Claudio Carrer

L'autore ha scritto 319 articoli
L'editoriale
26.02.2019

di 

Claudio Carrer

Chi scrive appartiene a una generazione che ha visto finire in carcere tante persone perbene, non perché avessero fatto dei torti a qualcuno ma semplicemente per non essersela sentita di spendere del tempo della propria gioventù per imparare a usare le armi e a fare la guerra. A giudicare la loro coscienza e a condannarli erano dei giudici militari, che un po’ applicavano la legge e un po’ la usavano come arma di lotta ideologica e strumento per glorificare l’inutile esercito svizzero: l’arbitrio era la regola, nelle aule giudiziarie si respirava un’aria d’inquisizione, gli obiettori venivano spesso e volentieri umiliati e scherniti, il diritto alla difesa era solo teorico e chi ne faceva uso doveva fare i conti con un aggravio di pena. Il nostro pensiero corre a questa epoca nera apprendendo del progetto del Consiglio federale volto a inasprire le condizioni per accedere al servizio civile.

La testimonianza
14.02.2019

di 

Claudio Carrer

Uno sciopero che ha coinvolto non solo il mondo del lavoro tradizionale ma tutte le sfere della vita, perché le donne sono vittime di discriminazioni e soprusi ovunque. A raccontare così la storica mobilitazione femminista andata in scena in tutta la Spagna l’8 marzo 2018 è Clara Alonso Jiménez della “Comisión 8M” di Madrid, ospite lo scorso 26 gennaio a Lugano del tradizionale seminario dei militanti organizzato da Unia Ticino, quest’anno interamente dedicato allo sciopero delle donne che avrà luogo in Svizzera il 14 giugno prossimo.

L'editoriale
14.02.2019

di 

Claudio Carrer

Orari di lavoro senza limiti e fuori controllo. È questo l’obiettivo che le forze politiche borghesi e il padronato vorrebbero realizzare attraverso una duplice revisione della Legge sul lavoro in discussione a livello parlamentare e che si potrebbe concretizzare nei prossimi mesi.
Si tratta di un attacco frontale alla protezione della salute e ai salari del 40 per cento delle lavoratrici e dei lavoratori, circa 1,4 milioni di persone. Un attacco di una brutalità che non si vedeva da anni e organizzato in modo estremamente subdolo, perché si cerca di nasconderne la gravità e l’impatto reale sui salariati giocando con le parole.

Svizzera
30.01.2019

di 

Claudio Carrer

Meno di trent’anni dopo averlo messo al bando (nel 1990), la Svizzera si appresta ad allentare per la prima volta il divieto dell’amianto. Lo fa attraverso una modifica legislativa che introduce la possibilità in determinate circostanze di immettere sul mercato e di utilizzare oggetti in pietra naturale o artificiale contenenti il pericoloso minerale per riparare e restaurare parti di edifici o manufatti realizzati con serpentinite, una roccia che agli occhi del profano appare molto simile al marmo ma che può contenere fibre di asbesto.

Processo Eternit bis
30.01.2019

di 

Claudio Carrer

Il miliardario svizzero ed ultimo padrone in vita dell’Eternit Stephan Schmidheiny è stato rinviato a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare (gup) di Napoli con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale in relazione alla morte di sei operai che lavoravano nello stabilimento di Bagnoli e due loro famigliari, tutti uccisi dal cancro provocato dall’esposizione all’amianto.

L'editoriale
30.01.2019

di 

Claudio Carrer

Se non vi sarà un inaspettato dietrofront del Consiglio federale, dal 1° giugno il divieto di importare e lavorare amianto in Svizzera verrà allentato. Questo per soddisfare gli appetiti di una lobby, che ha preteso e ottenuto un adeguamento normativo che introduce una nuova eccezione quando in gioco vi sono «ragioni estetiche»: si tratta in particolare di consentire il restauro di parti di edifici o monumenti costruiti con una roccia particolare (la serpentinite) che può contenere dell’amianto (servizio allegato). Invece di pensare all’eliminazione di tali manufatti, come la logica suggerirebbe, ci si adopera per la loro conservazione, cioè per il mantenimento di un’innegabile fonte di pericolo per i lavoratori e la popolazione. Il tutto con la “benedizione” della Suva: semplicemente vergognoso!

Fondo vittime amianto
17.01.2019

di 

Claudio Carrer

Dal 1° luglio 2017 è operativo in Svizzera il Fondo di risarcimento per le vittime dell’amianto (http://fondo-efa.ch), ma finora all’omonima fondazione che lo gestisce sono giunte appena un centinaio di domande: troppo poche se si tiene conto della potenziale cerchia di beneficiari. E insufficiente è anche il contributo finanziario al Fondo sin qui fornito dall’industria e dall’economia, che il Consiglio di fondazione chiama dunque pubblicamente alla cassa a margine della presentazione di un primo bilancio di attività. Un bilancio da cui emergono tuttavia anche aspetti positivi e indicazioni interessanti.

L'editoriale
17.01.2019

di 

Claudio Carrer

Se un lavoratore, per paura di perdere il posto, si fa fregare dal datore di lavoro accettando una discriminazione salariale, sono affari suoi e non ha alcun diritto di protestare. È questo in buona sostanza il significato della decisione presa nei giorni scorsi dal Tribunale federale, chiamato ad esprimersi sulle richieste di rimborso di due frontalieri che avevano sottoscritto una modifica contrattuale che prevedeva il pagamento dei loro salari in euro. Un trucchetto, cui diverse imprese hanno fatto ricorso negli anni passati approfittando del rafforzamento del franco sull’euro, che per il lavoratore significa percepire una retribuzione inferiore solo per il fatto di abitare al di là della frontiera.

Eternit bis
20.12.2018

di 

Claudio Carrer

Stephan Schmidheiny va condannato a 7 anni di carcere per omicidio colposo aggravato. È la richiesta formulata dal pubblico ministero di Torino Gianfranco Colace nell’ambito del cosiddetto processo “Eternit bis” che si sta celebrando davanti al tribunale del capoluogo piemontese e che dovrebbe giungere a sentenza nel giro di qualche mese. Un processocui sono tra l’altro emerse nuove prove a carico dell’imputato.

L'editoriale
20.12.2018

di 

Claudio Carrer

Mentre in Italia è imputato in ben quattro processi per reati gravissimi (commessi quando era alla testa della multinazionale elvetica del cemento-amianto Eternit) che hanno causato e stanno tuttora causando la morte di migliaia di persone, in Svizzera Stephan Schmidheiny continua a beneficiare di un’incessante opera di disinformazione e di stravolgimento della realtà orchestrata dai suoi fedelissimi, con la complicità di quasi tutti gli organi d’informazione.
L’onorificenza attribuitagli da una fondazione che si definisce promotrice di «giustizia, libertà e responsabilità» di cui riferiamo nell'articolo correlato è solo l’ultima dimostrazione di come questo paese faccia fatica a riconoscere le evidenti responsabilità di questo imprenditore senza scrupoli e della sua famiglia, che per cent’anni ha fatto affari con l’amianto e, nel nome del profitto, mandato a morte lavoratori e cittadini in ogni angolo del mondo.

L'editoriale
05.12.2018

di 

Claudio Carrer

La netta bocciatura popolare lo scorso 25 novembre dell’iniziativa cosiddetta “per l’autodeterminazione” promossa dall’Udc ha fatto tirare un generale sospiro di sollievo. È un segnale forte per i diritti umani, una decisione che evita alla Svizzera di diventare un partner poco credibile sul piano internazionale e di vedersi sbarrato l’accesso al mercato e agli investimenti, sono stati i commenti più ricorrenti. Ma il naufragio della proposta che mirava ad affermare la supremazia del diritto elvetico su quello internazionale è soprattutto una buona notizia per le lavoratrici e i lavoratori di questo paese, che potranno continuare a beneficiare delle tutele iscritte nelle convenzioni internazionali: si pensi alla protezione dai licenziamenti abusivi o alla libertà sindacale, terreni su cui la legislazione svizzera non è ancora sufficientemente sviluppata.
Detto questo, ci pare però azzardato interpretare la bocciatura di questa iniziativa come il segnale di un declino dell’Udc, la quale nelle elezioni del prossimo anno potrebbe addirittura approfittarne.

L'intervista
05.12.2018

di 

Claudio Carrer

Vicinanza alla popolazione, coesione sociale, plurilinguismo, multiculturalità e naturalmente più partecipazione delle donne alla vita istituzionale e maggiore riconoscimento nella società. È all‘insegna di questi valori (i suoi da sempre) che Marina Carobbio intende affrontare il suo anno da presidente del Consiglio nazionale (e dell‘Assemblea federale), carica a cui è stata eletta lo scorso 26 novembre (con 154 voti su 172 schede valide). area l'ha intervistata.

L'editoriale
22.11.2018

di 

Claudio Carrer

Una cassa malati unica, pubblica e finanziata con premi proporzionali al reddito. La proposta non è nuova e il popolo svizzero l’ha già respinta in più occasioni. Ma è in questa direzione che bisogna insistere se si vuole ridare una dimensione sociale all’assicurazione malattia e garantire a tutti l’accesso a cure di qualità, sempre più a rischio con il sistema attuale. Un sistema in contraddizione con il suo stesso scopo, retto dagli interessi privati di assicuratori che speculano e si arricchiscono alle spalle della maggioranza della popolazione. La spesa per i premi, aumentati del 160 per cento dal 1996 a oggi (per una famiglia in media da 173 a 447 franchi!), ha ormai raggiunto livelli insopportabili per i salariati, che anno dopo anno vedono il loro potere d’acquisto erodersi a causa dell’assicurazione malattia.

L'editoriale
08.11.2018

di 

Claudio Carrer

Difesa della democrazia diretta, rafforzamento della sovranità svizzera e della libertà di decidere autonomamente senza alcuna ingerenza da parte dei cattivi “giudici stranieri”. È con slogan di questo tipo, cioè con affermazioni false e ingannevoli, che l’Udc cerca di conquistare consenso attorno alla sua iniziativa popolare detta “per l’autodeterminazione” in votazione il prossimo 25 novembre. Un’iniziativa che per onestà andrebbe definita “per l’autodistruzione”, perché una sua accettazione produrrebbe un indebolimento generalizzato dei nostri diritti fondamentali di cittadini e di lavoratori e minerebbe la nostra democrazia.

Il reportage
18.10.2018

di 

Claudio Carrer

Siamo a Cerdanyola del Vallès, cittadina di quasi 60.000 abitanti alla periferia della capitale catalana, nota per ospitare la sede principale della Uab (l’Università autonoma di Barcellona) con i suoi oltre 30.000 studenti, ma anche e soprattutto per la presenza del più grande stabilimento di tutta la Spagna della multinazionale del cemento-amianto Uralita, che qui ha operato tra il 1910 e il 1997 seminando dolore e morti e provocando un disastro ambientale di dimensioni incalcolabili. Non è un caso che inizi proprio in questa località, con un ricevimento istituzionale, il primo Incontro internazionale delle vittime dell’amianto che si è celebrato in Catalogna dal 4 al 6 ottobre e che ha visto la partecipazione di un centinaio di delegati di numerosi paesi.

L'editoriale
18.10.2018

di 

Claudio Carrer

Vent’anni non rappresentano un traguardo storico, ma nemmeno scontato viste le difficoltà con cui sono confrontati i giornali tradizionali, che devono fare i conti da un lato con gli alti costi di distribuzione e la contrazione del mercato pubblicitario e dall’altro con la “concorrenza” dell’informazione online e dei social media. area non sfugge a queste difficoltà, ma può guardare al futuro con serenità: se saprà tenere fede alla sua missione di contribuire alla conoscenza e alla consapevolezza delle lavoratrici e dei lavoratori e dunque alla loro capacità di resistere agli incessanti attacchi ai diritti e alla dignità, per questo giornalismo ci sarà sempre spazio.

