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La mano invisibile

L’economia che mangia sé stessa

di

Silvano Toppi

Parliamo di soldi, in maniera forse particolare, in due tempi diversi, esemplificando. Tempi che potrebbero essere: avidità di denaro, denaro gratuito e risparmio estorto.


A una banca zurighese, che ha sede anche in via Nassa, sono calati gli utili di un terzo. Utili che sono stati comunque di quasi mezzo miliardo di franchi. Lancia quindi un programma di risparmio. Il metodo è scontato: taglierà ancora trecento posti di lavoro (dopo averne già tagliati  140 durante l’anno). Due altri sono però i fatti su cui puntare l’attenzione.


Il primo è descritto nel comunicato ufficiale. La contrazione dell’utile è imputabile a un elevato accantonamento per un contenzioso legale in Germania e per una correzione di valore legata all’acquisizione di una filiale “problematica” in Italia. Dunque, con nostre parole: all’avida frenesia espansionistica e conquista di territori e risparmiatori “europei”, venduta come “presenza dove c’è opportunità di crescita”; strategia di eliminazione della concorrenza; incapacità amministrativa; obnubilata conoscenza del mercato e delle leggi (v. Germania). Protagonisti, quindi, il cosiddetto “management”, teso al massimo profitto; l’ammaliato consiglio di amministrazione, volto alla “performance” e alla benevolenza degli azionisti. Sicuri che il sistema può rischiare e riversare eventuali conseguenze  negative sugli impotenti impiegati. Ciò che si traduce, ma non lo si dice mai, nella dittatura  del capitale in... democrazia, la quale trova raramente sfogo nel potere giudiziario.


L’altro fatto rilevabile è che sono santificati gli azionisti; il loro dividendo “rimarrà invariato” (dopo aumenti cospicui per cinque anni consecutivi). Questo è un altro dogma del sistema. Che manda a monte lo sbandierato “stakeholder” da parte dei ravveduti padroni di Davos. Cioè, quella sorta di pentimento e di democratizzazione che vorrebbe far partecipi tutti i portatori di interesse che ruotano attorno a un’impresa (compresi i lavoratori). Siamo invece sempre maledettamente ancorati allo “shareholder”: chi possiede il capitale o quote di capitale va sempre privilegiato e premiato. Addizione, in questo caso, mai sottrazione.


Le politiche monetarie ultraespansive hanno azzerato i tassi di interesse. Sono cinque anni che anche in Svizzera si marcia a tassi di interesse negativi. La giustificazione è quella di far  crescere l’economia o calmare il franco. Ci sono però effetti devastanti maggiori: per la speculazione finanziaria che si attizza, per la bolla immobiliare che esplode,  per il risparmio punito (si dà ormai più alla banca in commissioni di quello che si riceve, anche se la banca... fa lavorare il vostro franco). È emerso in questi giorni un paradosso fragoroso. Una delle maggiori imprese del lusso (Lvmh, dell’ultramiliardario francese Arnault, cifra d’affari 54 miliardi, 7 miliardi di profitti) si compera la famosa gioielleria americana Tiffany. Gli occorrono 9,3 miliardi di euro. Questo enorme prestito sinora mai consentito nella zona euro costerà al miliardario Arnault lo 0,05 per cento annuo.

 

Benvenuto, quindi, nel mondo del denaro gratuito. Non si presta ai ricchi, si dona. Con una vittima certa: il risparmiatore, per il suo risparmio così estorto da banche nazionali e banche private. Ma questa economia irrazionale e pazza non sta mangiando sé stessa e distruggendo anche il capitale? Alcuni capitalisti stanno chiedendoselo. O forse siamo a Marx: “La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”.

Pubblicato

Giovedì 13 Febbraio 2020

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