L'editoriale
La misura è colma
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Mentre nel paese cresce l’insofferenza verso le ingiustizie sociali, nel Palazzo continua a regnare l’indifferenza, quasi il disprezzo di fronte alle rivendicazioni della popolazione. Succede così che alle oltre 20.000 persone scese in piazza sabato per reclamare la realizzazione della parità salariale tra uomini e donne e la fine di ogni discriminazione, il parlamento risponde con una presa in giro, con una provocazione. Questa è la “leggina” sulla parità dei sessi partorita dal Consiglio nazionale poche ore dopo l’imponente manifestazione (come se ne vedono poche in Svizzera). Una “leggina” che di fatto continua a demandare al mercato e alla buona volontà dei padroni la realizzazione di un principio che è rimasto sulla carta per 37 anni. Né controlli né sanzioni, ma solo qualche timida misura che dovrebbe favorire un «cambiamento di mentalità» nel paese, ha stabilito la maggioranza di destra, spingendosi addirittura a prevedere una durata limitata a 12 anni delle nuove disposizioni. E già questo la dice lunga sulla reale volontà politica predominante: come si fa del resto a cancellare delle norme ancor prima di applicarle e verificarne l’efficacia?

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27.09.18
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L'ultima edizione

27 Settembre 2018
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Ultime rubriche

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Lavoro e dignità
Daniel Lampart, economista capo dell’Unione sindacale svizzera, spiega perché dopo una fase di resistenza sia il momento giusto di avanzare richieste

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I soldi per gli aumenti ci sono

L’economia svizzera viaggia bene, le prospettive future sono buone ed è dunque ora di aumentare i salari in modo generalizzato. Tanto più che da qualche anno gli stipendi sono fermi al palo. Lo scorso anno, gli aumenti sulla carta sono stati “mangiati” dalla crescita dei prezzi, facendo calare seppur di poco il potere d’acquisto dei salariati (-0,1%). Il ragionamento dell’Unione sindacale svizzera (Uss) è lineare, semplice. Per questi motivi ha reso pubblica la richiesta di una crescita generalizzata dei salari del 2-2,5%. Fino ad oggi, non si registra nessuna reazione ufficiale da parte delle associazioni padronali alle rivendicazioni delle organizzazioni dei lavoratori. Ne parliamo con Daniel Lampart, capo economista dell'Uss.

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27.09.18..
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Palazzo & dintorni
Visita guidata nei luoghi della capitale elvetica dove operano i potenti lobbisti attivi in Parlamento: industria dell’alcol, contadini, Migros e molti altri

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Un’avventura partita dieci anni fa, quando i giornalisti del settimanale Der Beobachter Thomas Angeli e Otto Hostettler si chiesero: ma chi sono tutte queste persone che entrano ed escono da Palazzo? All’epoca i “legami di interesse” erano già oggetto di un articolo della Costituzione federale. Eppure c’era solo un registro cartaceo che si poteva su appuntamento consultare. Interessa la trasparenza? Àrmati di carta e penna, trascrivi pure. Da allora molto è cambiato: dal 2011 il sito del Parlamento mette a disposizione le dichiarazioni di attività accessorie in cui la Berna politica sia affaccendata. Aziende, certo, ma anche organizzazioni non governative e sindacati, perché ogni affiliazione si può trasformare in pregiudizio e dice la scienza che ogni tentativo di tenerlo sotto controllo è destinato a fallire. Li chiamano “tunnel cognitivi”: se sono convinto della bontà di un’organizzazione, farò fatica a pensarne male. La faccenda si fa seria se quel soggetto mi fa un favore. È il meccanismo alla base dell’umana consuetudine di scambiare regalie: qualcosa ci spingerà a voler rendere la cortesia.

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27.09.18..
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Uguaglianza
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La manifestazione di Berna del 22 settembre per la parità salariale e contro la discriminazione è stata un grande successo. Accanto alle numerosissime donne, anche di giovanissima età, sono scesi in piazza non pochi uomini. Abbiamo intervistato Nicolas Zogg, esponente di spicco di Männer.ch, unione di organizzazioni svizzere che si occupano di problemi maschili e della paternità, una delle molte sigle che hanno sostenuto la manifestazione nazionale.

 

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27.09.18
Esteri
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Se, come si usa dire in Brasile per tirarsi un po’ su, “Deus é brasileiro” forse, secondo il perfido humor britannico dell’Economist, negli ultimi tempi “era in ferie”. È un fatto che il grande Brasile si trova di fronte a una fase drammatica, la più drammatica dalla fine della dittatura militare (1964-1985). Con cui non ha mai fatto i conti.

