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Sciopero femminista

Il padronato abbaia ma non morde

di

Veronica Galster

Nonostante i molti tentativi di delegittimare lo sciopero delle donne del prossimo 14 giugno, le cose cominciano a muoversi e fino ad ora non ci sono state vere e proprie minacce di ritorsione o segnali di chiusura totale da parte dei datori di lavoro. Ne abbiamo discusso con alcuni sindacati che stanno affiancando le lavoratrici nel percorso di preparazione alla giornata.

 

Industria e negozi
Per il momento il grosso del lavoro sindacale in vista del 14 giugno si è concentrato sulla campagna di mobilitazione e sul cercare di capire quale sia la disponibilità dei datori di lavoro rispetto alla partecipazione delle dipendenti, cominciando ad intavolare un discorso per trovare dei compromessi dove necessario, come spiega Giangiorgio Gargantini di Unia: «Finora abbiamo ricevuto da parte di alcune direzioni delle comunicazioni precise ai dipendenti, ad esempio in alcuni negozi ai gerenti è stato raccomandato di concedere la libertà di sciopero, così come in alcune industrie dove abbiamo avuto discussioni simili. In generale abbiamo un ok di massima da parte dei datori di lavoro e non abbiamo incontrato situazioni di chiusura totale o minacce di ritorsione, anche se ci hanno spesso imposto la clausola che l’operatività non dovrà azzerarsi».
Ora inizia la fase più delicata, cioè discutere su cosa intenderanno fare concretamente le lavoratrici il 14 giugno e trovare dei compromessi con i datori di lavoro: ad esempio da parte di alcuni sono arrivati dei chiari no anche per quanto riguarda indossare spille o altri gadget in sostegno allo sciopero, mentre in altre realtà saranno concessi, si tratta spesso di direttive decise a livello nazionale dalle varie aziende. «In questa fase stiamo discutendo con le lavoratrici sulle questioni operative, un tipo di discorso può essere quello di dire siamo in quattro, due partecipano allo sciopero e due assicurano il lavoro in azienda. Se poi ci sono dei colleghi uomini, la direzione che spesso si prende è quella in cui gli uomini si mettono a disposizione per coprire i turni, lasciando le colleghe libere di partecipare alla giornata», spiega Gargantini.

 

La Posta
In una grande azienda presente a livello nazionale come La Posta, il discorso della partecipazione allo sciopero per le dipendenti riveste sicuramente una grande importanza: «È stato concordato a livello nazionale che tutti i dipendenti potranno indossare la spilla, un adesivo o il foulard dello sciopero sul posto di lavoro, inoltre tutte le collaboratrici e i collaboratori potranno partecipare alle manifestazioni, possibilmente pianificando per tempo la propria assenza in modo da garantire l’esercizio. La partecipazione alla giornata sarà considerata come tempo libero, e quindi non retribuita, ma l’azienda garantisce la possibilità di partecipazione», spiega Marco Forte del sindacato dei media e della comunicazione syndicom. Infatti, nel comunicato ufficiale in merito allo sciopero delle donne del 14 giugno La Posta scrive che «in caso di assenze senza preavviso non saranno prese misure disciplinari».
A livello regionale sono pure stati raggiunti accordi con La Posta, ad esempio per quanto riguarda gli uffici principali di recapito di Noranco, Genestrerio, Arbedo e Locarno e in tutti gli uffici dove le postine ne faranno richiesta, tra le 6.30 e le 8 sarà possibile interrompere l’attività lavorativa per qualche minuto e fare foto o video da inviare al numero WhatsApp prestabilito per dimostrare il proprio sostegno alla giornata. Inoltre, nei principali uffici postali, alle 11 si interromperà il lavoro per alcuni minuti, con lo scopo di far partecipare un numero più alto possibile di persone.