L'editoriale
27.09.2018

di 

Claudio Carrer

Mentre nel paese cresce l’insofferenza verso le ingiustizie sociali, nel Palazzo continua a regnare l’indifferenza, quasi il disprezzo di fronte alle rivendicazioni della popolazione. Succede così che alle oltre 20.000 persone scese in piazza sabato per reclamare la realizzazione della parità salariale tra uomini e donne e la fine di ogni discriminazione, il parlamento risponde con una presa in giro, con una provocazione. Questa è la “leggina” sulla parità dei sessi partorita dal Consiglio nazionale poche ore dopo l’imponente manifestazione (come se ne vedono poche in Svizzera). Una “leggina” che di fatto continua a demandare al mercato e alla buona volontà dei padroni la realizzazione di un principio che è rimasto sulla carta per 37 anni. Né controlli né sanzioni, ma solo qualche timida misura che dovrebbe favorire un «cambiamento di mentalità» nel paese, ha stabilito la maggioranza di destra, spingendosi addirittura a prevedere una durata limitata a 12 anni delle nuove disposizioni. E già questo la dice lunga sulla reale volontà politica predominante: come si fa del resto a cancellare delle norme ancor prima di applicarle e verificarne l’efficacia?

L'editoriale
12.09.2018

di 

Claudio Carrer

Il lavoratore che ha il coraggio di denunciare soprusi e reati commessi dal suo datore di lavoro non è una “spia del sindacato” ed ha il diritto a non essere identificato, così come alla protezione della sua sfera privata. Sono considerazioni importanti quelle contenute nella recente decisione del Consiglio svizzero della stampa, che bacchetta pesantemente il Corriere del Ticino per aver pubblicato nell’ottobre 2017 nomi e dettagli attinenti alla vita privata dei due dipendenti della tristemente nota società di sicurezza Argo 1 che avevano reso testimonianza davanti alla giustizia, accusandoli per questo di aver agito come “infiltrati” di Unia. Una falsità! «Mancato rispetto della verità», conferma l’organo di vigilanza sull’etica dei mass media, secondo cui il quotidiano ticinese è anche venuto meno al dovere di ascolto in caso di addebiti gravi delle persone coinvolte ed ha violato la direttiva sulla menzione dei nomi.

L'editoriale
30.08.2018

di 

Claudio Carrer

Un pugno nello stomaco a tutti i lavoratori di questo paese che vivono sulla loro pelle un costante inasprimento delle condizioni d’impiego e di lavoro, una crescente pressione sui salari, la sostituzione della manodopera residente con lavoratori esteri sottopagati e il dilagare dello sfruttamento. Non può essere definito altrimenti il disegno dei due consiglieri federali liberali radicali Johann Schneider-Ammann e Ignazio Cassis di smantellare quelle poche misure di protezione dei diritti dei salariati, di cui la Svizzera si è dotata una ventina d’anni fa per attutire gli effetti “collaterali” dell’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea (Ue), in particolare per contrastare il dumping salariale.
Un disegno che ha preso forma nel bel mezzo dell’estate, ma che non è frutto di un colpo di calore, bensì di una volontà precisa di imprimere una nuova accelerata di stampo ultraliberista nel nostro (già povero) diritto del lavoro. E questo in totale sintonia con i desiderata della borghesia elvetica più dura “alla Martullo-Blocher” e dei vertici dell’Ue, adepti di un liberismo sfrenato e selvaggio. “Via i contratti collettivi”, “via i controlli”, “via le sanzioni” sono le loro parole d’ordine.


La mobilitazione
27.06.2018

di 

Claudio Carrer

La pensione a 60 anni è un diritto irrinunciabile per i lavoratori dell’edilizia. Lo hanno detto in modo forte e chiaro gli oltre 18.000 che sabato scorso hanno dato vita per le vie di Zurigo a un’imponente manifestazione, indetta dai sindacati per respingere gli attacchi e le provocazioni della Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic), la quale vorrebbe innalzare l’età pensionabile a 62 anni e ridurre le rendite, nonché smantellare il Contratto nazionale mantello (Cnm) che giunge a scadenza a fine anno. Cioè l’esatto contrario di ciò che avrebbe bisogno chi fa questo mestiere, tra i più duri e i più pericolosi. Di qui la rabbia e l’indignazione dei lavoratori.

L'editoriale
14.06.2018

di 

Claudio Carrer

Per le vittime del lavoro la Giustizia è spesso, troppo spesso, soltanto un miraggio. Anche quando appare evidente la responsabilità di terzi, si tende a ridurre l’evento a una “tragica fatalità” e quasi mai viene individuato un colpevole. Non perché questo non ci sia mai, ma essenzialmente per l’inadeguatezza dei mezzi di contrasto ai crimini che si consumano sui luoghi di lavoro. A livello di legge, di tribunali, di magistrati e di polizia.
Un esempio paradigmatico è l’assoluzione pronunciata nei giorni scorsi dalla Corte di appello e di revisione penale ticinese nei confronti degli imputati al processo per l’incidente avvenuto sul cantiere della galleria Alptransit di Sigirino nel 2010, che è costato la vita a Pietro Mirabelli, operaio italiano
54enne sposato con tre figli, morto ammazzato sotto una placca di quattro quintali di roccia staccatasi dalla montagna che un collega stava perforando. Affermando in sostanza che la morte se l’è cercata da solo, il giudice ha inferto un nuovo durissimo colpo ai suoi famigliari e suscitato incredulità e perplessità tra le persone che ben conoscono il contesto in cui quel dramma si è consumato. Troppo facile “condannare” la vittima che non può più difendersi, che non può più fornire la sua versione dei fatti, verrebbe da dire.

Svizzera
30.05.2018

di 

Claudio Carrer

Per ogni franco d’imposte perso dalle casse dello Stato a causa degli sgravi alle imprese, un franco di finanziamento supplementare per l’Avs. Sono i termini del “compromesso” in discussione settimana prossima al Consiglio degli Stati nel quadro dell’esame del cosiddetto Progetto fiscale 17 (PF 17). Approvato all’unanimità, e un po’ a sorpresa, dalla Commissione dell’economia e dei tributi (Cet), esso mira a creare consenso politico attorno alla riforma della fiscalità, prima nel Parlamento e poi (in caso di referendum) nel popolo. Ma all’interno della sinistra e del movimento sindacale si è già creato un fronte di contrari, che giudica «inaccettabile» questo genere di intese: «Con l’Avs non si può mercanteggiare», si afferma.

L'editoriale
30.05.2018

di 

Claudio Carrer

Consapevole che nella popolazione i regali fiscali alle imprese e ai suoi azionisti non sono visti di buon occhio, per imporli, la politica sembra disporre di un’unica arma: quella del ricatto. È successo in Ticino con la riforma approvata di misura nella votazione del 29 aprile scorso (sgravi per ricchi e aziende in cambio di alcune misure di carattere sociale) e si sta ripetendo a livello federale con il cosiddetto Progetto fiscale 17 (PF 17), un’operazione che sottrae dalle casse di Confederazione, Comuni e Cantoni più di due miliardi di franchi all’anno e che alla fine (come la storia insegna) finirebbe per provocare tagli alla spesa pubblica, cioè ai servizi e alla socialità. Una pillola amara insomma, che si vorrebbe far digerire ai cittadini con una «compensazione sociale» di altrettanti miliardi in favore dell’Avs per aggiustarne i conti. Questo è infatti il «compromesso» attualmente in discussione in Parlamento e che ha buone probabilità di passare. Il suo significato è chiaro: per garantire nei prossimi anni la pensione ai nostri vecchi è necessario concedere regali fiscali alla parte più ricca del paese. Un ricatto bello e buono.

Sicurezza e lavoro
16.05.2018

di 

Claudio Carrer

Dopo aver rivestito funzioni dirigenziali per quasi mezzo secolo, il 72enne Thomas Schmidheiny ha partecipato lo scorso 8 maggio per l’ultima volta in veste di membro del consiglio di amministrazione all’assemblea generale della sua Lafarge-Holcim, il più grande gruppo mondiale del cemento (con 100.000 dipendenti in 90 paesi), frutto della fusione nel 2015 della francese Lafarge con la svizzera Holcim, che lui ereditò dal padre Max a metà degli anni Settanta. Pur restando il più grosso azionista, con una partecipazione dell’11,4 per cento, con le sue dimissioni finisce l’era della dinastia Schmidheiny, tra le più influenti famiglie d’industriali svizzere dell’ultimo secolo.
Un’era fatta più di ombre che di luci, segnata in particolare dalle decine di migliaia di morti causati in giro per il mondo dall’Eternit, l’altro pezzo dell’impero di famiglia ereditato dal più celebre fratello Stephan.

L'editoriale
16.05.2018

di 

Claudio Carrer

Le recenti dimissioni di Thomas Schmidheiny dal consiglio di amministrazione del colosso mondiale del cemento Lafarge-Holcim (di cui rimane però uno dei principali azionisti) hanno dato l’occasione a certa stampa per celebrare la sua famiglia, la più potente e discussa dinastia industriale svizzera del Ventesimo secolo, nota nel mondo soprattutto per l’attività con l’amianto. E per la scia di morte e di devastazione ambientale che questa si è lasciata dietro. Un dettaglio secondo il quotidiano zurighese Blick, che definisce l’uscita di scena (si fa per dire) dell’ultimo Schmidheiny dopo quasi 150 anni di attività industriale come “la fine di un’incredibile storia di successo”. Siamo alla falsificazione della storia!

La testimonianza
03.05.2018

di 

Claudio Carrer

Bernardino Zanella, 81 anni, frate dell’ordine dei Servi di Maria, è una figura centrale nella storia delle lotte operaie in difesa della salute sviluppatesi a partire dalla metà degli anni Settanta dentro la Eternit di Casale Monferrato (Alessandria), la città-martire dove l’amianto disperso negli ambienti di lavoro e di vita della fabbrica maledetta ha causato migliaia di morti e dove ancora oggi si contano una cinquantina di decessi e di nuove diagnosi di mesotelioma pleurico all’anno. Una città che in occasione della Giornata mondiale delle vittime del 28 aprile scorso ha potuto riabbracciare questo prete-operaio che mancava da quarant’anni ma di cui tutti hanno già sentito parlare.

L'editoriale
19.04.2018

di 

Claudio Carrer

Non è una semplice provocazione, non è la solita sparata a esclusivo uso e consumo della stampa domenicale la “proposta shock” formulata nei giorni scorsi dalla direttrice della cassa malati Css di innalzare la franchigia minima dell’assicurazione malattie dagli attuali 300 franchi annuali a 5.000 o addirittura a 10.000 franchi, misura che a suo dire dovrebbe contribuire a ridurre i sempre più insopportabili premi. Quella di colpevolizzare chi ha la sfortuna di ammalarsi è una tendenza già in atto ormai da anni, ma che di questi tempi sta subendo una pericolosa accelerata. L’uscita della rappresentante del primo gruppo assicurativo del paese (con oltre 1,2 milioni di assicurati) non è dunque casuale, ma s’inserisce in questo preciso disegno teso a “responsabilizzare” l’individuo (dicono i suoi fautori), cioè a scaricare sempre maggiori costi sui malati e a indurre gli assicurati a “scommettere” sulla loro salute. Il che, in concreto, significa limitare il libero accesso alle cure mediche di base a un numero crescente di persone e spingersi così verso una medicina a due velocità: una di qualità superiore per i ricchi e una di qualità inferiore per i poveri.

