Diritti e Lavoro

Martedì 20 novembre a Berna, Zurigo, Ginevra e in altre città del mondo si è svolta la « giornata della memoria transgender » per ricordare le molte vittime dell’odio transfobico. In occasione di questo evento, abbiamo incontrato Domenica Priore, idraulica zurighese di origine italiana, attivista transgender, lesbica e femminista, nonché militante Unia. Domenica Priore, dopo anni di paure, è riuscita a portare a termine con successo la sua transizione, trovando inaspettatamente appoggio in famiglia e sul luogo di lavoro. Ora è diventata un’instancabile e stimata attivista. Il suo caso purtroppo non è la norma e, come dimostra un recente studio finanziato dall’Uss, la discriminazione delle persone trans è un problema grave in Svizzera.

 

Domenica Priore, come ha accolto il suo datore di lavoro la sua scelta di cambiare sesso ?

Dopo ben 34 anni di sofferenze psicologiche e ansie suicide, ho preso coraggio e ho finalmente deciso di fare il coming out, prima a casa e poi sul luogo di lavoro. Per la mia ditta non è stato assolutamente un problema. Se lo avessi saputo in anticipo, avrei fatto coming out molto prima. Sul lavoro ho dovuto soltanto chiarire qualche aspetto pratico, come ad esempio quello legato alla possibilità di cambiarmi in privato la mattina. Il datore di lavoro e i colleghi, persone stupende, mi hanno aiutato anche durante la transizione, durata due anni e avvenuta presso l’ospedale universitario di Zurigo. Un aneddoto divertente: in quel periodo lavoravo al restauro dello stesso ospedale e, dopo la transizione, mi hanno affidato addirittura la direzione del cantiere.

 

In quali ambiti politici e sociali è impegnata?

Prima e durante la transizione ho collaborato alla costituzione del Transgender Network Switzerland (Tgns), di cui sono ancora parte attiva. Dopo la transizione invece mi sono impegnata nell’Organizzazione svizzera delle lesbiche (Los) e dopo due anni sono entrata nel comitato direttivo. Quali sono i suoi rapporti con il movimento sindacale ? Da due anni e mezzo sono entrata nel gruppo Aktivistin.ch, legato in origine a Unia, che si occupa di temi femministi e ho potuto conoscere così il sindacato più da vicino. Mi sono impegnata, inoltre, come membro della Los, per la parità salariale e l’uguaglianza di genere. Durante la manifestazione dello scorso settembre, ho potuto dire la mia, in italiano e in tedesco, come attivista Lgbt, femminista e lavoratrice di fronte a tutta la piazza. Secondo uno studio recente, le persone transgender sono fortemente discriminate sul posto di lavoro.

 

Cosa possono fare i sindacati per far fronte a questa situazione?

Il sindacato deve impegnarsi ancora di più per combattere la discriminazione. Occorre una più forte collaborazione tra le diverse organizzazioni sindacali e le associazioni, come Tgns, Los, Pinkcross, Famiglie arcobaleno, che si occupano specificamente di questioni di genere. Occorre anche una più forte sensibilizzazione della base sindacale su questo tema e, più in generale, sulle questioni che riguardano noi lavoratrici e lavoratori transgender.

 

La Los aderirà allo sciopero delle donne del 14 giugno 2019?

Come Los abbiamo poche risorse ma sicuramente mobiliteremo le nostre donne per contribuire alla riuscita dello sciopero. Non sappiamo ancora nel dettaglio cosa faremo ma siamo nel comitato organizzativo e vogliamo dire la nostra. Lo sciopero è uno strumento poco utilizzato dalle donne svizzere finora, ma molto importante per ottenere diritti e piena uguaglianza. La speranza è quella di ripetere l’esperienza del 1991.

Pubblicato il 

22.11.18..
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