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27.09.18
Finanza e diseguaglianza
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Il 15 settembre 2008 l’allora quarta banca d’affari americana, la Lehman Brothers, fallisce sotto il peso di 613 miliardi di dollari di debiti. Gli scatti dei suoi ex dipendenti mentre escono dal lussuoso palazzo di Manhattan con le scatole di cartone diventeranno l’immagine simbolo dello scoppio della bolla dei mutui subprime, uno dei tanti frutti avvelenati della finanza speculativa tanto in voga a inizio secolo. Seguiranno sfratti, licenziamenti, fallimenti, risparmi bruciati e povertà diffusa per milioni di cittadini su scala planetaria. Per scongiurare il crollo del sistema capitalista globale, si susseguono gli interventi dei vari governi coi soldi pubblici. La collera popolare contro il sistema finanziario e i suoi principali responsabili si respira ovunque, i politici promettono sanzioni esemplari e drastiche misure. A soli dieci anni di distanza, di quella rabbia e di quelle promesse, resta un ricordo sbiadito. Per riflettere su quell’avvenimento che pareva destinato a segnare una svolta epocale, vi proponiamo un’intervista a Sergio Rossi, professore di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friborgo, con cui faremo un bilancio della crisi, le sue conseguenze e gli effetti dei correttivi apportati, riflettendo infine su delle possibili prospettive per il futuro.



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12.09.18
Immigrazione & dintorni
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Che il viaggio sarebbe stato duro, lo sapevi. Eppure, non si è mai pronti davvero alla carneficina del vivere. Supplizio crudele: prima, durante e, incredibilmente provante, anche dopo. Adesso. Sei sopravvissuto. Sei in Svizzera. Però ti hanno portato sottoterra. No, non sei morto. Toccati, sei vivo. Non le senti le cimici, che ti mangiano? “Basta! Ciò è indegno per queste persone, ma anche per il nostro paese: chiudete i bunker!”. Lo chiede il neonato collettivo R-Esistiamo, che in Ticino sta sollevando il problema delle fosse di cemento per i richiedenti l’asilo.

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12.09.18
Sanità e giustizia sociale
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Molte donne incinte continuano a vedersi esigere dalle proprie casse malati una partecipazione ai costi illegittima. Infatti, tutte le prestazioni legate alla gravidanza, e tutte le prestazioni generali in caso di malattia a partire dalla tredicesima settimana e sino a otto settimane dopo il parto, devono essere rimborsate. Lo prevede una modifica di legge entrata in vigore nel 2014. Eppure molti assicuratori continuano a inviare alle future mamme fatture che sono le stesse casse a doversi accollare. Malafede? Ignoranza? Diciture errate da parte dei fornitori di prestazioni? Non possiamo dirlo. Quel che è certo è che la confusione è tale che persino il Consiglio federale e l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) hanno ammesso il problema.

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12.09.18
Esteri
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Sono oltre centomila i posti di lavoro a rischio entro l’anno grazie (?) al taglio degli ammortizzatori sociali introdotto dal jobs act. Cassa integrazione e contratti di solidarietà, avverte la segretaria generale Fiom Francesca Re David, si stanno esaurendo e la cassa per cessazione di attività è stata abolita.

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12.09.18
Accordo quadro Svizzera-Ue
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Che senso ha la svolta ideologica dei due consiglieri federali del Plr, Ignazio Cassis e Johann Schneider-Ammann, nel negoziato con l’Unione europea per un accordo quadro istituzionale con la stessa Ue [vedi articolo qui sotto. Quale valore ha la libera circolazione delle persone (Lcp) se con essa i diritti dei lavoratori, invece di essere migliorati e difesi, vengono livellati verso il basso? Ne abbiamo parlato con l’ex co-presidente del sindacato Unia e dell’Unione sindacale svizzera (Uss), Vasco Pedrina, autore di uno studio su libera circolazione delle persone e misure d’accompagnamento.

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05.09.18
Svizzera
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E corre corre corre la locomotiva. Perlomeno quella degli affitti. La Divisione Immobili è ormai la motrice che traina gli affari delle Ferrovie federali svizzere (Ffs). Negli ultimi quindici anni, infatti, l’ex regia federale ha trasformato vecchie aree ferroviarie in uffici e appartamenti che oggi generano ricavi per centinaia di milioni di franchi annui. La strategia immobiliare del gruppo, il cui azionista unico resta la Confederazione, non piace però a tutti: alle lobby dei proprietari, certamente, ma anche a chi considera che le ferrovie, tentate dal profitto, abbiano puntato troppo sull’edilizia ad alto standing anziché su quella sociale.

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30.08.18
La vignetta
© vauro

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