L'editoriale
29.03.2018

di 

Claudio Carrer

Un po’ di elemosina, un po’ di disinformazione e qualche gioco di equilibrismo ai limiti della legalità e della democrazia. Sono gli strumenti più in voga per cercare di far digerire ai cittadini delle grandi fregature nell’ambito delle politiche fiscali: succede in Ticino con la revisione della legge tributaria in votazione il 29 aprile, e succede nella Berna federale per cercare di far rientrare dalla finestra i regali alle grandi aziende che il popolo svizzero ha rifiutato solo un anno fa.
“Esemplare” è quanto sta andando in scena in Ticino: il tentativo, attraverso dichiarazioni dal tono ricattatorio e “spiegazioni ufficiali” non oggettive da parte del Consiglio di Stato, di trarre in inganno il cittadino su quella che è la vera posta in gioco. A dire del governo, il popolo non sarebbe chiamato a decidere solo sui soliti regali fiscali ai ricchi e alle grandi aziende, ma anche su misure di «sostegno concreto» alle famiglie che favorirebbero «un’ottima conciliabilità tra impegni familiari e attività lavorativa», si legge nell’opuscolo “informativo” destinato alla popolazione, in riferimento al pacchetto di misure in ambito sociale che il Gran Consiglio ha sì approvato insieme all’intervento fiscale, ma in modo formalmente disgiunto. Da un punto di vista giuridico questo significa che oggetto della votazione non è una riforma “fiscale e sociale”, ma una riforma “fiscale” e basta.

 

Società
15.03.2018

di 

Claudio Carrer

Se si è testimoni di un controllo di polizia che si sospetta essere motivato da ragioni razziste, è lecitov intervenire? La logica (e pure le leggi) dicono di sì, ma il Tribunale penale di Basilea Città afferma il contrario: lo scorso 6 marzo ha infatti condannato a una multa di 400 franchi un uomo che, trovatosi in questa situazione, è andato a chiedere conto a due agenti che senza alcun motivo controllavano un uomo di colore. L’accusa: impedimento di atti dell’autorità. «Si tratta di una condanna contraria al diritto federale e internazionale», commenta il suo legale, annunciando ricorso al Tribunale d’appello.

L'editoriale
15.03.2018

di 

Claudio Carrer

In Svizzera i controlli di polizia a sfondo razzista sono un problema molto più diffuso di quanto comunemente si pensi. Ricerche e inchieste condotte negli ultimi anni confermano che le persone di colore, i migranti, i musulmani, i richiedenti l’asilo, i sans-papier, i nomadi, le lavoratrici e i lavoratori del sesso hanno molta più probabilità di essere fermati per strada senza alcuna ragione evidente, semplicemente per il loro aspetto. Tutto questo è ovviamente contrario alle nostre leggi e al diritto internazionale, ma succede. E le vittime hanno pochissime chance di ottenere giustizia, perché i tribunali tendono a giustificare sempre l’agire delle forze dell’ordine (anche laddove la discriminazione è evidente) o perlomeno a non sanzionarlo. Si chiama razzismo istituzionale. Paradigmatico è il caso del testimone di una scena di questo tipo consumatasi nel 2017 a Basilea che ha avuto il coraggio di intervenire per chiedere spiegazioni ma che alla fine si è ritrovato condannato per aver impedito un atto (illegale) dell’autorità.

L'editoriale
01.03.2018

di 

Claudio Carrer

“Nel 2017 le imprese svizzere hanno esportato materiale bellico in 64 paesi per un totale di 446,8 milioni di franchi, che in confronto al 2016 corrisponde a un aumento dell’8 per cento e a una quota dello 0,15 per cento delle esportazioni complessive di merci dell’economia svizzera”. La notizia, pubblicata negli scorsi giorni, fornisce dati apparentemente poco significativi, dietro i quali si nasconde però un problema: la Svizzera continua a esportare armi verso paesi in guerra e che violano in modo grave e sistematico i diritti umani. E in futuro questo genere di affari potrebbe avvenire con ancora più facilità, vista l’intenzione del Consiglio federale di allentare ulteriormente le condizioni per autorizzare le esportazioni. Non devono ingannare nemmeno i volumi all’apparenza piccoli, visto che la Confederazione si piazza pur sempre al 14esimo rango tra i più grandi esportatori di armi al mondo, come indica l’Istituto di ricerche sulla pace di Stoccolma.

Lavoro e dignità
01.03.2018

di 

Claudio Carrer

Perdere il posto dopo i 55 anni significa sempre più spesso uscire definitivamente dal mondo del lavoro ed entrare nella spirale dell’aiuto sociale, anche per le persone qualificate. Come emerge da un documento della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (Csias) presentato pochi giorni fa, i dati sono piuttosto allarmanti. Anche se il nostro parlamento sembra non accorgersene (o non volersene accorgere). La Csias formula invece una proposta: modificare la Legge sulla disoccupazione in modo che per gli ultra 55enni disoccupati non si esaurisca mai il diritto alle indennità.

L'editoriale
08.02.2018

di 

Claudio Carrer

“Una regolamentazione nazionale del finanziamento dei partiti e delle campagne di voto non è conciliabile con la specificità del sistema politico svizzero”. Con questa considerazione parecchio creativa, il Consiglio federale spiega la decisione di respingere l’iniziativa popolare per una regolamentazione nazionale che garantisca trasparenza sulle finanze dei partiti e dei comitati di votazione, nonché sull’origine e sull’ammontare delle donazioni più ingenti. Come se i cittadini non avessero il diritto di conoscere i legami d’interesse della politica, come se non ci fosse bisogno di un po’ di trasparenza in un’epoca di crescente sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni, come se l’astensionismo non fosse un problema, come se il processo di formazione delle opinioni fosse un aspetto secondario in un sistema fondato sulla democrazia diretta.

L'editoriale
24.01.2018

di 

Claudio Carrer

L’iniziativa “No Billag” è talmente assurda, anti-svizzera, anti-storica, anti-democratica e autolesionista, che i suoi fautori, in vista della votazione del 4 marzo prossimo, devono ricorrere alla menzogna sistematica e ad argomentazioni ridicole per difenderne i contenuti. Contenuti che sono peraltro molto chiari e che non lasciano spazio a interpretazioni: No Billag prevede, oltre all’abolizione del canone radiotelevisivo, il divieto di qualsiasi forma di finanziamento pubblico di emittenti pubbliche e private a partire dal 1° gennaio 2019, che si tradurrebbe nella chiusura immediata della Ssr e di moltissime radio e tv private. Uno scenario semplicemente catastrofico, che renderebbe la Svizzera un paese povero, sia per i danni economici (in gioco vi sono 13.000 posti di lavoro e le sorti di centinaia di aziende private che collaborano con la Ssr), sia per i danni culturali e sociali che ne deriverebbero.

L'editoriale
19.12.2017

di 

Claudio Carrer

Confermando lo spacchettamento in quattro tronconi del processo Eternit bis a carico dell’ex re dell’amianto Stephan Schmidheiny, i giudici della Corte di Cassazione hanno indubbiamente inferto un ennesimo duro colpo al morale dei famigliari delle vittime, la cui fiducia nella giustizia, dopo sette anni di udienze, condanne, proscioglimenti, annullamenti e ricorsi bocciati, ormai vacilla. Ancora una volta, si ricomincia tutto da capo in quattro diversi tribunali, in un contesto pieno di incognite su cui incombe lo spettro della prescrizione del reato per molte delle vittime innocenti, morte ammazzate dall’amianto utilizzato nel nome del profitto e in pieno disprezzo della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Processo Eternit bis
19.12.2017

di 

Claudio Carrer

Si spalancano le porte di quattro tribunali per il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato del procedimento Eternit bis, riguardante la morte di 258 persone ammazzate dall’amianto delle sue fabbriche Eternit in Italia. Non vi sarà dunque alcun maxiprocesso, come auspicava la Procura di Torino che indaga sulla vicenda da oltre quindici anni e che ora dovrà dunque condividere questo lavoro con gli uffici giudiziari di Vercelli, Reggio Emilia e Napoli: si occuperanno ciascuno dei singoli casi di decesso avvenuti nel proprio territorio di competenza.

L'editoriale
30.11.2017

di 

Claudio Carrer

Quando si sa che una sostanza “probabilmente” provoca il cancro, è giusto consentirne un utilizzo su larga scala in attesa di certezze scientifiche sulla sua nocività? Qualsiasi persona di buon senso risponderebbe evidentemente di no. Le autorità (europee e svizzere), che avrebbero innanzitutto il dovere di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente, dicono invece di sì. È assurdo, ma è così che vanno le cose. Soprattutto quando sono in gioco interessi economici miliardari.
La recente decisione dell’Unione europea (ne parliamo a pagina 9) di prorogare di cinque anni l'autorizzazione per l’utilizzo del glifosato, il principio attivo presente nella maggior parte degli erbicidi sospettato di essere cancerogeno, è un esempio concreto di questa logica perversa. Anziché far prevalere il principio di precauzione e fidarsi dei ricercatori, ci s’inginocchia davanti ai colossi dell’agrochimica come Monsanto, che evidentemente hanno tutto l’interesse a mantenere sul mercato i loro prodotti. Chi se ne frega se sono nocivi!

Lavoro e dignità
30.11.2017

di 

Claudio Carrer

La rinascita dello sciopero in Svizzera a partire dall’inizio degli anni 2000, una carrellata delle proteste più significative, l’approccio dal punto di vista sindacale, l’analisi del contesto politico e sociale in cui questo strumento di lotta ha ripreso vigore, i successi, gli insuccessi e le  prospettive future. Questi, in estrema sintesi, i contenuti del libro “Scioperi nel 21° secolo”, in vendita da pochi giorni (edizioni Rotpunktverlag).

L'editoriale
16.11.2017

di 

Claudio Carrer

Si scrive “flessibilità” ma si legge “dare la propria vita al lavoro”, con tutte le conseguenze che questo comporta per la salute fisica e mentale, per le relazioni famigliari e sociali, per la qualità della propria esistenza insomma. È in questa logica che s’inseriscono tutti i tentativi di dilatare il tempo di lavoro e di ridurre quello di riposo in funzione di presunti bisogni dell’economia e di “modernizzazione” dell’organizzazione del lavoro. Ne sono un esempio concreto le rivendicazioni formulate recentemente dall’Unione svizzera arti e mestieri (Usam): un attacco frontale alle più elementari norme in materia di  tutela dei diritti e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori.

L'editoriale
26.10.2017

di 

Claudio Carrer

La donna che denuncia pubblicamente di aver subito molestie sessuali a molti anni di distanza dai fatti è oggetto di un linciaggio mediatico, viene accusata di essersi comprata la carriera e insultata. Il lavoratore che va dal magistrato per denunciare i soprusi e i reati subiti dal suo datore di lavoro, consentendo così l’apertura di un'inchiesta penale, viene fatto passare per un trafugatore d'informazioni e perde il posto di lavoro. Sono storie diverse ma per certi versi simili quella della regista Asia Argento che tiene banco in Italia e quella dell’ex dipendente dell'agenzia di sicurezza Argo 1 (la società beneficiaria di un mandato pubblico diretto alquanto dubbio e sotto inchiesta per gravi reati come usura e truffa), finito suo malgrado al centro della cronaca di queste ultime settimane in Ticino. Entrambi sono vittime di un giornalismo spregiudicato e irrispettoso dei diritti e della dignità delle persone. Un giornalismo che in Italia è tipico di testate squallide come “Il Giornale” o “Libero” e che da noi sembra aver contagiato persino il prestigioso e tradizionalmente compassato Corriere del Ticino. Sarà per la “vicinanza” a questo modo di fare informazione dell’amministratore delegato, di scuola “Il Giornale”, Marcello Foa?

