Signor consigliere federale Moritz Leuenberger, è un caso che Lei abbia deciso di lasciare il governo proprio in coincidenza con la caduta dell'ultimo diaframma della galleria di base del Gottardo?
La caduta dell'ultimo diaframma è stato uno dei motivi, ma non l'unico, del mio ritiro dalla carica di Consigliere federale. Il completamento di questa grande opera mi permette di guardare con grande soddisfazione a un importante traguardo politico raggiunto dalla Svizzera.
A chi rivolgerebbe il suo ringraziamento più grande per il raggiungimento di questo traguardo?
Alle cittadine e ai cittadini svizzeri, che hanno approvato il progetto delle Nuove trasversali ferroviarie alpine (Ntfa) con la nuova galleria di base del San Gottardo, la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (Ttpcp), il Fondo per i trasporti pubblici e gli accordi bilaterali con l'Unione europea.
Tra poche settimane la responsabilità governativa in materia di trasporti passerà alla consigliera federale Leuthard, da cui le organizzazioni economiche e le lobby della strada pretendono maggiore attenzione alla mobilità privata e dunque più investimenti nelle infrastrutture stradali rispetto alla Sua gestione. È una prospettiva che la preoccupa? Ritiene che la realizzazione di Alptransit costituisca in qualche modo una garanzia che la promozione del trasporto pubblico rimanga una priorità anche in futuro per la Svizzera? Quella da lei tracciata in quindici anni di governo è insomma una via senza ritorno?
Non ci sarà un cambiamento radicale poiché, in un processo di democrazia diretta, è il popolo a definire la politica dei trasporti. I Cantoni sono fortemente rappresentati in Parlamento. Ovviamente nel corso dei decenni il pendolo della politica oscilla costantemente da una parte all'altra.  
Ritiene che l'apertura della galleria di base ponga definitivamente fine al dibattito sul raddoppio della galleria autostradale?
No, le discussioni continueranno. Bisogna comunque fare una distinzione tra due tubi unidirezionali, che non comportano un aumento delle capacità, e una seconda galleria bidirezionale. La realizzazione di quest'ultima è vietata dalla Costituzione in quanto implicherebbe un aumento delle capacità stradali attraverso le Alpi.  
Con la realizzazione delle nuove trasversali alpine interamente a proprie spese, la Svizzera compie un atto di grande generosità e apertura verso l'Europa, che può apparire in contraddizione con molte altre decisioni prese dal popolo quando in gioco vi sono le relazioni internazionali. Come si spiega questo "filo-europeismo" in materia di trasporti, che il popolo a più riprese ha confermato in votazione popolare?
La Svizzera è sempre stata solidale nei confronti dell'Europa. Si pensi per esempio all'approvazione dell'estensione degli accordi bilaterali ai Paesi dell'Europa dell'Est. Costruendo la galleria ferroviaria più lunga del mondo, il nostro Paese ha avuto il coraggio di realizzare un'opera pionieristica anche nel settore dei trasporti. Non dimentichiamo però che l'Ue, attraverso la Ttpcp, partecipa al finanziamento del tunnel.
In che misura la realizzazione di quest'opera ha determinato e determinerà la politica europea in materia di trasporti, in particolare sul fronte del trasferimento del traffico su rotaia? Gli sforzi della Svizzera sono adeguatamente sostenuti dall'Unione europea e in particolare dall'Italia, dove sembra non muoversi nulla per garantire uno sbocco a sud di Alptransit?
Siamo legati sia all'Italia che alla Germania da una convenzione. Sono certo che l'Italia la rispetterà; in ogni caso non mi sono giunti segnali contrari.  
La galleria di base del San Gottardo avvicinerà di più gli svizzero-tedeschi alla casa di vacanza in Ticino oppure i ticinesi a un eventuale posto di lavoro oltre Gottardo?
La tratta Bellinzona-Lucerna si accorcerà e potrà essere percorsa quotidianamente dai pendolari. Ciò avrà ripercussioni enormi in termini di scelta del posto di lavoro e del luogo di domicilio, sia al di qua che al di là del San Gottardo. Del resto, questi effetti si notano già nel caso del Lötschberg. Da quando è stata aperta la galleria, molti vallesani sono tornati a vivere nel loro Cantone e si recano a Berna soltanto per lavorare.  
A differenza degli operai che negli anni Settanta realizzarono la galleria autostradale, quelli dell'Alptransit non hanno allacciato alcun legame con il territorio ticinese (la cui economia non ha praticamente tratto alcun beneficio dalla loro presenza) e praticamente nessuno si è integrato nel nostro tessuto sociale. Quale riflessioni le suggerisce questa constatazione?
Anche questa è una conseguenza della crescente mobilità; nel tempo libero, i minatori possono tornare dalle proprie famiglie, ed è bene che sia così. Ma non è affatto vero che la costruzione della galleria non abbia portato alcun beneficio economico alla regione. Le mense dei cantieri, ad esempio, vengono gestite e rifornite da esercenti locali e le ditte di trasporto del posto hanno ottenuto numerose commesse. La Ntfa ha quindi creato e permesso di mantenere molti posti di lavoro.
Durante i lavori di realizzazione della galleria autostradale morirono 19 operai. Finora sui cantieri Alptransit si sono registrati nove incidenti mortali, l'ultimo proprio pochi giorni fa a Sigirino. Si tratta di un bilancio che rientrava nelle previsioni?
Sono ovviamente contento che quest'opera, le cui dimensioni sono di gran lunga maggiori rispetto a quelle della galleria autostradale, abbia causato molte meno vittime. Tuttavia, ogni vita umana persa è fonte di grande dolore. Vorrei però sottolineare che il numero degli incidenti sui cantieri di Alptransit in proporzione è inferiore a quello che si registra su tutti gli altri tipi di cantiere.  Alptransit ha compiuto sforzi enormi per garantire la sicurezza degli addetti ai lavori; gli operai, ad esempio, seguono regolari corsi di sensibilizzazione alla sicurezza e di pronto soccorso. Si è inoltre data molta importanza alla formazione del personale di soccorso e alle misure di protezione del cantiere.

Pubblicato il 

08.10.10..

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