Spazio Sos

Più volte in questi giorni si è posto in termini drammaticamente contrastivi il tema dell’inviolabilità del corpo, della sua sacralità. Sacro è infatti, secondo alcune interpretazioni etimologiche, sak, recinto: qualcosa che chiude, conclude, separa, protegge, come il corpo che è appunto tramite tra interno ed esterno, mezzo di unione tra l’“io” e il mondo, tra la dimensione materiale della realtà e quella spirituale.

 

La prima violazione: Pamela, la ragazza romana, giovanissima, che ha maltrattato il suo corpo, (de)nutrendolo di sostanze tossiche, e che lungo una strada desolata delle Marche lo ha visto orrendamente violato, annientato nella sua integrità, quasi certamente per mano di uno spacciatore nigeriano, privo di permesso di soggiorno e dunque, anch’esso, privo di “corpo”, di legittimazione sostanziale.

 

La seconda violazione: ancora nelle Marche, a Macerata, in reazione allo scempio di Pamela, per un cortocircuito che non è solo di una mente fragile, ma è figlio di una disconnessione culturale e sociale generale, un giovane italiano spara sulla folla: a essere colpite, persone dalla pelle nera, bersaglio scelto proprio per il fatto di avere la pelle nera. “I distruttori”, dice lo scrittore americano Ta-Nehisi Coates, “sono dei meri esecutori che fanno rispettare i volubili desideri del nostro paese e ne interpretano correttamente l’eredità culturale e i suoi lasciti. […] Il razzismo è un’esperienza viscerale, che stacca pezzi di cervello, blocca vie respiratorie, strappa muscoli, estrae organi, spacca ossa, rompe denti”. Massacra corpi, appunto.

 

La terza violazione, invero non episodica come le prime due, ma continua, sorta di tragico sfondo a questo panorama desolato. Pochi chilometri più in là di Macerata e del luogo del ritrovamento di Pamela, al confine tra Marche e Abruzzo, la continua, disperata, svendita del corpo delle donne, con centinaia di ragazze, spesso giovanissime, costrette alla prostituzione. Un recente documentario del giornale inglese The Guardian ha acceso i riflettori su questa realtà raggelante: lungo una strada provinciale di una decina di chilometri, un numero impressionante di ragazze, moltissime provenienti dalla Nigeria, spesso minorenni, vendono il proprio corpo anche per 5 euro a prestazione. I dati ci dicono che nel 2016 sono arrivate in Italia oltre 11.000 persone provenienti dalla Nigeria: l’80%, dunque poco meno di 9.000 persone, sono donne costrette a prostituirsi, dopo essere state ridotte in schiavitù e violentate nella tappa libica del loro viaggio verso il marciapiede italiano, componente evidentemente non vista di quella “migrazione solamente maschile” che la propaganda razzista continua a dipingere. Un’inviolabilità del corpo vituperata e offesa: anche dalle scellerate parole di chi, a commentare la recente legge sulla prostituzione appena votata dal nostro parlamento, osa dire che tra le prostitute “c’è anche chi si diverte”. Certo, come no, talmente tanto, da farsi pagare 5 euro; così, tanto per divertirsi.

Pubblicato il 

08.02.18..
..

Rubrica

..
 
..
Nessun articolo correlato
..
..
.. ..