Eternit bis
26.10.2017

di 

Claudio Carrer

Per il miliardario svizzero ed ex padrone dell'Eternit Stephan Schmid­heiny si avvicina un ennesimo importante appuntamento con la giustizia (quella italiana naturalmente, essendo l'unica a occuparsi seriamente della tragedia dell'amianto...): il 13 dicembre prossimo a Roma la Corte Suprema di Cassazione deciderà sulle sorti del cosiddetto processo “Eternit bis” che lo vede imputato per la morte di 258 persone, uccise dall'amianto disperso negli ambienti di lavoro e di vita attraverso gli stabilimenti italiani dell'Eternit, sotto il suo controllo diretto tra la metà degli anni Settanta e il 1986.

L'editoriale
12.10.2017

di 

Claudio Carrer

“Non se ne può più: è ora di fare qualcosa”. Come “tradizione”, è questa la reazione politica più diffusa (e la più scontata e banale) all’annuncio dell’ennesima stangata sui premi dell’assicurazione malattia per il 2018 (+ 4% in media per gli adulti e + 5% per i minorenni), che conferma una tendenza in atto ormai oltre vent’anni. Vent’anni durante i quali i salari reali sono cresciuti di un misero 10 per cento mentre i premi di cassa malati sono più che raddoppiati. Col risultato che le persone fanno sempre più fatica, complici anche le politiche di austerità che limitano l’accesso ai sussidi statali, a far fronte alle spese per assicurarsi l’accesso alla sanità e per curarsi.

L'editoriale
28.09.2017

di 

Claudio Carrer

No all’innalzamento dell’età di pensionamento, no al taglio delle rendite del secondo pilastro, no all’aumento di una tassa anti-sociale come l’Iva. Il popolo svizzero è stato chiaro nella doppia votazione di domenica scorsa sulla riforma della Previdenza per la vecchiaia 2020 (PV 2020). E ora sarebbe bene che il Consiglio federale, il Parlamento e le forze politiche ne prendano atto, mettendosi immediatamente al lavoro per elaborare una riforma che garantisca solidità al nostro sistema previdenziale e ne migliori le prestazioni.

Palazzo
28.09.2017

di 

Claudio Carrer

Un atto di considerazione nei confronti della minoranza italofona? Senso di responsabilità istituzionale? Nulla di tutto questo: l’elezione del ticinese Ignazio Cassis in Consiglio federale è semplicemente il frutto della decisione di un Parlamento di destra in favore del più a destra dei candidati presentati dal Partito liberale radicale.


L'editoriale
13.09.2017

di 

Claudio Carrer

La realtà del mondo del lavoro dovrebbe suggerire l’adozione di norme che rafforzino i diritti e la tutela della salute dei salariati, soprattutto in Svizzera, dove la legislazione sul lavoro è storicamente tra le più deboli d’Europa, minimalista, “essenziale” (come la definisce, prendendola a modello, un rottamatore di diritti come l’ex presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi). Eppure, la cronaca parlamentare e politica delle ultime settimane fa registrare un nuovo pesante attacco concentrico della destra e del padronato, il cui scopo è quello di smantellare ciò che resta, di cancellare dalla legge le più elementari forme di protezione delle lavoratrici e dei lavoratori.


L'editoriale
06.07.2017

di 

Claudio Carrer

“La creazione di un fondo per le vittime dell’amianto è una gran buona cosa, ma mi domando: i responsabili materiali della tragedia contribuiscono al suo finanziamento? E non dovrebbero anche rispondere del loro comportamento davanti a un tribunale?”. È l’interrogativo, comprensibile e legittimo, posto da un lavoratore e militante di Unia durante una recente assemblea sindacale in cui veniva presentato il Fondo di risarcimento per le vittime dell’amianto (Fva) in Svizzera, formalmente operativo da alcuni giorni. Un interrogativo da cui emerge con prepotenza quel sentimento d’ingiustizia che pervade chiunque è stato toccato (direttamente o indirettamente) da questa tragedia umana e ambientale con cui purtroppo, nonostante l’amianto in Svizzera sia bandito dal 1990, dovremo fare i conti ancora per decenni.

Sarebbe però sbagliato giudicare il fondo appena istituito utilizzando il bisogno di giustizia come metro di giudizio, perché non è questa la sua funzione.

Amianto
06.07.2017

di 

Claudio Carrer

Il Fondo per le vittime dell’amianto (Fva) è finalmente realtà: l’omonima fondazione che lo gestisce, operativa dal 3 luglio, è pronta a esaminare le prime richieste di risarcimento e a fornire le prestazioni previste.

Frutto dell’intesa scaturita nel novembre 2016 tra associazioni delle vittime, sindacati, assicurazioni e imprese nell’ambito della tavola rotonda istituita a questo scopo, il Fva prevede misure di sostegno finanziario sia alle persone che hanno subito in Svizzera un’esposizione (lavorativa o ambientale) alla polvere killer e si sono ammalate, sia ai loro familiari, così come l’istituzione di un servizio di sostegno e accompagnamento psicosociale (care service).

L'editoriale
22.06.2017

di 

Claudio Carrer

Si moltiplicano in tutta la Svizzera le iniziative tese a fermare il progressivo smantellamento degli uffici e dei servizi postali che suscita tanto malumore nella popolazione, nelle città come nelle zone rurali. Petizioni, richieste di moratoria, azioni sindacali, appelli delle autorità cantonali e comunali, atti parlamentari sono perlopiù cose buone e giuste che meritano di essere appoggiate. Ma bisognerebbe anche prendere consapevolezza del fatto che tutti questi esercizi hanno la stessa efficacia della reazione di un contadino che chiude la stalla quando i buoi sono già scappati.

L'editoriale
07.06.2017

di 

Claudio Carrer

Durante le nostre riunioni di redazione ogni tanto affiora una sorta di “senso di colpa” per la mole di notizie negative che regolarmente serviamo a voi lettori, ma poi, pensando alla realtà sociale e del mondo del lavoro che ci tocca indagare e raccontare, ci auto-assolviamo. Oggi schiviamo l’esercizio, perché possiamo esaltare il bel gesto compiuto dalla Società svizzera dei pediatri, che ha deciso di boicottare i degradanti test che le autorità migratorie utilizzano per stabilire se un richiedente l’asilo è realmente minorenne.

Complementari AVS/AI
07.06.2017

di 

Claudio Carrer

Già vivono in condizioni di estrema precarietà e sono costretti a badare a ogni centesimo che spendono, ma su di loro incombe una nuova minaccia: il baratro della povertà assoluta e dell'assistenza sociale. Sono i circa 315.000 anziani e invalidi che beneficiano delle cosiddette “Prestazioni complementari” (Pc), cioè di quei sussidi che, insieme con le rendite Avs o Ai, garantiscono loro il minimo vitale per arrivare alla fine del mese.

Lo studio
24.05.2017

di 

Claudio Carrer

Hanno tra i 26 e i 35 anni, provengono da tutte le parti d'Italia, posseggono titoli di studio molto elevati o diplomi, alcuni svolgono lavori altamente qualificati, altri mansioni più umili rispetto ai titoli conseguiti e altri ancora abbandonano gli studi per tuffarsi nei settori della ristorazione, dell'edilizia o nell'industria, in genere non vivono problemi d'integrazione, non hanno contatti né col sindacato, né con gli organi di rappresentanza della comunità italiana in Svizzera, né con le generazioni delle precedenti ondate migratorie. Questo, in estrema sintesi, il profilo dei nuovi migranti italiani a Zurigo, una meta  sempre più gettonata tra le decine di migliaia di giovani che ogni anno decidono di lasciare l'Italia per andare a cercare lavoro e fortuna altrove.

L'editoriale
24.05.2017

di 

Claudio Carrer

Accettando la Strategia energetica 2050, il popolo svizzero ha preso una decisione storica e lungimirante, che getta le basi per una svolta, per un futuro energetico all’insegna dell’efficienza, della sicurezza, del rispetto del clima e dell’ambiente. Dopo l’Italia col referendum consultivo del 1987 che sancì la volontà dei cittadini di vivere in un paese senza nucleare, la Svizzera diventa così il primo paese in Europa e nel mondo ad aver deciso per via democratica il definitivo abbandono di questa fonte energetica pericolosa ed economicamente fallimentare. Una decisione non figlia dell’emotività, ma frutto della ragionevolezza e della maturità raggiunte dopo decenni di confronto e di dibattito nell’opinione pubblica che il movimento anti-nucleare elvetico ha avuto il merito di mantenere sempre vivi. Nulla hanno potuto i milioni (donati da chi non si sa) spesi dall’Udc per la sua solita campagna “terroristica” e menzognera.

L'editoriale
10.05.2017

di 

Claudio Carrer

Come è possibile che Enzo Crotta, l’imprenditore ticinese smascherato dalla trasmissione della RSI “Patti chiari” per le condizioni igieniche spaventose della sua azienda agricola, abbia potuto agire indisturbato per anni, in particolare rifornire le sue verdure e le sue insalate, ripulite e imballate in mezzo alla sporcizia, a supermercati, ristoranti, mense scolastiche e ospedali? È forse questo l’interrogativo più inquietante che la vicenda solleva. Una vicenda che, al di là del comportamento irresponsabile del Crotta, getta pesanti ombre sulla serietà delle autorità di controllo, della magistratura e degli stessi acquirenti, che sapevano o che non potevano non sapere.

L'editoriale
27.04.2017

di 

Claudio Carrer

Come ogni 28 aprile, oggi si celebra la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, che dal 2005 è dedicata anche alle vittime dell’amianto. Una ricorrenza che ci offre l’occasione per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui gravissimi danni alla salute a milioni di persone che l’impiego della fibra da più di un secolo a questa parte ha prodotto e che purtroppo continuerà a produrre ancora per molti anni. Nel mondo ogni 5 minuti almeno una persona muore a causa di una malattia causata dall’esposizione all’amianto. Ma il dato fornisce solo un’idea delle dimensioni di questa strage compiuta in piena consapevolezza a danno di lavoratori e cittadini, considerati merce da sacrificare per garantire il profitto di pochi.

È infatti una strage che le statistiche non raccontano compiutamente, che si sta consumando in silenzio, spesso lontano dai luoghi e dal tempo dell’esposizione perché le malattie asbesto-correlate hanno periodi di latenza molto lunghi, anche di 30-40 anni.

Salute
27.04.2017

di 

Claudio Carrer

In Svizzera il numero degli infortuni professionali è in continua flessione ormai da anni, ma gli sforzi per migliorare la sicurezza e la tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori vanno ulteriormente intensificati, alla luce dei nuovi fattori di rischio ma anche dei dati statistici nudi e crudi: oltre 250.000 infortuni professionali all’anno (254.638 nel 2014), il che significa che ogni giorno circa 1000 lavoratori non rientrano a casa nelle medesime condizioni in cui si sono recati al lavoro. D’altro canto il rischio di farsi male diminuisce costantemente: se nel 2005 si registravano 74 infortuni ogni mille lavoratori a tempo pieno, nel 2014 si è scesi a 65. I morti per infortunio sono invece costantemente circa 100 all’anno (2,3 vittime ogni 100.000 dipendenti a tempo pieno, contro le 2 della Germania e l’1,9 della Francia).


L'editoriale
12.04.2017

di 

Claudio Carrer

Ha suscitato ilarità e tenerezza l’immagine dell’arzilla 86enne che qualche giorno fa, “armata” di bomboletta spray, ha imbrattato con la scritta “i soldi per le armi uccidono” i pannelli protettivi posti davanti alla Banca nazionale svizzera e che per questo è stata arrestata dalla polizia bernese. La scena è divertente, ma la problematica sollevata è seria: il crescente coinvolgimento della Svizzera, stato neutrale e dalla tradizione umanitaria, nei conflitti armati in giro per il mondo. Una problematica oggetto dell’iniziativa popolare, lanciata proprio quel giorno, che mira a vietare investimenti elvetici in imprese che producono materiale bellico. Non proprio noccioline!

