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fiscalità

La caramella fiscale di Gucci

di

Francesco Bonsaver

L’indotto fiscale è la caramella che ingolosisce le autorità sull’arrivo di queste imprese. Se si vuole, è la contropartita monetaria ai disagi arrecati al territorio. Al traffico generato, al terreno “mangiato” dagli enormi capannoni logistici, al lavoro mal retribuito e creatore di basso valore aggiunto, sono svantaggi su cui si preferisce soprassedere volgendo lo sguardo verso il vil denaro. Grazie al quale, l’autorità comunale può vantare ai cittadini di aver ridotto il moltiplicatore d’imposta e garantito dei buoni servizi pubblici. Nel caso della Luxury Goods International (Lgi), la caramella è particolarmente succosa.

 

Da nostre ricerche, abbiamo appurato che sono svariati i milioni incassati dai comuni interessati, al pari del Cantone e della Confederazione. Il solo comune di Cadempino incassa dalla Luxury Goods  International tra i sette e nove milioni di franchi ogni anno. Ecco spiegato il 53 per cento di moltiplicatore del piccolo comune della periferia luganese. Non a caso, Cadempino proporzionalmente è il maggiore dei contribuenti al fondo di perequazione cantonale, il sistema di ripartizione della ricchezza tra comuni poveri e ricchi. Dei 12 milioni incassati nel 2013 da Cadempino dall’insieme delle imprese presenti sul suo territorio, al fondo perequazione il comune ne versa circa quasi lo stesso importo incassato dalla Lgi.


Gli altri comuni beneficiari della manna fiscale della ex Gucci sono Stabio, Bioggio e ora si aggiunge anche Sant’Antonino con il nuovo stabilimento operativo da marzo. E poiché la sede della Lgi di Cadempino sfora su una parcella di terreno di Vezia, quest’ultimo incassa oltre un milione di franchi d’imposte dal gruppo della moda.


Sebbene Cadempino sia di gran lunga il maggiore beneficiario, le imposte comunali sono suddivise tra i comuni dove il gruppo è presente, secondo una chiave di riparto definita da vari criteri. Il riparto ha consentito a Sant’Antonino, una volta avuta la certezza dell’arrivo della Lgi, di ridurre negli ultimi quattro anni il moltiplicatore d’imposta dal l’80 al 65 per cento odierno.


Una riduzione quasi imposta. Per convincere la Lgi a insediarsi sul suolo comunale, dovevano garantirle imposte leggere attraverso un moltiplicatore d’imposta comunale basso. Una soluzione dal duplice effetto positivo per il municipio guidato dal sindaco Christian Vitta. Le tasse si possono abbassare perché la chiave di riparto garantisce l’arrivo di fondi ingenti nelle casse comunali e al tempo stesso i residenti si vedono ridurre l’onere fiscale, seppur solo di qualche centinaio di franchi per la classe media. Va specificato che in questo caso gli introiti fiscali comunali sarebbero cresciuti notevolmente non solo grazie ai prelievi sui salari dei lavoratori frontalieri tramite l’imposta alla fonte (come invece capita sovente in altre realtà), ma pure dalla persona giuridica azienda grazie al riparto tra i comuni interessati.

 
Il Cantone invece incassa, da nostre stime, una ventina di milioni dalle attività della Luxury Goods in Ticino, imposte alla fonte dei dipendenti comprese. La Confederazione invece riceve qualche milione in più del Cantone. In totale dunque, la Luxury Good International versa imposte per una cinquantina di milioni di franchi ogni anno.


È tanto? È poco? Certo, la cifra impressiona, ma in realtà è ben poca cosa rispetto a quanto dovrebbe pagare in un regime normale di tassazione. Se sottoposta alla tassazione ordinaria delle imprese svizzere, il 20%, di milioni di imposte ne pagherebbe il doppio. Di più se fosse nella gran parte dei paesi europei. Al pari dei comuni e cantoni, anche la Confederazione stende tappeti rossi a queste imprese. In Ticino, la Lgi beneficia dello statuto di “società principale”. In sintesi, la Lgi paga le imposte sugli utili realizzati dal gruppo in tutto il mondo a un tasso estremamente favorevole in Svizzera, evitando di pagarle nei paesi dove li realizza.

 

Per rispondere alla domanda se paga poco o molto d’imposte, bisognerebbe conoscere gli utili globali della Lgi che vengono tassati in Svizzera. Domanda la cui risposta è destinata a rimanere incompleta. Dal registro di commercio del Lussemburgo, dove è registrata la Kering, proprietaria al 100 per cento della Lgi di Cadempino, si sa che l’utile del 2010 (ultimo dato disponibile) ammonta a oltre 570 milioni di franchi.


La cifra esatta della tassazione a cui la ex Gucci è sottoposta è un segreto di Stato. Stando a esperti consultati si suppone ruoti attorno al 7-10 per cento. Secondo l’Amministrazione federale delle contribuzioni, nel paese sarebbero 130 le imprese estere beneficiarie di questi sconti, di cui una dozzina in Ticino. Sconti fiscali non destinati a durare a lungo, almeno nella forma odierna. È la famosa Riforma fiscale delle imprese, sottoposta dal Consiglio Federale in consultazione a settembre, che fa tremare i polsi ai ministri delle finanze cantonali e federali. Una riforma imposta dall’Unione europea alla Svizzera al fine di evitare la discriminazione fiscale tra imprese svizzere ed estere, che favorisce nei fatti il trasferimento in Svizzera di multinazionali per convenienza fiscale.
Il risultato finale della Riforma delle imprese è ancora molto incerto, vista l’alta posta in gioco per le entrate fiscali delle casse pubbliche. Semplificando, la soluzione ora proposta dal governo mira a ridurre il tasso per le imprese svizzere e alzare quello delle estere, lasciando però un ulteriore margine di manovra ai cantoni. Secondo gli esperti del ramo, se si dovesse superare il tasso d’imposizione del 12 per cento, considerata la soglia massima accettabile per questi gruppi, questi potrebbero trasferire la sede principale in altri lidi per goderne i vantaggi fiscali. Ma, precisano gli analisti, la scelta di rimanere in Svizzera è dettata da molti fattori, non solo fiscali.


In definitiva, sul futuro della Lgi in Ticino pesa l’incognita della Riforma fiscale delle imprese. Se dovesse partire, ci resteranno i capannoni vuoti senza i soldi al fisco. Valutare se il prezzo dei danni ambientali e sociali pagato per quei milioni valga il santo, è un giudizio che spetta ai lettori e a chi di loro può eleggere quegli amministratori.

Pubblicato

Giovedì 6 Novembre 2014

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