Questo era il titolo di un libro che alcuni studiosi ticinesi avevano pubblicato ancora negli anni 90 per localizzare i problemi di fine vita in un mondo sempre più medicalizzato. Mi permetto di riprenderlo per caratterizzare l'ultimo pezzo che mando ad area visto che quest'ultima a fine dicembre cambierà formula e specificità. Mi farò vivo comunque ancora sul mensile che ne prenderà in un certo qual modo la successione a partire da gennaio.
Non è mia intenzione versare lacrime in pubblico ed ancora meno intonare lamentazioni per il cambiamento avvenuto all'interno della stampa della sinistra ticinese. Lo possono fare meglio di me coloro che conoscono le contingenze in cui devono vivere oggi i mezzi di comunicazione.
Rimane comunque l'esigenza di comunicare le riflessioni che si fanno nell'area politica (la parola continua ad avere senso) di coloro che ritengono che le società postindustriali siano ingiuste e che debbano cercare di diventare un po' meno inique se vogliono essere davvero luoghi di libertà. Libertà, uguaglianza ed equità non sono valori sostanzialmente contrastanti, anche se in concreto talvolta possono entrare in conflitto tra loro. È compito giustamente della politica articolarli in modo che si possano davvero completare a vicenda invece di concorrenziarsi in maniera distruttiva.
Area finisce come strumento di comunicazione di partito, ma la causa che ha sostenuto non può uscire pure di scena. Essa dovrà essere difesa con altri strumenti di comunicazione, come il mensile previsto, ed attraverso altri canali forse meno dispendiosi ma ugualmente efficaci. Pur non volendo passare per un discepolo acritico di internet penso che si potrà usare in maniera non monetaria di questo strumento per meglio scambiare tra coloro che si affidavano al settimanale cartaceo.
Ma che fare con coloro che non tengono facilmente in mano la penna o la tastiera del computer? Purtroppo non ho nulla da proporre, salvo proporre uno scambio aperto e franco tra tutti noi su questo problema. Spero di ritrovarmi presto in buona compagnia, con tutti coloro che hanno dato le loro forze e la loro creatività ad area secondo la "vecchia formula", su un altro supporto o su altri supporti, poco importa se di carta o meno, ma comunque tutti tesi ad una migliore comunicazione all'interno della sinistra ed in tutta la società che ci circonda.
Non escludo scoramenti e piccole "disperazioni" da parte di alcuni. Ma se sapremo darci le ragioni profonde del nostro impegno sociopolitico allora troveremo anche le vie mediatiche per comunicarle in maniera efficace, anche se su mezzi diversi. Niente addii dunque, bensì un "a presto" a tutte e tutti.

Pubblicato il 

12.12.08..

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