L'editoriale
30.03.2017

di 

Claudio Carrer

Ancora non conosciamo le sorti della controversa Riforma della previdenza vecchiaia 2020 (Pv 2020) su cui i cittadini si esprimeranno il 24 settembre, ma sappiamo già cosa ci attende dietro l’angolo, indipendentemente dall’esito della votazione: il tentativo di innalzare l’età di pensionamento in maniera drastica, non a 67 o 68 anni ma a 70 e oltre! Questo è infatti il piano dei padroni, della destra e di tutte le forze borghesi presenti in Parlamento, comprese quelle (Ppd, Verdi liberali e Partito borghese democratico) che hanno dato una mano ai socialdemocratici a far passare la Pv 2020.

L'editoriale
22.02.2017

di 

Claudio Carrer

La gente non ne può più delle ingiustizie sociali. È una considerazione apparentemente banale e superficiale, ma che descrive un sentimento sempre più diffuso nel nostro paese. Il dato è venuto prepotentemente a galla lo scorso 12 febbraio con la sonora bocciatura (quasi il 60 per cento di no) dell'iniqua riforma fiscale delle imprese, che prevedeva una pioggia di regali per persone giuridiche e azionisti e, di riflesso, tagli ai servizi e nuovi sacrifici per la collettività.


L'editoriale
08.02.2017

di 

Claudio Carrer

Il Ticino “strapazza” il federalismo, “discrimina”, pratica del “protezionismo alla Donald Trump”, “viola le norme sulla libera concorrenza”, insomma pare essere tornato al “Medioevo”. Sono i toni usati da alcune organizzazioni economiche della Svizzera tedesca, fortemente irritate dai nuovi obblighi imposti dalla Legge sulle imprese artigianali (Lia) in vigore in Ticino dal 1° febbraio 2016, che impone a tutte le ditte del settore che operano sul territorio cantonale a iscriversi a un albo e a versare una tassa di registrazione di 600 franchi. “Tutti contro il Canton Ticino”, sintetizzava qualche giorno fa il quotidiano zurighese Tages Anzeiger in un lungo articolo che dava voce agli scontenti.
Sono reazioni da un lato certamente esagerate, in parte anche offensive, ma dall’altro estremamente interessanti, perché danno la misura di quanto poco siano conosciute nel resto del paese le gravi problematiche che investono il mercato del lavoro in Ticino.

L'editoriale
25.01.2017

di 

Claudio Carrer

“Integrazione” è uno dei termini più usati e abusati, nel dibattito politico come nei media, soprattutto quando si tratta di descrivere il necessario livello di inserimento di un cittadino straniero nella comunità in cui vive affinché gli vengano riconosciuti determinati diritti, oppure, come più spesso accade, per giustificare misure o norme escludenti. È quello che succede per esempio nell’ambito della legislazione sulla cittadinanza e della sua applicazione in Svizzera, un paese che in questo è il più severo, il peggiore, d'Europa: il passaporto rossocrociato è storicamente il più difficile da ottenere, sia per la severità delle condizioni, sia per la complessità e l’onerosità della procedura ma anche per la sua mancanza d’imparzialità e di uniformità, così come per la diffusa arbitrarietà delle decisioni.
È per questo che oltre il 20 per cento della popolazione – circa 2 milioni di persone – è straniera. E non certo perché siamo vittime di un’immigrazione “di massa” come afferma l’estrema destra conservatrice, che cerca di alimentare sentimenti xenofobi nella popolazione proprio servendosi di leggi e prassi che mantengono artificialmente alto il numero di stranieri in Svizzera.

Eternit bis
25.01.2017

di 

Claudio Carrer

Stephan Schmidheiny era perfettamente a conoscenza dei rischi dell’amianto e dunque sapeva che i lavoratori, respirando le polveri, avrebbero corso il rischio di ammalarsi e di morire.

Partendo da questa constatazione, peraltro supportata da un ingente materiale probatorio, la Procura di Torino nelle scorse settimane ha presentato appello alla Corte di cassazione contro la decisione del 29 novembre 2016 del giudice dell’udienza preliminare (Gup) Federica Bompieri, che nell’ambito del processo Eternit bis aveva derubricato l’accusa da omicidio volontario a omicidio colposo, provocando così (per una questione di competenza territoriale) il frazionamento del procedimento in quattro tronconi, a dipendenza del luogo di residenza delle 258 vittime in oggetto.

Svizzera
21.12.2016

di 

Claudio Carrer

Le vittime che hanno subito un’esposizione all’amianto (lavorativa o ambientale) in Svizzera e che si sono ammalate dopo il 2006, quelle che si ammaleranno nei prossimi anni e i loro familiari, avranno diritto in tempi brevi a un indennizzo finanziario per il torto subito e a un maggiore sostegno psicologico. Le prestazioni saranno finanziate attraverso un apposito Fondo che sarà costituito nei prossimi mesi, conformemente all’intesa raggiunta lo scorso 30 novembre tra i partecipanti alla tavola rotonda organizzata a questo scopo dal capo del Dipartimento federale dell’Interno Alain Berset.

Strage dell'amianto
06.12.2016

di 

Claudio Carrer

Non un processo unico a Torino ma quattro differenti procedimenti: uno nel capoluogo piemontese, uno a Reggio Emilia, uno a Napoli e un altro ancora (il più grande) a Vercelli. Non omicidio intenzionale ma omicidio colposo plurimo aggravato come capo d'accusa contro l'ex padrone della Eternit Stephan Schmidheiny. Così ha stabilito martedì scorso 29 novembre a Torino la giudice dell'udienza preliminare (gup) Federica Bompieri, che era chiamata a esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario formulata dalla Procura di Torino.

Dopo quindici anni di indagini, due processi, una condanna annullata a causa della prescrizione, una sentenza della Corte costituzionale e un anno e mezzo di udienza preliminare di quello che sarebbe dovuto essere il processo “Eternit bis” per la morte di 258 persone uccise dal l'amianto disperso negli ambienti di vita e di lavoro dagli stabilimenti Eternit in Italia (sotto il controllo del gruppo svizzero tra la metà degli anni Settanta e il 1986), la vicenda giudiziaria che coinvolge il miliardario svizzero subisce così una nuova svolta.

L'intervista
06.12.2016

di 

Claudio Carrer

Il quarto congresso di Unia chiusosi sabato scorso a Bienne è stato l’ultimo in veste di dirigente per Rita Schiavi, che a fine gennaio andrà in pensione. L’abbiamo incontrata per una chiacchierata di bilancio. Classe 1955, figlia di immigrati italiani, nata e cresciuta a Zurigo ma trapiantata a Basilea («città più aperta e più di sinistra, che preferisco di gran lunga», afferma), ha dedicato la sua vita professionale quasi interamente al sindacato, di cui gli ultimi sedici come membro della direzione.

L'editoriale
23.11.2016

di 

Claudio Carrer

Chiedere di giudicare delle norme fiscali per le imprese a un normale cittadino che lavora, fatica e paga le sue imposte regolarmente e fino all’ultimo centesimo, si corre seriamente il rischio di sentirsi rispondere con un “non me ne frega niente”. Tenuto conto della complessità della materia e dell’apparente estraneità della questione rispetto alla propria condizione di vita, la reazione potrebbe sembrare giustificata. Ma non lo è. Anzi, sarebbe assai pericolosa e autolesionista, perché il benessere di qualsiasi salariato dipende in misura importante dall’efficacia e dall’equità dei sistemi fiscali. È una considerazione che le cittadine e i cittadini svizzeri dovrebbero tenere ben presente il prossimo 12 febbraio, quando saranno chiamati a votare sulla cosiddetta “Terza riforma dell’imposizione delle imprese” (Rie III), un pacchetto di regali miliardari per le grosse aziende e un boccone avvelenato per le lavoratrici e i lavoratori.

L'editoriale
09.11.2016

di 

Claudio Carrer

All’indomani della catastrofe nucleare di Fukushima in Giappone del 2011, la Svizzera è stata uno dei primi paesi a reagire imboccando la strada dell’abbandono graduale, in particolare con la decisione del Consiglio federale di bloccare la costruzione di tre nuovi reattori pianificati e di fissare un calendario di chiusura delle centrali attive entro il 2034. Decisione dettata da ragioni di sicurezza e di economicità e annunciata, ironia della sorte, dalla ministra dell’energia Doris Leuthard che la potente lobby nucleare aveva a tutti i costi voluto alla testa del dipartimento occupato fino a pochi mesi prima da un nemico dichiarato come Moritz Leuenberger. La svolta della ministra (di Argovia, il Cantone più nuclearizzato della Svizzera, con tre reattori e il deposito intermedio per scorie radioattive), del governo e di molti politici borghesi è stata per certi versi clamorosa, perché fino al giorno prima preconizzavano ancora la costruzione di nuove centrali, ormai certi che il movimento anti-nucleare elvetico dei decenni precedenti si fosse definitivamente spento.
Evidentemente la catastrofe giapponese (che tra l’altro ha interessato un impianto dello stesso tipo e della stessa generazione di quello bernese di Mühleberg) e l’impatto che questa ha avuto sull’opinione pubblica li hanno spinti ad assumere una posizione più ragionevole. Una ragione che oggi, a sei anni di distanza, pare però essere sulla via dello smarrimento visti gli argomenti con cui la stessa Leuthard e i suoi alleati combattono l’iniziativa “Per un abbandono pianificato” in votazione il prossimo 27 novembre.

L'editoriale
06.10.2016

di 

Claudio Carrer

Il vero problema della sanità elvetica non è l’aumento dei costi delle cure, ma il carattere fortemente antisociale del sistema di finanziamento. È bene ricordare questa verità all’indomani dell’annuncio del nuovo ennesimo sensibile aumento dei premi per l’assicurazione malattie nel 2017: più 4,5 per cento per gli adulti, più 5,4 per i ragazzi tra i 19 e i 25 anni e più 6,6 per i bambini. E queste sono percentuali che dicono ancora poco perché si tratta di medie calcolate su scala nazionale: a dipendenza del cantone di residenza, della cassa malati e del modello assicurativo, l’aumento raggiunge anche il 14-15 per cento!

L'editoriale
22.09.2016

di 

Claudio Carrer

Chi fa gli interessi di chi? Quando un cittadino è chiamato ad esprimere un’opinione su un qualsiasi tema che lo riguarda farebbe bene a porsi sempre questa domanda, solo apparentemente banale. Lo faccia soprattutto chi deve ancora recarsi alle urne questo fine settimana per esprimersi su questioni centrali e vitali come il futuro delle previdenza per la vecchiaia e (per quanto riguarda il Ticino) la lotta al dumping salariale. L’intensa campagna cui abbiamo assistito nelle scorse settimane è una bella dimostrazione di come la destra (quella estrema così come quella incarnata dai partiti che si dicono di “centro”) e i poteri forti dell’economia tentino sistematicamente di ingannare i cittadini, di indurli a votare contro i loro stessi interessi. Proviamo a fare un paio di semplici ragionamenti e a porci alcuni interrogativi.

L'editoriale
08.09.2016

di 

Claudio Carrer

La necessità di un’assicurazione sociale per la vecchiaia venne riconosciuta in Svizzera già sul finire dell’Ottocento, quando la povertà era molto diffusa (in particolare tra le famiglie operaie) e a farsi carico dei bisogni degli anziani e delle persone inabili al lavoro erano essenzialmente le organizzazioni di beneficenza e la Chiesa, sorrette da una forma rudimentale di assistenza pubblica. Ma ci vollero altri decenni di miseria e di lotte (si pensi allo storico sciopero generale di 5 giorni del novembre 1918) perché il principio venisse iscritto, nel 1925, nella Costituzione federale. E poi altri 23 anni prima che l’Assicurazione federale per la vecchiaia e i superstiti entrasse finalmente in vigore. Quella della nascita dell’Avs è una storia che merita di essere ricordata, seppure soltanto a grandi linee, in queste settimane che ci separano dalla votazione sull’iniziativa popolare AvsPlus, il cui esito sarà di fondamentale importanza per il futuro di quella che giustamente viene considerata l’assicurazione sociale per eccellenza.


