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L'intervista

«Il Consiglio federale non prese sul serio i rischi associati allo scoppio di una pandemia»

L’ex consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer sollevò la questione già nel 2006, ma non fu ascoltata. E ciò che temeva oggi si sta verificando

di

Federico Franchini

L'amministrazione e il Consiglio federale in passato «non hanno mai preso sul serio» i rischi legati allo scoppio di una pandemia. Anche se l’arrivo di un virus come il Covid-19 era ampiamente preventivabile. Ad affermarlo è l’ex consigliera nazionale socialista Susanne Leutenegger Oberholzer, che già nel 2006 con un atto parlamentare sollecitò il Consiglio federale ad esprimersi sulle conseguenze di una pandemia per l'economia mondiale e svizzera. area l’ha contattata per un commento alle risposte del governo di ieri e di oggi.

 

Signora Leutenegger Oberholzer, cosa la spinse già all’epoca a sollevare la questione?
Già allora era chiaro che le epidemie o le pandemie avrebbero caratterizzato questo XXI secolo. Era anche chiaro che ci si può e ci si deve preparare. Il mondo aveva appena vissuto l'epidemia di Sars ed era evidente, che in una società così globalizzata, una pandemia paragonabile a quella che stiamo vivendo oggi incombeva su di noi. All'epoca, Christoph Blocher, tra gli altri, era in Consiglio federale al fianco di Pascal Couchepin. Nemmeno il Consigliere federale dell'Udc, che oggi sembra saperla lunga, non aveva percepito il pericolo.

 

La risposta del Governo fu soddisfacente?
Purtroppo no. L'amministrazione e il Consiglio federale non presero sul serio l'intera questione. All'epoca non si capirono i rischi associati allo scoppio di una pandemia. Proprio come avvenuto oggi, all'inizio di questa pandemia. Nonostante i piani pandemici, nei fatti ci si è preparati poco o niente. Si sono notati importanti omissioni da parte della Confederazione e di molti Cantoni. E l'impatto economico è stato grottescamente sottovalutato. Questa è la più grande crisi degli ultimi decenni. E cantoni come il Ticino sono stati particolarmente colpiti.

 

Lei aveva sollecitato il Consiglio federale sulle misure concrete da adottare per evitare il crollo economico generato da una pandemia. La risposta fu che il piano pandemico previsto sarebbe stato la risposta adeguata. Oggi si vedono i limiti di questo piano e il fatto che diverse raccomandazioni, come quelle inerenti gli stock di mascherine o disinfettanti, non sono state rispettate. Quali sentimenti prova oggi?
È chiaro che gli errori devono essere affrontati in seguito. Le domande sono molteplici. Chi ha fallito, dove e quando? Perché le 8.000 tonnellate di etanolo sono state semplicemente vendute? Perché nessuno ha allestito depositi di mascherine? Perché le macchine per la produzione di mascherine non sono state acquistate in tempo? Perché la ricerca sui virus corona non è stata accelerata? Perché la sicurezza della catena di approvvigionamento di medicinali, vaccini e attrezzature mediche in Svizzera viene presa alla leggera, come dimostrano le risposte del Consiglio federale a diverse iniziative parlamentari?

 

Come è possibile che il Paese della “Big Pharma” e della chimica si sia trovato così sprovveduto?
Negli ultimi anni, Roche e Novartis non hanno investito un franco nella ricerca su due dei problemi più urgenti. In primo luogo, nella ricerca sui vaccini. E in secondo luogo, nello sviluppo di antibiotici che uccidono tutti i batteri, compresi quelli resistenti. Hanno anche delocalizzato importanti produzioni all'estero. Le multinazionali ovviamente non si preoccupano delle nostre vite, ma solo dei loro profitti. Ecco perché si stanno concentrando sui farmaci antitumorali più redditizi. Questi problemi devono ora essere affrontati dallo Stato, da tutti gli Stati. Il problema è che questi aspetti non sono sotto il controllo dello Stato, per quanto riguarda i settori di rilevanza sistemica per l'assistenza sanitaria del nostro Paese.

 

Non è stata l'unica ad aver allertato il Governo sui rischi di una pandemia negli ultimi anni. Come valuta l'attitudine del Consiglio federale, prima dell'arrivo del Covid-19?
La risposta del Consiglio federale a riguardo della perdita della propria produzione di vaccini è indicativa. Oggi, l'80% dei vaccini proviene dalla Cina. Questo non era il caso ai tempi della Bern Biotech Ag, un'azienda biotecnologica svizzera specializzata nello sviluppo e nella produzione di vaccini. Negli anni Novanta, ogni pochi secondi qualcuno in tutto il mondo veniva vaccinato con un vaccino prodotto da questa società a Thörishaus (Berna). Bern Biotech era famosa in tutto il mondo; ha prodotto vaccini contro il Sars. Gli errori di gestione hanno portato al suo declino. Nel 2006 la Berna Biotech Ag è stata rilevata dalla società olandese Crucell, mentre nel 2011 la Crucell Switzerland Ag è stata rilevata dalla società americana Johnson & Johnson. In risposta all'imminente perdita di produzione a Berna nel 2013, il Consiglio federale ha dichiarato al Consigliere nazionale Joachim Eder (Plr) che rinuncerà a qualsiasi protezione della produzione nazionale. Una tragedia senza eguali.

 

Come valuta la risposta di oggi del Governo al Covid-19, tanto da un punto di vista sanitario che politico?
Gli interventi a tutela dell'economia erano e sono urgentemente necessari. Sono stati effettuati rapidamente. La crisi costerà alla Svizzera tra i 150 e i 250 miliardi di franchi. Chi finanzierà tutto questo? Non ha senso che Confederazione, Cantoni, Comuni e istituzioni sociali si indebitino pesantemente. In tutto il mondo, gli Stati e le banche nazionali stanno lavorando insieme per combattere il crollo economico. In Svizzera, la Banca nazionale - pur disponendo di riserve per 750 miliardi - ha ancora le mani in tasca. Le spese sono a carico della Banca nazionale. I Verdi si stanno muovendo in questa direzione. Purtroppo il Ps non lo ha ancora fatto. Forse c'è bisogno della minaccia di un'iniziativa popolare per dare la sveglia. Non è ancora possibile valutare in modo definitivo le misure in termini di prevenzione sanitaria.

 

Dal punto di vista economico, i suoi timori si sono rivelati reali? Oppure lo scenario attuale è ancora peggiore di quanto si potesse pensare?
È dimostrato che i miei timori erano giustificati e si sono verificati. Ma non ha senso avere ragione. Quello che serve è ora tenere sotto controllo questa crisi in termini di politica sanitaria e di economia tenendo conto degli errori passati.

Pubblicato

Venerdì 1 Maggio 2020

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