L'editoriale
La storia si ripete
..

di

Quando si sa che una sostanza “probabilmente” provoca il cancro, è giusto consentirne un utilizzo su larga scala in attesa di certezze scientifiche sulla sua nocività? Qualsiasi persona di buon senso risponderebbe evidentemente di no. Le autorità (europee e svizzere), che avrebbero innanzitutto il dovere di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente, dicono invece di sì. È assurdo, ma è così che vanno le cose. Soprattutto quando sono in gioco interessi economici miliardari.
La recente decisione dell’Unione europea (ne parliamo a pagina 9) di prorogare di cinque anni l'autorizzazione per l’utilizzo del glifosato, il principio attivo presente nella maggior parte degli erbicidi sospettato di essere cancerogeno, è un esempio concreto di questa logica perversa. Anziché far prevalere il principio di precauzione e fidarsi dei ricercatori, ci s’inginocchia davanti ai colossi dell’agrochimica come Monsanto, che evidentemente hanno tutto l’interesse a mantenere sul mercato i loro prodotti. Chi se ne frega se sono nocivi!

Leggi l'articolo

Pubblicato il

30.11.17
..

L'ultima edizione

30 Novembre 2017
..

Ultime rubriche

..
.. ..
..
Sanità e lavoro
A Neuchâtel accolto il referendum contro lo smantellamento del Ccl nellla sanità “imposto” da Genolier

di

..

È una vittoria importante quella conquistata dalla sinistra e dai sindacati lo scorso 26 novembre nel Canton Neuchâtel. Il 76% dei votanti ha infatti bocciato la decisione del Gran Consiglio, a maggioranza di destra, che voleva decretare la morte della Cct Santé 21, il Contratto collettivo nel settore sanitario. Un risultato degno di nota, ottenuto in un cantone dove la politica della salute è da anni al centro di un acceso dibattito. Dietro alla volontà della destra di smantellare il Ccl neocastellano, si nasconde infatti l’appetito di Genolier. Un gruppo privato che ha messo in campo tutta la sua forza politica per far valere le sue pretese. Ma questa volta i cittadini hanno detto di no esprimendo attaccamento a delle condizioni di lavoro di qualità.

Leggi l'articolo

Pubblicato il 

30.11.17..
..
..
..
Lavoro e dignità
Lavorare in un ambiente ostile per un salario di 3.200 franchi: il racconto delle ex dipendenti di una stazione di benzina. Una realtà comune in molti distributori ticinesi

di

..

Gli statistici definiscono a rischio di povertà un’economia domestica  quando è incapace di affrontare una spesa imprevista di 2.500 franchi. In Ticino sarebbero una su tre, cioè il 32,6%, il tasso di gran lunga più alto del paese. Di questo gruppo fanno parte le ex e le attuali dipendenti della stazione di servizio di cui vi raccontiamo. Se nel loro caso vi è la particolarità di un ambiente di lavoro pessimo, la difficoltà nel sopravvivere con misere paghe è simile a molte impiegate in altre stazioni di benzina sparse sul territorio.  

Leggi l'articolo

Pubblicato il 

30.11.17..
..
..
..
..
Salute
..

di

Pochi giorni fa l’Unione europea ha deciso di rinnovare per altri cinque anni l’autorizzazione all’impiego del controverso glifosato, potente erbicida alla base di uno dei prodotti di punta della multinazionale Monsanto in agricoltura, il Roundup. «Un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente», protestano in coro le associazioni ambientaliste, che durante il voto di lunedì hanno fatto sentire la loro voce davanti al quartier generale della Commissione europea a Bruxelles.



Pubblicato il

30.11.17
Lavoro e dignità
..

di

La rinascita dello sciopero in Svizzera a partire dall’inizio degli anni 2000, una carrellata delle proteste più significative, l’approccio dal punto di vista sindacale, l’analisi del contesto politico e sociale in cui questo strumento di lotta ha ripreso vigore, i successi, gli insuccessi e le  prospettive future. Questi, in estrema sintesi, i contenuti del libro “Scioperi nel 21° secolo”, in vendita da pochi giorni (edizioni Rotpunktverlag).