L'editoriale
24.08.2016

di 

Claudio Carrer

La Giustizia italiana è costantemente al centro delle critiche, perché considerata troppo lenta, inefficiente e incomprensibile, come indica per esempio l’ultimo rapporto della Commissione europea sui sistemi giudiziari dei paesi membri pubblicato nell’aprile scorso. Al tempo stesso però l’Italia è capace di dare lezioni di civiltà giuridica a tutto il resto del mondo, Svizzera compresa. Si pensi al perseguimento della cosiddetta “criminalità d’impresa”, cioè dei reati commessi nel nome del profitto da certi padroni senza scrupoli a danno di lavoratori e cittadini: seppur con tutti i limiti di una legislazione non sempre al passo con i tempi e di una macchina giudiziaria farraginosa, l’Italia ha il grande merito di indagare anche su questi fatti e di processare e giudicare i responsabili.

Eternit bis
24.08.2016

di 

Claudio Carrer

L’ex padrone dell’Eternit Stephan Schmidheiny potrà essere processato per l’omicidio intenzionale di centinaia di persone, morte ammazzate dalle polveri d’amianto disperse negli ambienti di lavoro e di vita dalle sue fabbriche in Italia tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, quando era a capo della multinazionale svizzero-belga.

Lo ha stabilito la Corte costituzionale italiana lo scorso 21 luglio con un’attesissima sentenza che spiana la strada ad un nuovo rinvio a giudizio per il miliardario svizzero, salvatosi da una pesante condanna per disastro ambientale nel primo storico processo – conclusosi nel novembre 2014 – solo grazie alla prescrizione. La decisione formale, che spetta al giudice dell’udienza preliminare di Torino (Gup), dovrebbe giungere entro qualche mese.

L'inchiesta
29.06.2016

di 

Claudio Carrer

L'anno scorso in Svizzera sono state vendute 66'332 biciclette elettriche e 112'244 mountainbikes, nelle nostre case vivono 1,35 milioni di gatti, 500 mila cani e 4,5 milioni di pesci, mentre nelle aziende agricole elvetiche si contano 1'554'319 bovini e 1'495'737 suini. Il lettore si tranquillizzi: chi scrive non è caduto in uno stato di confusione mentale. Questo elenco di dati ci serve solo per sottolineare quanto a fondo si possa spingere la ricerca statistica e soprattutto per rilevare come in Svizzera sia per contro estremamente complesso fare luce su una questione ben più importante come per esempio la tragedia dell'amianto: mentre per scoprire le curiosità citate in entrata bastano cinque minuti di tempo e un paio di click sul nostro computer, per stabilire il numero più o meno esatto di persone che sono morte e continuano a morire a causa della fibra killer si deve passare per un percorso a ostacoli.

Svizzera
29.06.2016

di 

Claudio Carrer

Le persone condannate a morte per essere state esposte in Svizzera alle polveri di amianto (sul luogo di lavoro o altrove) e i loro familiari otterranno un sostegno finanziario tramite un Fondo che sarà costituito nei prossimi mesi.

Vendita
09.06.2016

di 

Claudio Carrer

È definitivamente fallito il tentativo di imporre a tutti i Cantoni un’ennesima estensione degli orari dei negozi: il progetto di legge federale che mirava ad “armonizzare” le aperture dalle 6 del mattino fino alle 8 di sera sull’intero territorio nazionale, “figlio” di una mozione del senatore ticinese Filippo Lombardi, è infatti stato affossato lunedì dal Consiglio degli Stati. Si tratta di una decisione presa essenzialmente nel nome del federalismo, ma che rappresenta anche una vittoria per molte lavoratrici e molti lavoratori del commercio al dettaglio, un settore già fin troppo liberalizzato e povero di regole e garanzie a tutela del personale che certo non ha bisogno di un ulteriore allentamento normativo.


L'editoriale
09.06.2016

di 

Claudio Carrer

Giù le mani dagli ospedali! Pur avendo bocciato di misura l’iniziativa che portava questo titolo, nella votazione cantonale del 5 giugno scorso il popolo ticinese, dando una lezione all’intera Svizzera, ha espresso indicazioni chiare sul tipo di sanità che vuole: di qualità, di prossimità e soprattutto sotto stretto controllo pubblico. Con l’affossamento della Legge sull’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) voluta da Governo e Parlamento, il popolo ha detto no a un’impostazione privatistica del sistema sanitario e riaffermato il primato degli interessi dei pazienti su quelli di un manipolo di azionisti di grandi gruppi privati, con i quali i vertici dell’Eoc e il ministro cantonale della sanità Paolo Beltraminelli volevano invece entrare in affari costituendo insieme delle società anonime.


L'editoriale
24.05.2016

di 

Claudio Carrer

La realizzazione di un’opera d’importanza europea come quella delle nuove trasversali ferroviarie alpine, che tra pochi giorni sarà celebrata con l’inaugurazione del tunnel di base del San Gottardo, è sicuramente una ragione di vanto a livello internazionale per un piccolo paese come la Svizzera. Ma restano molti dubbi sulle capacità che sapremo mettere in campo per far fruttare gli oltre cento chilometri di gallerie, scavati da migliaia di lavoratori provenienti da ogni angolo del mondo (e non sempre nel pieno rispetto dei loro diritti, come raccontiamo negli articoli correlati).


Alla vigilia dello storico evento constatiamo innanzitutto come i nostri governanti, attraverso una serie di decisioni incomprensibili e alcune esternazioni fuori luogo, stiano minando lo scopo stesso dell’ingente investimento, ossia il trasferimento del traffico merci transalpino dalla strada alla ferrovia, caposaldo della politica elvetica in materia di trasporti, tra l’altro più volte ribadito dai cittadini in occasione di votazioni popolari.

La storia
24.05.2016

di 

Claudio Carrer

Non figura nell’elenco ufficiale dei caduti sui cantieri delle nuove trasversali ferroviarie, ma anche lui è una vittima che in questa sede è doveroso ricordare. Maurizio Bertera, classe 1964, una quindicina d’anni di lavoro come carpentiere sul cantiere del secolo, è stato vittima della malattia, ma anche della totale insensibilità dimostratagli dal suo ultimo datore di lavoro e dell’accanimento di una compagnia assicurativa – la Swica – che gli ha fatto la “guerra” fino alla fine dei suoi giorni e che ora addirittura la prosegue contro i suoi eredi, la vedova i due figli di 23 e 11 anni.

L'editoriale
11.05.2016

di 

Claudio Carrer

Un tempo avevamo i treni più puntuali, più sicuri e più puliti del mondo, potevamo effettuare i nostri pagamenti e altre operazioni nell’ufficio postale sotto casa, eventuali guasti della linea telefonica venivano risolti in un battibaleno, avevamo a che fare con ferrovieri e postini che andavano fieri del loro lavoro, che godevano di grande considerazione all’interno delle comunità per l’importante ruolo che rivestivano anche dal punto di vista sociale, al pari del medico condotto, del parroco o del maestro. Oggi non è più così e tutti coloro cui l’anagrafe consente di serbare tali ricordi rimpiangono la qualità del servizio pubblico offerto dalle vecchie FFS e dalle mitiche PTT, le ex regie federali che sul finire degli anni Novanta il Parlamento svizzero decise di trasformare in società per azioni piegandosi alla concezione della nuova gestione pubblica imposta dalle logiche di liberalizzazione e deregolamentazione impostesi negli anni Ottanta e Novanta.

L'editoriale
20.04.2016

di 

Claudio Carrer

La Festa del lavoro che ci apprestiamo a celebrare come ogni anno il 1° maggio affonda le sue radici nelle lotte degli operai che nella seconda metà dell’Ottocento rivendicavano un diritto fondamentale, quello di un orario di lavoro decente e umano. Un valore tanto “antico” quanto forte e attuale in un’epoca in cui i lavoratori vivono il part-time imposto, i turni spezzettati, il lavoro serale e domenicale, il lavoro interinale e su chiamata, l’intermittenza del lavoro, il lavoro gratuito e tanti altri soprusi che ledono la loro dignità.
Basterebbe questo richiamo per dimostrare come il Primo Maggio sia tutt’altro che una festa “morta”, come qualcuno sostiene. Non solo per il suo valore storico e simbolico, ma soprattutto perché oggi più che mai vi è la necessità di porre il lavoro e i lavoratori tutti al centro del dibattito e di ogni iniziativa di politica economica e sociale.

L'editoriale
07.04.2016

di 

Claudio Carrer

La revisione della legge sull'asilo in votazione il prossimo 5 giugno non è una riforma “equa”, ma uno strumento che riduce ulteriormente le possibilità di ottenere rifugio in Svizzera per i disperati in fuga da guerre e persecuzioni e che consente alle autorità di “liberarsene” in fretta grazie alla prevista “procedura celere”. Siamo insomma di fronte ad un ennesimo inasprimento della legge perfettamente in linea con le passate controriforme, leggermente edulcorato da qualche norma ragionevole (per esempio in favore delle famiglie con bambini o dei minori non accompagnati).

L'editoriale
17.03.2016

di 

Claudio Carrer

Sono trascorsi ormai cinque anni dalla catastrofe nucleare di Fukushima, ma la Svizzera sembra non aver imparato nulla stando alle decisioni politiche sin qui adottate e alle bugie che la lobby dell'atomo continua a raccontare. Nella cosiddetta “Strategia energetica 2050”, pensata per portarci fuori dal nucleare all'indomani dell'incidente giapponese, non vi è quasi più traccia di questo obiettivo, come confermano le recenti decisioni parlamentari.
Decisioni prese oltretutto in contemporanea con l’avvicinarsi di una catastrofe finanziaria per le centrali nucleari elvetiche, anticipata dalla richiesta di aiuti pubblici avanzata dal colosso energetico Alpiq che ha chiuso il 2015 con una perdita di 830 milioni di franchi che si somma al passivo di 902 milioni del 2014.



L'editoriale
02.03.2016

di 

Claudio Carrer

“È sempre più difficile distinguere tra negozi “normali” e negozi situati nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti o presso le stazioni di benzina e pertanto è giunto il momento di garantire parità di trattamento in materia di orari di apertura”. Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, non sappiamo se per ingenuità politica o per arroganza, ha finalmente gettato la maschera spiegando in questi termini, lunedì scorso davanti al Consiglio nazionale, il senso della nuova Legge federale sugli orari di apertura dei negozi che obbliga tutti i Cantoni a concedere aperture minime dalle 6 alle 20 in settimana e fino alle 19 il sabato. Legge poi approvata dal plenum, tra l’altro (alla faccia del federalismo) a sole 24 ore dalla votazione popolare con cui i ticinesi hanno deciso un regime molto meno liberale.

Legge cantonale sui negozi
02.03.2016

di 

Claudio Carrer

Nonostante gli sforzi intrapresi da Unia, il popolo ticinese domenica scorsa ha approvato la nuova legge sugli orari di apertura dei negozi, che per il personale comporterà giornate di lavoro ancora più pesanti e un aumento del lavoro domenicale e festivo.

Questo anche a causa dell’incomprensibile comportamento del sindacato Ocst durante la campagna referendaria che, «invece di schierarsi dalla parte del personale, ha condotto una campagna a sostegno della legge e dunque degli interessi della grande distribuzione», ha denunciato Unia in un comunicato diffuso domenica a commento del risultato (59,2% di sì contro 40,8% di no).