 

L’Ente ospedaliero
Restando a livello cantonale, un grosso datore di lavoro è l’Ente ospedaliero (Eoc), che ha pure un’alta percentuale di dipendenti donne (68%), oltre alla responsabilità di garantire un servizio fondamentale alla popolazione. Come si posiziona rispetto alla partecipazione allo sciopero? Lo abbiamo chiesto al sindacato del servizio pubblico Vpod: «L’Eoc ha preso posizione a favore concedendo una pausa supplementare di 15,30 minuti alle dipendenti che quel giorno lavoreranno e permettendo di allestire dei punti di ristoro e di informazione nelle varie sedi», spiega Lorena Gianolli, che prosegue: «L’Ente ha garantito che cercherà di facilitare la partecipazione allo sciopero delle dipendenti e dei dipendenti, ai quali verrà concessa la giornata libera, compatibilmente con le esigenze di servizio».

 

Comuni e Cantone
In generale, anche il sindacato Vpod dice di non aver incontrato grandi resistenze da parte dei datori di lavoro del settore pubblico rispetto allo sciopero, a livello dei principali comuni c’è ad esempio il sostegno di Chiasso, Mendrisio, Lugano e Bellinzona, così come pure da parte del Consiglio di Stato che ha deciso di favorire la partecipazione dei propri dipendenti. Anche molte scuole cantonali e comunali termineranno le lezioni prima del previsto, per permettere a insegnanti e allievi/e di raggiungere Bellinzona per il corteo delle 17. L’Università della Svizzera italiana (Usi) e la Scuola universitaria professionale (Supsi) hanno deciso di spostare gli esami previsti per il 14 giugno, non è invece stato possibile per le scuole professionali, dove la loro organizzazione è più complessa e pianificata con largo anticipo.

 

La Ssr
Non potevamo non chiedere la posizione della Ssr in merito: dalla Rsi ci fanno sapere che, come nelle altre unità aziendali Ssr, anche da loro le collaboratrici e i collaboratori sono liberi di partecipare allo sciopero, purché lo facciano nel proprio tempo libero per non creare contraccolpi nell’offerta al pubblico. Per favorire, nel limite del possibile, la partecipazione alle manifestazioni, la Ssr ha chiesto che venerdì 14 giugno vengano fissate, in tutte le sue sedi, solo le riunioni strettamente necessarie.

 

Fare dei pronostici su quello che succederà il 14 giugno è difficile, come nel 1991 ci lasceremo sorprendere, ma le premesse sembrano buone: nonostante i tentativi di delegittimare lo sciopero, i datori di lavoro si stanno in buona parte dimostrando collaborativi. «Questo non è uno sciopero diretto contro il datore di lavoro, seppure sia direttamente legato al contratto di lavoro e alla situazione di lavoratrice e quindi legittimo ai sensi di legge», spiega ancora Giangiorgio Gargantini di Unia. «Le donne sciopereranno per molteplici motivi e il fatto che le rivendicazioni non siano necessariamente rivolte al proprio datore di lavoro, può essere un elemento che facilita il dialogo tra i due: io lavoratrice voglio partecipare allo sciopero perché rivendico una serie di diritti, ma nel contempo non ti voglio mettere in difficoltà, troviamo quindi un accordo», e questa sembra la direzione che si sta prendendo in buona parte dei casi. «Si tratta di garantire il diritto di sciopero a chi lo desidera e poi, a seconda delle varie realtà e delle differenze oggettive che ci sono, oltre alle scelte che faranno le lavoratrici, di scegliere la modalità che più conviene», conclude Gargantini.


La questione della parità non riguarda però solo le donne, ma è importante anche per gli uomini, sono in molti a sottolinearlo. Per quanto riguarda la giornata di sciopero, i sindacati interpellati sono concordi nel dire che stanno raccogliendo molte adesioni anche da parte dei lavoratori maschi. Sostegno che a livello pratico in molti casi si traduce con il mettersi a disposizione per coprire determinati turni e permettere alle colleghe di partecipare allo sciopero, assicurando l’attività minima aziendale.

Pubblicato

Martedì 4 Giugno 2019

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