Mondo del lavoro

23.5 milioni di franchi di costi supplementari sul preventivo d’appalto, di cui 8 a carico della comunità. Subappalti affidati a ditte che non avevano le credenziali per eseguirli, poi sfociati nell'odiosa pratica del caporalato. La politica del minor prezzo voluta da Lugano mostra tutti i suoi limiti. Sono macchie che non possono essere cancellate dai botti inaugurali di questo fine settimana del Lac. Non pregiudicano certo il suo futuro, ma rappresentano un monito per le prossime grandi opere che si vorrebbe realizzare. È quanto raccontiamo negli articoli seguenti.

 

Maggio 2011, scoppia la bomba del caporalato al cantiere del Lac. Decine di operai, sostenuti dal sindacato Unia, spezzano coraggiosamente la catena dell’omertà e testimoniano davanti al procuratore generale John Noseda, dando il via all’inchiesta. Il mese successivo, altri arresti sono ordinati dalla Procura per un secondo caso di taglieggiamento ai danni di altri operai impiegati nel cantiere cittadino. Per questa ditta, la Concrete Sa, la giustizia si è definitivamente espressa nell’autunno del 2012, condannando il titolare della ditta e il caporale a 8 mesi di detenzione, sospesi per due anni. I due sono stati riconosciuti colpevoli del reato di usura, avendo preteso dagli operai circa un terzo della loro paga.
Nel primo caso invece, quello della Ipi industrial, la macchina giudiziaria penale va più lenta. Il titolare e il presunto caporale sono stati rinviati a giudizio solo all’inizio di quest’anno dal procuratore generale Noseda.


Come sono arrivate al cantiere del nuovo centro culturale cittadino queste due ditte accusate, e una condannata, di comportamento criminale? Grazie a un subappalto diretto ricevuto dalla Comsa. Alla Concrete erano state subappaltate opere di muratura, mentre la Ipi aveva ricevuto  in appalto la posa del ferro e la carpenteria.


Prima della Ipi, a posare il ferro in subappalto nel cantiere del Lac si erano già succedute due ditte. Entrambe avevano abbandonato il cantiere dopo che i sindacati avevano riscontrato abusi salariali. Anche i lavori di carpenteria erano stati assegnati in prima battuta in subappalto a un’impresa basilese. Anche questa ditta non rispettava i salari definiti dalla legge. Infatti Unia ha recuperato i soldi dovuti agli operai in sede civile. Dopo queste tre ditte, arriva la Ipi.


La Concrete invece si vede affidare in tutta fretta il subappalto da Comsa di opere di muratura dopo l’uscita di scena della consorziante Edim. In contemporanea, allo scopo sociale di Concrete viene aggiunta l’esecuzione di lavori edili e nel suo consiglio d’amministrazione entrano due persone che già siedono nel cda della Edim. Percorso simile alla Ipi, la quale firma il contratto del subappalto prima ancora di modificare il proprio scopo aziendale in impresa edile.


Ma vi è un’altra singolare coincidenza tra le due ditte al momento di ricevere il subappalto al Lac. La Concrete aveva due dipendenti, la Ipi nemmeno uno. Non propriamente garanzia di imprese solide con esperienza. Ai corsi cantonali per le nuove aziende (start up) dovrebbero insegnare i casi di Ipi e Concrete quali esempi di folgoranti successi imprenditoriali.


Il Municipio luganese, dove sedevano un architetto e un impresario, approvò senza batter ciglio i subappalti diretti a Ipi e Concrete. Forse queste ditte godevano di referenze sconosciute ai più.
Visto il valzer di imprese subappaltanti beccate a non pagare il giusto ai loro dipendenti, in molti si domandano se il problema non stia a monte.


Il prezzo offerto da Comsa alle subappaltanti per quei lavori era economicamente sostenibile? Semplificando, Comsa avrebbe stabilito il prezzo dei lavori in subappalto a 100 quando il solo costo della manodopera per realizzarli era 120? Una domanda che viene dalla seguente constatazione: se cinque ditte consecutive taroccavano le paghe dei dipendenti per le medesime opere, o è un raro caso di impresari-imbroglioni sequenziali oppure il prezzo offerto per quei lavori era troppo basso.

 

Il prezzo del subappalto sfociato nel caporalato



«340 franchi per ogni tonnellata di acciaio posato. Il prezzo è comprensivo della fornitura e posa del filo necessario per le legature e della posa dei distanziatori forniti dal consorzio. Il prezzo include il corrispettivo dei lavori eseguiti dal personale specializzato dell’imprenditore (Ipi, ndr.), compresi tutti gli emolumenti, oneri, indennità di trasferta, spese viaggio, vitto, alloggio, oneri assicurativi e previdenziali, autorizzazioni, permessi, licenze eccetera Incluse pure le imposte e ogni genere fiscale (eccetto Iva). Per eventuali lavori a regia il prezzo è di franchi 51 per ogni ora di lavoro di operaio specializzato che qualificato che aiutante».


Sono i termini contrattuali del subappalto tra il consorzio Comsa - Edim Suisse e la Ipi industrial plans. Sono datati 15 luglio 2010 e la firma in calce per la Ipi è dell’avvocato Emilio Bianchi, attuale presidente di Lugano Airport in quota Ppd. Un mese prima che sul Foglio ufficiale apparisse l’iscrizione di D. T. quale direttore della Ipi (D. T. è uno dei due rinviati a giudizio della procura quest’anno).