L'editoriale
04.02.2016

di 

Claudio Carrer

“Sono solo poche mele marce in un sistema sano”. Di solito gli episodi incresciosi (anche della peggior specie) che coinvolgono agenti di polizia vengono “liquidati” con troppa faciloneria dai loro superiori e dai politici responsabili della sicurezza pubblica. Pensiamo in particolare al «numero considerevole di casi di soprusi commessi dalla polizia» che hanno una connotazione razzista o xenofoba e che oltretutto «spesso rimangono impuniti», come denunciava già una decina di anni fa l’allora relatore speciale dell’Onu sulle forme contemporanee di razzismo, raccomandando alla Svizzera un’«educazione più esaustiva» dei poliziotti «nel campo dei diritti dell’uomo, così da permettere loro di applicare le norme universalmente riconosciute in materia di diritti dell’uomo nel loro lavoro quotidiano».

L'editoriale
21.01.2016

di 

Claudio Carrer

“In Ticino nel settore del commercio del dettaglio sono andati persi 500 posti di lavoro nel corso del 2015 e se si vuole evitare che la situazione si aggravi ulteriormente bisogna sostenere la nuova legge sugli orari di apertura dei negozi in votazione il prossimo 28 febbraio”. Suona più o meno così l’appello lanciato alcune settimane fa dal direttore di Migros Ticino Lorenzo Emma e sistematicamente ribadito da tutti i rappresentanti della grande distribuzione e dai guru dell’economia cantonale quando sono chiamati a esprimersi sul fenomeno del turismo degli acquisti oltre frontiera, sulla crisi del settore, sugli effetti del franco forte eccetera. Si tratta di una tesi semplicemente ridicola, figlia di quella stupidità neoliberista che deforma la realtà, nel caso concreto per cercare di fare presa su un’opinione pubblica chiamata a decidere se estendere ulteriormente gli orari di apertura dei negozi ticinesi, cioè se fare un ennesimo regalo ai colossi della grande distribuzione, se peggiorare le condizioni di lavoro e di vita del personale di vendita e se infliggere il colpo di grazia ai piccoli commercianti, che sono il vero motore di questo settore.

L'editoriale
16.12.2015

di 

Claudio Carrer

Eleggendo il democentrista vodese Guy Parmelin, l’Assemblea federale ha scelto il male minore, il meno peggio fra i tre candidati ufficiali presentati dall’Udc per la successione di Eveline Widmer-Schlumpf in governo. Ma sicuramente il meno gradito dai colonnelli del partito che puntavano sul giovane consigliere nazionale Thomas Aeschi, uomo delle banche e delle multinazionali nonché fedelissimo del leader storico del partito Christoph Blocher. Ma questo è il prezzo che l’Udc paga per aver provocato oltre misura il Parlamento, in particolare con quella sua clausola statutaria – figlia dell’estromissione di Blocher e dell’elezione di Widmer-Schlumpf nel 2007 – che prevede l’espulsione di ogni eletto che non figuri tra i candidati ufficiali e che di fatto intacca la libertà di scelta dei parlamentari garantita dalla Costituzione.

L'editoriale
03.12.2015

di 

Claudio Carrer

Stando ai rappresentanti della grande distribuzione, la revisione della legge cantonale ticinese sugli orari di apertura dei negozi in votazione popolare il prossimo 28 febbraio sarebbe praticamente una questione di vita o di morte. Sia per l’economia cantonale sia per i cittadini consumatori che in caso di bocciatura rischierebbero la fame, sia per il personale del settore perché vi sarebbero centinaia di posti di lavoro a rischio. Non ci hanno ancora raccontato che le aperture prolungate dei commerci sono anche garanzia di maggiore sicurezza nelle nostre strade, ma non tarderanno a farlo, magari sulla spinta della paura crescente dopo i recenti attentati di Parigi e per la  minaccia terroristica in Europa.
In ogni caso sono sempre i soliti argomenti, le solite balle, i soliti tentativi di far digerire una pillola che fa bene solo a chi la vende, nel caso concreto ai colossi del commercio al dettaglio.

 

Giustizia
03.12.2015

di 

Claudio Carrer

Sono trascorsi più di 10 anni da quel 10 novembre 2005, quando Hans Moor morì soffocato dall’amianto che aveva respirato durante l’intera vita lavorativa. Ma presto, finalmente, il competente tribunale di Baden si chinerà sulle richieste di risarcimento all’ex datore di lavoro avanzate dai suoi familiari, a cui dal suo letto di morte, ormai senza fiato e attaccato ad una bombola d’ossigeno 24 ore su 24, aveva chiesto di portare avanti la battaglia per la giustizia «fino alla fine». Una battaglia lunghissima, fatta di tante delusioni e di tante sconfitte (prima davanti alle due istanze giudiziarie del Canton Argovia e poi al Tribunale federale), ma che è all’origine della storica sentenza emessa l’11 marzo 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che condanna la Svizzera per la sua prassi in materia di prescrizione e le impone un cambiamento di rotta.


L'editoriale
19.11.2015

di 

Claudio Carrer

Sembra proprio che l’Udc non ci tenga particolarmente a far eleggere un secondo consigliere federale e che il Ticino dovrà ancora attendere (e ciò è una previsione ma soprattutto un auspicio) per tornare a essere rappresentato nel governo di Berna. Il gruppo parlamentare democentrista deciderà solo oggi i nomi da sottoporre all’Assemblea federale il 9 dicembre, ma stando alle raccomandazioni formulate lunedì dai vertici del partito non si possono che trarre queste conclusioni.


L’ipotesi di presentare un ticket a tre con un candidato per ogni regione linguistica ci sembra solo un’operazione di facciata e di pura propaganda, perché è chiaro a tutti che se il successore di Eveline Widmer-Schlumpf sarà un esponente del partito di Toni Brunner questo sarà uno svizzero-tedesco.

La Romandia esprime già due consiglieri federali e l’entrata di un terzo sarebbe inconciliabile con il principio costituzionale secondo cui “Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese devono essere equamente rappresentate” (articolo 175 capoverso 4 della Costituzione federale): le eventuali candidature di Oskar Freysinger e di Guy Parmelin, oltre che non essere le più indicate per ottenere una maggioranza dall’Assemblea federale (l’organo che elegge, sempre secondo la Costituzione, i membri del Governo, piaccia o non piaccia all’Udc), sarebbero solo una farsa.

L'editoriale
22.10.2015

di 

Claudio Carrer

Che scelte avrà fatto domenica scorsa il salariato medio che quotidianamente vive i disagi di un mercato del lavoro scarsamente regolamentato, che subisce la prepotenza di un padronato che tende a scaricare su di lui i rischi aziendali e che ha licenza di lasciarlo a piedi perché sul mercato si trova forza lavoro disposta a guadagnare meno di lui e che è vittima di un’offensiva trasversale tesa a smantellare ogni conquista sociale?
Probabilmente la stragrande maggioranza dei salariati non ha partecipato alle elezioni federali perché non ne ha il diritto o perché ritiene che il voto sia un esercizio inutile quando nessuno dei contendenti è in grado di dare risposte convincenti alle sue preoccupazioni.



L'editoriale
08.10.2015

di 

Claudio Carrer

Un sindacato per far cosa?”, domanda un direttore a un suo impiegato, assicurandogli tuttavia, mentre lo spinge fuori dalla porta del suo ufficio: “Per qualsiasi problema io sono qui”. È solo il testo di una vignetta pubblicata tempo fa da area, ma che esprime una grande verità: dove non c'è Sindacato, nel senso più alto del termine, il lavoratore è praticamente fottuto, oggi ancora peggio di ieri.

Una verità di cui sono sicuramente consapevoli le lavoratrici e i lavoratori della Exten di Mendrisio, quelli della SMB di Biasca, così come quelli  della Crai Suisse di Riazzino, che in questo 2015 hanno trovato la forza e il coraggio di ricorrere allo sciopero per difendere la loro dignità di salariati e per opporsi a dei padroni che avevano la pretesa di trattarli come se fossero degli stracci usa e getta o dei limoni da spremere, sacrificabili sull’altare del profitto. E lo stesso discorso si potrebbe fare anche per gli edili che si preparano a un autunno di lotta per ottenere maggiori tutele e per non farsi strappare dalle mani la più importante conquista sindacale degli ultimi decenni: il prepensionamento a 60 anni, un diritto irrinunciabile soprattutto per chi svolge un lavoro usurante come il loro.

L'affare della condivisione
08.10.2015

di 

Claudio Carrer

Concorrenza sleale nei confronti dei tassisti, violazioni delle norme sul trasporto delle persone e della legislazione svizzera sul lavoro, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei tempi di riposo degli autisti, ma anche una minaccia per la sicurezza dei passeggeri. Sono le principali ragioni che hanno spinto i tassisti di Basilea e di Zurigo, con il sostegno del sindacato Unia, a inscenare settimana scorsa una manifestazione di protesta davanti alla stazione principale della città sul Reno contro Uber, la multinazionale californiana che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato e a buon mercato (ma non sempre) attraverso un’applicazione per telefoni mobili che mette in contatto diretto gli autisti con i potenziali utenti, così come a chiederne la messa al bando attraverso una petizione indirizzata al governo e al parlamento cantonali.

L'editioriale
24.09.2015

di 

Claudio Carrer

Si dovrebbe chiamare “Legge sulla sorveglianza di massa dei cittadini in Svizzera” quella che oggi il nostro Parlamento, sordo agli appelli di autorevoli giuristi, organizzazioni per i diritti umani, associazioni dei consumatori e molti altri soggetti, dovrebbe approvare in sede di votazione finale e su cui verosimilmente si dovrà esprimere anche il popolo, essendo il lancio del referendum cosa decisa.

Una legge, denominata “sul servizio di informazioni” che estende a dismisura (e senza contrapporvi un serio sistema di vigilanza) il potere dei servizi segreti in materia di sorveglianza e di raccolta dei dati e che nel contempo indebolisce la tutela della sfera privata dei cittadini violando massicciamente diritti fondamentali quali la libertà di opinione e la presunzione d’innocenza.

L'editoriale
10.09.2015

di 

Claudio Carrer

L'afflusso di profughi in fuga dalle guerre e dalla fame non è un evento straordinario, ma un fenomeno “normale”, che l'Europa, volente o nolente, dovrà assimilare e imparare a gestire con intelligenza. Il progetto di trasformare il continente in una sorta di fortezza invalicabile è chiaramente fallito: strumenti militar-polizieschi come gli accordi di Schengen e Dublino (cui anche la Svizzera aderisce), venduti come elementi costitutivi di un'Europa “sicura e senza frontiere” ma in realtà pensati per fermare i processi migratori il più lontano possibile dalle frontiere dell'Unione, hanno solo contribuito a far aumentare il numero di morti nel Mediterraneo o sulla via dei Balcani.

L'editoriale
27.08.2015

di 

Claudio Carrer

Settanta franchi al mese in più di Avs per tutti come contropartita all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne da 64 a 65 anni, al taglio delle pensioni e a un nuovo aumento dell’Iva, la più antisociale delle tasse. Sta prendendo questa forma il progetto del consigliere federale socialista Alain Berset “Previdenza vecchiaia 2020”, che mira a riformare congiuntamente l’assicurazione vecchiaia (cioè l’Avs, il primo pilastro) e la previdenza professionale (cioè la pensione, il secondo pilastro) per assicurarne il finanziamento fino al 2030. Questo è perlomeno il “compromesso” scaturito dai lavori della Commissione della sicurezza sociale e della sanità (Csss) del Consiglio degli Stati e che pare mettere tutti d’accordo sotto la cupola di Palazzo federale, compresi i parlamentari del Partito socialista (Ps).

 

Intervista a Renzo Ambrosetti
02.07.2015

di 

Claudio Carrer

Il 20 giugno 2015 l’assemblea dei delegati del sindacato Unia ha eletto alla presidenza Vania Alleva, finora co-presidente con il ticinese Renzo Ambrosetti che lascia dopo quasi quarant’anni di carriera sindacale. Un’occasione per incontrarlo.