Pubblicato il

30.11.17
Lavoro e dignità
..

di

Se c’è un settore in cui il futuro ipertecnologico e informatizzato ha bisogno per affermarsi di far rivivere il peggior passato di sfruttamento, per intenderci quello degli albori del capitalismo, questo si chiama logistica. Dietro il viaggio dei camion che garantiscono la consegna just in time di ogni tipo di merci – tir muniti di centinaia di sensori che registrano persino la velocità di reazione nella frenata dell’autista – c’è il lavoro schiavistico di un esercito di operai e facchini invisibili a chi ordina on line un libro o un regalo di Natale, confinati in nebbiose campagne padane dentro capannoni ricchi di tecnologia e poveri di democrazia e rispetto del lavoro umano. Si tratta di un nuovo proletariato fatto soprattutto di migranti, governati da false cooperative, padroncini spregiudicati e criminalità organizzata che ricevono in appalto da stellate aziende lavoro sporco, per garantire, appunto, la consegna just in time. Funziona così: tu fai un clic sul pc e paghi un paio di scarpe da tennis, l’ordine arriva a destinazione e si inizia una corsa forsennata nel capannone alla ricerca della merce da consegnare addirittura in 24 ore in qualsiasi paese o città.

Pubblicato il

30.11.17
Migrazione
..

di

«Quest’uomo è stato venduto per 700 dinari libici, quest’altro per 1.200 (876 franchi, ndr)»: sono le parole di un migrante che ha filmato la tratta disumana di questi schiavi moderni. Purtroppo non accennano a fermarsi le stragi nel Mediterraneo. 31 migranti sono morti lo scorso sabato nel naufragio di due barconi al largo della costa libica. Secondo le prime ricostruzioni, la guardia costiera libica ha soccorso e salvato 326 migranti (63 donne e 61 bambini) mentre sono 40 i dispersi. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha confermato che sono stati oltre 161.000 i migranti che sono riusciti ad arrivare in Europa solo quest'anno, mentre quasi 3.000 sono scomparsi in mare.


Pubblicato il

30.11.17
Lavoro e dignità
..

di

Chi si aspettava un guizzo di coraggio dal governo cantonale è andato deluso. Al contrario del governo neocastellano, il Dipartimento delle finanze ed economia ticinese ha giocato al ribasso scegliendo indicatori che gli consentissero di fissare il salario minimo tra i 18,75 e i 19,25 franchi l’ora, contro i 20 neocastellani. Secondo il sindacato è un’occasione persa per restituire dignità al lavoro nel territorio locale e consentire l’accesso ai residenti, ma pure a discapito dell’economia regionale. «Finché ci sarà il vantaggio competitivo di accedere a un bacino di forza lavoro per dei salari miserevoli, non si creeranno mai le condizioni quadro affinché l’insieme dell’economia ticinese possa fare un balzo avanti all’altezza delle tendenze dell’economia globale» aveva detto ad area Christian Marazzi, economista e ricercatore sociale di fama mondiale, riferendosi all’introduzione di un salario minimo dignitoso in Ticino.

Pubblicato il

16.11.17
Lavoro e dignità
..

di

Da anni sempre la medesima paga, 15 franchi l’ora. All’annuncio del direttore di aver soppresso l’assicurazione indennità perdita di guadagno in caso di malattia, si ribellano e danno le dimissioni. Abbiamo raccolto le testimonianze di quattro lavoratrici sulla loro esperienza professionale presso la Dipra Sa, e intervistato il titolare che è stato pure denunciato da Unia per aggressione a un funzionario sindacale.

Pubblicato il

16.11.17
Cultura e società
..

di

Latte macchiato, subito e ciao. Si fa un gran parlare della marginalizzazione in Svizzera dell’idioma di Dante con la soppressione di cattedre di italianistica e la crisi dell’associazionismo. E invece, dicono gli studiosi, l’italiano non solo è elemento fondativo dell’identità nazionale, ma è profondamente radicato nel nostro paese, dimostrando una scoppiettante vitalità. La lingua non è relegata in un ghetto, bensì permea la società, come sottolinea la grande manifestazione “Zurigo in italiano”: due mesi interi per parlare e sognare con il bello di questa cultura.
 



Pubblicato il

16.11.17
Esteri
..

di

Chi aveva sperato che l’ennesima sconfitta avrebbe costretto Matteo Renzi a sospendere l’opera di demolizione della sinistra italiana non aveva fatto i conti con il generale del genio guastatori. Renzi va avanti, pur costretto a una finta apertura a sinistra per evitare di sancire l’inessenzialità di quel che resta del Pd dopo che anche il presidente del Senato Grasso gli ha sbattuto la porta in faccia offrendosi in ticket con la presidente della Camera Boldrini come guida di uno schieramento fuori dal Pd. Ma ha subito precisato: guai a rimettere in discussione jobs act, pensioni, politica sui migranti, buona scuola. Insomma, Renzi rivendica tutti i suoi errori e pretende da ipotetici alleati di sinistra che si presentino in ginocchio.


Pubblicato il

16.11.17
La vignetta
© vauro

Abbonarsi alla versione
cartacea di area costa
solo 60 franchi!

..
..
..
..
..
.. ..