Ben due mesi prima che la Ipi trasformasse il proprio scopo aziendale da società attiva nel campo immobiliare a impresa generale di costruzione. Dunque Comsa-Edim affidano un subappalto della posa del ferro a una ditta non attiva nell’edilizia e senza personale dirigenziale qualificato. Subappalto verificato e approvato dal Comune di Lugano, nel cui Municipio vi era l’architetto Giudici e l’impresario Bignasca, oltre allo staff tecnico comunale.


Torniamo al prezzo offerto da Comsa-Edim suisse per quel subappalto delle posa del ferro alla società immobiliare. Secondo nostri diversi interlocutori, il prezzo della posa di 340 franchi a tonnellata di acciaio è giudicato ben inferiore alla prassi delle offerte delle ditte ticinesi del settore. Molto dipende però dalla resa di posa del ferro.


Il prezzo di 51 franchi l’ora a regia, sia per operaio specializzato, sia per il qualificato sia per l’aiutante, risulta invece decisamente stracciato. Ben al di sotto degli 80 franchi raccomandati dalla Società impresari costruttori. Ammettendo uno sconto del 20 per cento (ritenuto plausibile per grandi lavori), si arriva a 64 franchi. In questo caso invece il ribasso supera il 36 per cento.


Poiché la paga minima per un manovale nel 2010 ammontava a 24,95 franchi, salendo a 29,40 per un operaio con esperienza e a 30,55 franchi per un qualificato. Se aggiungiamo gli oneri sociali, le imposte alla fonte, il vitto e l’alloggio (essendo in buona parte i lavoratori Ipi reclutati nella zona di Brescia), il margine di profitto diventa esiguo se non nullo, restando al solo costo della forza lavoro. Non è forse un caso che gli operai della Ipi abbiano ricevuto, stando alle sentenze civili e all’inchiesta penale, 8 euro l’ora.

 

I costi dell'opera lievitano del 18 %

 

il consorzio composto dalla spagnola Comsa e dal gruppo elvetico Edim Suisse vinsero l'appalto con l’offerta di 128 milioni di franchi. Comsa è uno dei più grandi gruppi edili iberici ed è presente in varie parti del mondo. Il suo stile di gestione è tipico delle imprese di costruzione globali. Edim Suisse invece, da piccola impresa di dimensioni modeste nel 2006, cresce improvvisamente in pochi anni fino a scoppiare nel 2012 con un buco finale di 25 milioni di franchi, lasciando a casa 130 dipendenti e impagati diversi piccoli artigiani. Un fallimento che suscitò molti interrogativi.


Nei consigli d’amministrazione della filiale Comsa Suisse (appositamente creata) ed Edim troviamo due generazioni di politici, avvocati e fiduciari di una storica famiglia luganese: Davide Enderlin senior (padre) e Davide Enderlin junior (figlio). All’epoca, i due sono figure di primo piano del Partito liberale cittadino, allora al potere indisturbato da oltre cento anni a Lugano.


Il matrimonio d’interesse tra Comsa ed Edim sfuma però rapidamente, e gli strascichi del “divorzio” si trascinano ancora oggi. Oggetto del contendere è l’eredità dell’appalto del Lac. Da possibile fonte di profitto, la realizzazione del nuovo centro culturale diventa una perdita secca per i suoi costruttori.


Nel 2010, il piano finanziario del consorzio prevedeva di guadagnare 9,3 milioni di franchi dalla costruzione del Lac. Un’ipotesi di profitto ben presto sfumata. Tre anni dopo, Comsa valuta a 15,5 milioni di franchi la perdita subita nella costruzione del Lac. Una perdita che «sarebbe potuta essere ancora maggiore se la Città di Lugano non avesse perlomeno riconosciuto quasi 8 milioni di maggiori costi sopportati da Comsa» annotano i legali degli iberici nella vertenza contro i proprietari dell’ex Edim legata allo scioglimento del consorzio.

Scrivono i legali di Comsa nella vertenza dello scorso anno: «Una volta ricevuto l’appalto del Lac, Comsa venne a conoscenza del fatto che Edim Suisse non navigava in buone acque e non aveva una reputazione per così dire “irreprensibile”». Per questo,  dopo qualche mese dall’inizio del cantiere al Lac, l’impresa iberica convince Edim a cederle la sua quota del 30 per cento del Consorzio in cambio di una parte dell’ipotetico profitto previsto sul cantiere luganese.


Nel pieno del fallimento Edim, quel pegno passerà di ditta ma non di mano. Infatti, durante la moratoria fallimentare, il credito verso Comsa viene ceduto a Pramafin, una ditta il cui azionista di maggioranza è lo stesso di Edim, cioè l’ex presidente della Tilo Sa Michele Molina.
Così, quei milioni promessi da Comsa sui profitti dal Lac sono usciti dalla massa fallimentare con cui si sarebbe dovuto pagare almeno in parte i creditori di Edim.


Un passaggio di credito su cui l’allora commissario del fallimento e il Procuratore generale John Noseda non trovarono nulla da dire. Quest’ultimo infatti emanò un decreto di non luogo a procedere al termine di una breve inchiesta sul fallimento Edim, partita da una segnalazione dei creditori.


Molina, attraverso la Pramafin, continua a rivendicare da Comsa i soldi promessi a Edim per il divorzio. Soldi che invece Comsa si rifiuta di versare, visto che l’ipotetico guadagno dalla costruzione del Lac si è trasformato una perdita milionaria secca. A conti fatti, il costo totale effettivo del Lac è di 151,5 milioni di franchi, 23,5 milioni in più di quanto prevedeva l’offerta di appalto di 128 milioni con cui Comsa aveva vinto. Di 15,5 milioni si è fatta carico la Comsa, 8 milioni la città.

Pubblicato il 

10.09.15..

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