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Elemosina

di

Giuseppe Dunghi
Quando venne fondata, il 3 novembre 1889, si chiamava "Società di Mutuo Soccorso fra gli operai di Ligornetto". Nel 1895, in omaggio alle idee di Spartaco Vela (e per poter incassare un suo lascito di 10.000 franchi), divenne "Società Liberale di Mutuo Soccorso Ligornetto". Un mutamento di nome che poteva passare inosservato, perché in quegli anni il partito liberale era vicino agli ideali di solidarietà fra lavoratori. Però da allora scomparve dalla bandiera la parola "operai". Anche il grande murale realizzato nel 1975 a Cerignola in memoria di Giuseppe Di Vittorio è stato smontato e accatastato nei depositi della nettezza urbana. La storia del movimento operaio nella spazzatura.
  A nessuno piace più essere chiamato bracciante, e nemmeno operaio. Sono termini troppo evocativi, parlano di lotte per il salario, per conquistare diritti, per distribuire diversamente la ricchezza. Fanno tanto Novecento. Meglio altri termini: impiegato, collaboratore, addetto alla logistica, operatore ecologico, giardiniere del paesaggio. E mentre siamo impegnati a parlare in maniera gentile i salari diminuiscono, i diritti vengono aboliti uno dopo l'altro e la distribuzione della ricchezza nel mondo la stanno facendo la delocalizzazione delle imprese e le associazioni caritative.
   Persa la capacità di influire sulle entrate, siamo diventati abili nel ridurre le uscite. Invece di aumentare il nostro salario, facciamo diminuire quello degli altri, poiché non c'è come il consumatore intelligente per esigere ferocemente l'articolo prodotto con il salario più basso. Passiamo le serate a spulciare le pagine delle vendite promozionali e le occasioni favorevoli, giriamo da un supermercato all'altro alla ricerca dei prodotti più a buon mercato, tentiamo la fortuna col gratta e vinci, le tombole, le lotterie, apprezziamo i prezzi scontati, i biglietti omaggio, i viaggi low cost, gli aperitivi offerti, le cene di partito. Non ci preoccupiamo più se il nostro stipendio è alto o basso, se le condizioni di lavoro sono quelle contrattuali, se sul lavoro si rischia la salute, se la pensione sarà sufficiente a passare serenamente la vecchiaia. È proibito pensare a queste cose. Anzi, sono scomparse anche le parole con cui dirle. Siamo diventati i forzati del risparmio a ogni costo e votiamo con entusiasmo i tagli alla spesa pubblica, gli sgravi fiscali e la costruzione di nuovi casinò.
   Abbiamo voluto eliminare il lavoro persino dal linguaggio e ora ci troviamo immersi in un mondo infantile popolato di spezzoni di frasi senza senso come "i valori occidentali", "esportazione della democrazia", "identità territoriale", "più sicurezza", costretti a difendere il segreto bancario dei ricchi e ad accordare esenzioni fiscali ai peggiori filibustieri internazionali per incoraggiarli a stabilirsi da noi. Eppure Spartaco Vela, nel discorso di inaugurazione della bandiera della Società Operaia il 30 dicembre 1889, aveva detto: «Non mai Re nè potenti potranno soffocare  le masse dei lavoratori quando onesti si uniscono onde difendersi l'un l'altro ed aiutarsi nei casi di bisogno, non ricorrendo così ai mezzi di elemosine sempre avvilenti». Più di cento anni dopo queste parole, per aver rinunciato a vivere di lavoro ci siamo ridotti a vivere di elemosina.

Pubblicato

Venerdì 28 Gennaio 2011

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