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Il fenomeno del multimpiego

Costrette a farsi in quattro

Un'analisi statistica sui lavoratori multiattivi in Svizzera

di

Veronica Galster

Donna, di nazionalità svizzera, con più di 40 anni e figli sotto i 15 anni, un titolo di studio universitario e con un’attività principale come salariata. Questo è l’identikit del lavoratore multiattivo medio in Svizzera, una realtà professionale in crescita in un mondo del lavoro sempre più flessibile.

Secondo i dati dell’Ufficio federale di Statistica (Ust) in Svizzera nel 2017 un lavoratore su 13 aveva più di un’attività professionale, tra loro le donne erano proporzionalmente quasi il doppio degli uomini. Già all’inizio degli anni Novanta la parte di donne multiattive era più elevata di quella degli uomini e la differenza tra i generi è andata crescendo, passando dall’1,6 per cento nel 1991 al 4,5 per cento nel 2017. Come si può spiegare la grande presenza di donne tra coloro che hanno più di un lavoro? «Guardando le professioni e i rami economici maggiormente coinvolti nel multimpiego si vede che sono quelli dove già c’è una forte presenza di donne, in particolare l’insegnamento, la sanità e l’azione sociale, quindi sicuramente una spiegazione è che le donne sono già più rappresentate in questo tipo di attività. Un altro aspetto è il fatto che oggi ci sono sempre più donne maggiormente qualificate, sempre più attive in ambiti specializzati e scientifici che concernono circa il 10 per cento del multimpiego», spiega Silvia Walker, dell’Ufficio di statistica ticinese (Ustat), autrice dell’analisi sulla multiattività dei lavoratori ticinesi.


È tra i 40 e i 54 anni che la percentuale di persone con più di un’attività è la più alta (8,7%). Tale predominanza in questa fascia di età colpisce, ancora una volta, soprattutto per quanto riguarda le donne, che raggiungono un picco del 12,4 per cento. L’Ust rileva pure che le madri con figli sotto i 15 anni sono un po’ più numerose delle altre ad avere più di un impiego: 11,3% contro 10,1 per cento (mentre per gli uomini il fatto di avere uno o più figli non influisce), questo potrebbe suggerire una necessità di conciliazione tra lavoro e famiglia, facilitata dal multimpiego? «Non abbiamo dati che ci permettono di affermare con certezza che sia così, ma è probabile che questo giochi un ruolo, anche se i due indicatori sono molto simili», prosegue Walker.


Negli ultimi tre decenni le persone con più di un datore di lavoro sono aumentate sensibilmente, passando dal 4 per cento nel 1991 al 7,6 per cento nel 2018. In Ticino invece la crescita del multimpiego dal 2002 ad oggi è stata più marcata, passando dal 4,1 al 6,5 per cento degli occupati residenti. L’evoluzione del fenomeno è stata piuttosto altalenante fino al 2010, mentre a partire dal 2011 è in costante crescita, sia in Ticino che in Svizzera. Le ragioni sono molteplici: dall’aumento dei tempi parziali, ad un mondo del lavoro sempre più flessibile e che facilita il fatto di avere più datori di lavoro (o lo impone, le letture possono essere due, ma per ora non ci sono i dati scientifici per confermare o smentire). Inoltre in Ticino tra i multiattivi coloro che raggiungono il tempo pieno sono sempre stati attorno al 50 per cento negli anni presi in esame, nel 2018 erano il 51,5 per cento, cioè la quota più alta registrata in Svizzera. Nelle altre regioni prese in esame dall’Ufst prevale invece il tempo parziale. Secondo Walker: «Anche in questo caso i dati non permettono di entrare nel dettaglio, ma vista la percentuale così alta per il Ticino si potrebbe pensare che al Sud delle Alpi sia quasi una necessità il multimpiego».


Se nel 2002 la maggior parte dei lavoratori multiattivi aveva una formazione di grado secondario II, oggi abbiamo invece una prevalenza di persone con una formazione universitaria: «Questo in parte è dovuto al fatto che è cambiato il mondo del lavoro e sempre più spesso le persone raggiungono una formazione superiore rispetto a vent’anni fa. Infatti si vede anche tra coloro che hanno un solo lavoro: il livello di formazione di grado terziario è più rappresentato rispetto al passato. Inoltre, andando a guardare le professioni maggiormente coinvolte nel multilavoro, si trovano principalmente le professioni intellettuali e scientifiche. Questo potrebbe anche essere dovuto al fatto che si tratti di professioni che rendono più facile avere più datori di lavoro rispetto ad altre. Ad esempio posso fare il ricercatore per l’Università al 20 per cento, insegnare in un liceo al 50 e avere uno studio in proprio. Oppure tra i medici è possibile lavorare in ospedale e avere anche il proprio studio privato».


Infatti le persone attive con un livello di formazione elevato sono proporzionalmente più numerose a cumulare le attività professionali, soprattutto tra gli uomini, mentre per le donne le proporzioni sono comprese in un intervallo minore (grado terziario 10,6 per cento; secondario II 9,4 e secondario I 10,6). Tra i lavoratori svizzeri la multiattività è più frequente tra i più formati, mentre per i lavoratori stranieri la quota è maggiore tra i meno qualificati. Tenendo conto della professione esercitata, le differenze sono sensibili, mentre c’è differenza tra le zone rurali, dove la multiattività è una realtà più presente, e le città.

Pubblicato

Giovedì 7 Novembre 2019

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