Italia

Solo su un punto le anime del centro-sinistra sembrano convergere: la preoccupazione per il risorgente protagonismo fascista. A Ostia dove Casa Pound e mafie controllano il territorio, come a Como dove i volontari dell’accoglienza verso i migranti sono aggrediti da Forza Nuova, o a Forlì dove si bastona il segretario Fiom, al cimitero milanese dei gerarchi o a Predappio con tanto di saluto romano. O con fumogeni e grida minacciose nel cortile dell’Espresso e di Repubblica. Così, miracolo di un tardivamente ritrovato antifascismo, le bandiere del Pd e di Liberi e uguali si sono mescolate con quelle di Cgil, Arci e società civile. E, naturalmente, dell’Anpi, quell’Anpi contro cui si era scatenato Renzi ai tempi del referendum, per fortuna perso dal Pd, contro la Costituzione nata dalla Resistenza. A Como il ministro della giustizia Orlando portava al collo il fazzoletto tricolore dell’Associazione partigiani. Meglio così, non è mai troppo tardi.


Ma l’antifascismo di Renzi e Gentiloni si scioglie nelle acque del Mediterraneo con il muscolare ministro Minniti in perenne viaggio tra le coste libiche e le dune del deserto per distribuire soldi a improbabili governi e a concretissime tribù, a condizione che fermino i migranti, si tengano i disperati o li lascino affogare, ne facciano quel che vogliono pur di toglierli dai nostri occhi. Così si aiutano i migranti a crepare, farsi torturare, violentare e deportare. A casa loro. Non basta: a parole favorevole a una legge di civiltà per il primato dello Ius soli sullo Ius sanguinis, il governo l’ha messa in fondo all’agenda di un Parlamento che sarà sciolto tra Natale e la Befana. E Salvini, che ha raccolto avanzi di fascismo da Alemanno a Storace, rivendica il primato della lotta allo straniero. Intanto il pontiere Pisapia ha gettato la spugna, rinunciando a guidare una lista civetta pro Renzi.


La novità benvenuta è il battesimo del nuovo partito di centrosinistra nato dalla fusione tra i fuoriusciti dal Pd (Mdp, Speranza centravanti, Bersani e D’Alema ali), Sinistra italiana (ex Sel, guidata da Fratoianni) e Possibile (Civati). L’atto di nascita di Liberi e uguali è stato benedetto da 5.000 militanti – presenti la segretaria Cgil Camusso, la presidente dell’Arci e il capo di Banca etica – che hanno incoronato candidato premier Pietro Grasso, presidente del Senato, magistrato e “ragazzo di sinistra”. Quattro uomini al comando e due nel governo ombra. Ma ecco profilarsi in fondo al tunnel la sil­houette di Laura Boldrini, presidente della Camera ed ex braccio destro di Pisapia. Difficile per lei, cresciuta negli organismi internazionali di sostegno ai migranti, accettare la dissoluzione dello Ius soli.


Liberi e uguali, la cui vita nell’utero della sinistra si è iniziata con la sconfitta di Renzi al referendum di un anno fa, contesta i fondamentali dei governi Renzi e Gentiloni: liberismo e precarizzazione del lavoro, politiche dell’accoglienza, legge elettorale, alleanze presenti (Alfano) e future (Berlusconi) con la destra. Va detto che buona parte di Leu che oggi vuole ripristinare l’articolo 18 e modificare la legge Fornero, aveva votato a favore. Anche per loro vale quanto detto per il ritrovato antifascismo renziano: non è mai troppo tardi.


Peccato che il nuovo partito abbia alzato un muro nei confronti della sinistra sociale coagulata intorno alla proposta di Montanari e Falcone di costruire un nuovo soggetto a partire dalla base, dalle pratiche solidali nei territori, dai contenuti e non dagli apparati e dai candidati premier. I due promotori hanno dichiarato dissolta quell’esperienza, schiacciata tra Mdp e Prc. Non è escluso che Rifondazione comunista e gruppi di base presentino un’altra lista a sinistra del Pd, per non parlare dei micropartiti comunisti ospiti fissi di ogni elezione.

Pubblicato il 

19.12.17..
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