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storia di classe

La legalità non è giustizia

di

Pablo Guscetti

Per noi come movimento democratico, la lezione della nostra storia è molto chiara. È quella dei popoli dell’Europa imparata durante il turbolento decennio degli anni ’30, quando il fascismo iniziò il suo assalto verso la democrazia lanciando una violenta offensiva contro i comunisti. (...) I teologi della Chiesa tedesca capirono questi processi molto bene quando dissero che la Chiesa cristiana non aveva fatto nulla quando i nazisti attaccarono i comunisti. E nuovamente la Chiesa non fece nulla quando i nazisti volsero le loro brutali attenzioni verso i socialisti. E quando i nazisti si rivolsero verso gli uomini cristiani e le donne di tale coscienza, la Chiesa scoprì che non vi era più nessuno a difenderla.
Nelson Mandela, discorso per il rilancio del partito comunista 29.6.1990

È difficile difendersi da accuse false come lo è svegliare una persona che finge di dormire. In India abbiamo imparato che fare affidamento sulle soluzioni legali è un proposito rischioso. In ogni caso dove e quando le Corti hanno messo i bastoni fra le ruote al fascismo?
Arundhati Roy, 31.1.2021

Nel febbraio del 1985 la squallida e sovraffollata prigione di Pollsmoor in Sudafrica ospita i detenuti più sovversivi e pericolosi del paese. Il più famoso fra di loro, Nelson Mandela, la descrisse come «una tenda blu che i prigionieri chiamano cielo». Mandela avrebbe continuato a vedere una tenda al posto del cielo, perché la proposta fattagli quell’anno dal governo di Pretoria non era accettabile: la libertà condizionata in cambio della rinuncia alla lotta armata da parte dell’Umkhonto we Sizwe (MK).
L’MK era stato fondato 25 anni prima dallo stesso Mandela e dal segretario del partito comunista Joe Slovo in seguito al massacro di Sharpeville, quando la polizia aprì il fuoco sulla folla pacifica che protestava per la fine dell’apartheid facendo 70 vittime.


L’11 febbraio del 1990, dopo 27 anni passati dietro le sbarre, Mandela uscirà dal carcere a testa alta e da uomo libero, con l’obiettivo dichiarato di rendere il Sudafrica «un paese unito, democratico, antirazzista e antisessista». La nuova congiuntura permetteva di discutere apertamente della fine della lotta armata, ma il regime avrebbe dovuto abbandonare la sua “isteria anticomunista” e liquidare le istituzioni dell’apartheid. Perché l’apartheid era legale, così come Mandela (per gli Usa), restò formalmente iscritto sulla lista dei terroristi fino al 2008.


Quando un sistema è marcio, la legalità non ha nulla a che vedere con la giustizia. Ce lo ha ricordato di recente Arundhati Roy, intervenendo contro il sistema delle caste e del gran capitale in India, esprimendosi in favore delle masse contadine che da più di due mesi sono accampate fuori Delhi per protestare contro le distruttive misure di liberalizzazione del mercato agricolo. Roy si è espressa in favore della liberazione di dozzine di prigionieri politici, «imprigionati con accuse ridicole grazie a draconiane misure anti-terroristiche».


L’8 febbraio 2021 il rapper comunista catalano Pablo Hasél avrebbe dovuto presentarsi spontaneamente in carcere per “apologia di terrorismo e insulto alla corona”, diventando il primo artista in Europa detenuto a causa dei testi delle sue canzoni. Hasél e tanti altri come lui stanno però cercando di svegliare coloro che fingono di dormire, e in nome della giustizia non si è presentato all’appuntamento con la legalità.

Pubblicato

Giovedì 11 Febbraio 2021

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