore dove il corpo dovrebbe riposare genera un disturbo chiamato “deficit del sonno”. Quando questo debito è troppo elevato, le persone possono sviluppare allucinazioni auditive e visive nonché una diminuzione drastica della concentrazione e delle sonnolenze. È evidente che in un contesto di cantiere questi disturbi possono avere conseguenze drammatiche.


Il lavoro notturno sembra essere  diventato ormai inevitabile nelle società industriali. Essendo nocivo alla salute esso è di principio vietato dalla legge. Certo, esistono diverse possibilità di deroga: a dipendenza dei settori e delle necessità tecniche, e rispettando determinate condizioni, il lavoro notturno può essere autorizzato. Ma ultimamente si è assistito ad un abuso delle richieste di deroga, soprattutto per coprire dei ritardi e per accelerare i lavori. Per questo la recente decisione del Taf è da considerarsi una vittoria importante per la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Le imprese, i committenti e la Seco ormai sono avvertiti: il lavoro notturno è illegale se non è indispensabile.

Pubblicato il 

19.04.18..
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