L'editoriale
17.06.2015

di 

Claudio Carrer

L’iniziativa dei Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino” non garantirà mai il diritto di «ogni persona» ad un «salario minimo» che si possa ritenere garanzia di «un tenore di vita dignitoso», come recita il relativo ingannevole articolo costituzionale approvato domenica scorsa dal 54 per cento dei ticinesi. A dipendenza di come verrà applicato il principio, si può sperare di arginare al massimo gli abusi più gravi (pensiamo ai contratti da 1.000 franchi al mese), ma non il fenomeno globale del dumping salariale, che anzi rischia di essere ulteriormente alimentato dalla fissazione di retribuzioni minime da fame.

Eternit bis
17.06.2015

di 

Claudio Carrer

L’accusa chiede che Stephan Schmid­heiny venga processato per l’omicidio volontario di 258 persone vittime dell’amianto disperso negli ambienti lavorativi e abitativi dagli stabilimenti italiani dell’Eternit, la multinazionale di cui il miliardario svizzero ha assunto il controllo a partire dal 1976. Secondo la difesa non si dovrebbe per contro celebrare alcun nuovo processo dopo che la Cassazione nel novembre 2014 ha annullato, a causa della prescrizione, la condanna inflittagli a Torino per disastro ambientale. Il giudice dell’udienza preliminare (gup) Federica Bompieri deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio martedì 14 luglio.

L'editoriale
02.06.2015

di 

Claudio Carrer

La legge svizzera tradizionalmente offre poche garanzie e tutele alle lavoratrici e ai lavoratori e negli ultimi anni, nonostante la forza destabilizzante dei processi di precarizzazione, flessibilizzazione e liberalizzazione del mercato del lavoro, invece di essere rafforzata, è stata ulteriormente indebolita: si pensi alle controriforme della Legge sulla disoccupazione o di quelle sull’assicurazione invalidità. Tutti coloro che si battono per i diritti dei salariati rivendicano da sempre una più stringente regolamentazione del lavoro, divenuta ancora più necessaria dopo l’entrata in vigore (nel 2002) dell’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea che, oltre ad aver prodotto benefici economici, ha anche favorito il dumping salariale, la sostituzione della manodopera residente con lavoratori esteri sottopagati e altri fenomeni di sfruttamento che a volte sconfinano persino nel campo della criminalità.


Il rafforzamento delle cosiddette misure accompagnatorie adottate a suo tempo dal Parlamento per attutire gli effetti "collaterali” della libera circolazione appena descritti, è a sua volta una rivendicazione ampiamente condivisa. Ma sulla via per arrivarci permangono divergenze importanti, anche all’interno del movimento sindacale, come dimostra il vivace dibattito scatenato dalle recenti prese di posizione della sezione ticinese dell’Uss, che si è detta non più disponibile a sostenere la libera circolazione fintanto che non saranno adottate misure realmente efficaci contro le distorsioni del mercato del lavoro a essa connesse.

Eternit bis
20.05.2015

di 

Claudio Carrer

Quando è chiamato a rendere conto davanti alla giustizia per i danni causati con la sua attività di industriale dell’amianto, Stephan Schmidheiny non si fa mai vedere: preferisce mandare avanti i suoi avvocati, perché lui si difende dai processi e non nei processi. Se n’è avuta conferma la settimana scorsa nelle prime udienze preliminari al Tribunale di Torino, che entro luglio stabilirà se Mister Eternit dovrà essere processato per omicidio volontario, così come chiede la Procura di Torino in relazione alla morte di 258 persone vittime dell’amianto disperso negli ambienti di lavoro e di vita dalle sue fabbriche tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, cioè quando lui era il massimo dirigente della multinazionale svizzero-belga.

L'editoriale
20.05.2015

di 

Claudio Carrer

“Frequentavo le scuole elementari in una cittadina delle Fiandre. Un giorno la nostra insegnate ci portò a visitare una fabbrica. All’entrata dello stabilimento una compagna di classe mi raccomandò di respirare piano e di restare il meno possibile in quel posto perché poteva essere pericoloso. Solo molti anni dopo capii che il pericolo era costituito dall’amianto e che quella bambina, pur nella sua ingenuità, era ben informata essendo una delle nipoti della famiglia di industriali belgi Emsens, che all’epoca insieme con gli svizzeri Schmidheiny, deteneva il marchio Eternit”. La tragica e toccante testimonianza, che area ha raccolto un paio di anni fa, si riferisce a un episodio risalente al 1948.

Un dato indicativo della spregiudicatezza degli industriali che, pur consapevoli della pericolosità per la salute dell’uomo, hanno continuato a usare l’amianto per decenni ricorrendo a tutti i mezzi possibili per nascondere le evidenze scientifiche o far credere che fosse possibile lavorarlo “in sicurezza”. Oggi l’Europa fa la conta dei danni: 15.000 morti all’anno per malattie asbesto-correlate, un terzo della popolazione ancora esposta all’amianto, che resta la causa della metà dei decessi per tumori professionali, come indica l’Organizzazione mondiale della sanità.

Ma, contrariamente a quanto comunemente si ritiene, ancora oggi l’Europa continua a essere confrontata con una potentissima lobby industriale dell’amianto (tuttora utilizzato, prodotto ed esportato in ben 15 Stati su 53).

L'editoriale
07.05.2015

di 

Claudio Carrer

I fautori di una società che lavora e produce 24 ore su 24, impostisi qualche settimana fa nel Parlamento ticinese con l'adozione della revisione della legge sull'apertura dei negozi fatta su misura per la grande distribuzione, dovranno fare i conti con una votazione e con un'importante opposizione popolare. Il referendum promosso dal sindacato Unia è infatti riuscito e proprio oggi verranno consegnate alla Cancelleria dello Stato la bellezza di 10.000 firme.

Strage Eternit
06.05.2015

di 

Claudio Carrer

Martedì prossimo 12 maggio 2015 si terrà al Tribunale di Torino la prima delle udienze preliminari per stabilire se il miliardario svizzero Stephan Schmid­heiny dovrà essere rinviato a giudizio e dunque processato per il reato di omicidio aggravato volontario, così come ipotizza la Procura torinese in relazione alla morte di 258 persone, vittime delle polveri di amianto disperse negli ambienti di lavoro e di vita dagli stabilimenti italiani della multinazionale Eternit, di cui è stato massimo dirigente tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta. Alla vigilia di questo appuntamento area ha seguito le celebrazioni per la Giornata mondiale delle vittime dell'amianto a Casale Monferrato, la città Martire.

L'editoriale
23.04.2015

di 

Claudio Carrer

Seguendo una tendenza in atto a livello nazionale recentemente manifestatasi a Lucerna e Zurigo, anche in Ticino la destra avanza: le elezioni di domenica scorsa hanno consolidato quell'alleanza liberal-leghista che già da tempo governa e spadroneggia in questo cantone, ma che nel prossimo quadriennio disporrà pure della maggioranza assoluta in Parlamento. La sinistra tocca invece il suo minimo storico.
Se è andata così non ci si deve stupire più di tanto, ma ci si può perlomeno interrogare sulle ragioni del disastro con un minimo di lucidità.Nel Partito socialista (Ps), il grande sconfitto di queste elezioni, sembra invece prevalere la confusione più totale.

L'editoriale
01.04.2015

di 

Claudio Carrer

Succede spesso che i politici dichiarino di aver votato in un senso o nell’altro “per dare un segnale”. Nella maggior parte dei casi, soprattutto sotto elezioni, si tratta solo di segnali di fumo. Fumo gettato negli occhi dei cittadini. L’adozione da parte del Gran Consiglio ticinese (grazie ad un’ammucchiata social-leghista e alla “casuale” assenza in aula di qualche rappresentante borghese) dell’iniziativa dei Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino” ne è un classico esempio.

Un’iniziativa che solo a parole sancisce il «diritto» di «ogni persona» ad «un salario minimo che gli assicuri un tenore di vita dignitoso», ma che in realtà è uno strumento totalmente inadeguato a contrastare il dumping salariale. Anzi, potrebbe addirittura favorire questo fenomeno già dilagante in Ticino.

Orari dei negozi
01.04.2015

di 

Claudio Carrer

Come previsto il Gran Consiglio ticinese ha approvato lo scorso 23 marzo la nuova legge sugli orari di apertura dei negozi, decidendo un po’ a sorpresa (ma non più di tanto, essendo imminenti le elezioni politiche) di vincolarne l’entrata in vigore all’adozione di un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) di obbligatorietà generale nel ramo del commercio al dettaglio. Una decisione che, oltre ad essere incompatibile con il diritto federale (come risulta da una perizia giuridica voluta dallo stesso parlamento), non ha cambiato di una virgola la posizione del sindacato Unia che ancora una volta si batterà con determinazione contro l’ennesimo tentativo di estendere gli orari di apertura dei negozi e dunque di peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro del personale della vendita.

L'editoriale
18.03.2015

di 

Claudio Carrer

“Ma cosa volete che sia una mezz'oretta in più al giorno?” Sarà con questo ritornello che i fautori delle aperture prolungate dei negozi cercheranno di convincere i ticinesi della bontà della nuova legge che il Gran Consiglio (salvo sorprese) dovrebbe varare settimana prossima e che appunto prevede per i giorni feriali l'abbassamento delle serrande alle 19 anziché alle 18.30. In realtà questo è solo un dettaglio: la posta in gioco è ben più alta, sia per i lavoratori della vendita sia per i cittadini comuni, perché con questa operazione la destra nostrana (un po' per ideologia, un po' per fini elettorali) mira ad una liberalizzazione selvaggia dalle conseguenze incalcolabili, per esempio per la salute delle persone.

Processo Eternit bis
04.03.2015

di 

Claudio Carrer

Per il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, appena “graziato” dalla prescrizione nell’ambito di un primo procedimento per disastro ambientale, potrebbe presto aprirsi in Italia una nuova stagione di processi per i morti d’amianto causati dalla sua attività imprenditoriale alla testa della multinazionale Eternit tra la metà degli anni Settanta e la metà degli Ottanta.

Il primo dei tre i procedimenti pendenti a suo carico entrerà in una fase decisiva prima dell’estate con la cosiddetta “udienza preliminare”, nell’ambito della quale sarà valutata la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato, presentata nei giorni dalla Procura di Torino.

L'editoriale
12.02.2015

di 

Claudio Carrer

L’obiettivo è chiaro, ma la soluzione è più incerta che mai. Presentando, mercoledì 11 febbraio, la sua proposta di attuazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” approvata dal popolo il 9 febbraio 2014, che chiede una regolazione autonoma e una limitazione dell’immigrazione, il Consiglio federale non è di fatto stato in grado di fare alcuna previsione su come la Svizzera concretizzerà la volontà popolare. Tutto dipenderà dall’esito degli imminenti difficilissimi negoziati con l’Unione europea (Ue) per un “adeguamento” dell’accordo sulla libera circolazione. Gli scenari possibili sono tre: «Otteniamo tutto, non otteniamo nulla oppure non otteniamo tutto ma nemmeno nulla», ha sintetizzato mettendo un po’ le mani avanti la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga in una conferenza stampa fiume con i colleghi Burkhalter e Schneider-Ammann. Del resto, le fatto eco il ministro degli esteri: «L’incertezza è cresciuta in Svizzera, come ovunque nel mondo».
Guardando però alle misure di politica interna proposte dal governo, una certezza la possiamo ricavare: sono discriminatorie e inadeguate (se non in minima parte) a risolvere i problemi che investono il mercato del lavoro in Svizzera.

L'editoriale
18.12.2014

di 

Claudio Carrer

Scommettere sull’abbandono dell’energia nucleare in Svizzera resta un azzardo, soprattutto dopo le prime decisioni adottate recentemente dal Consiglio nazionale nell’ambito della cosiddetta “Strategia energetica 2050”, un pacchetto di misure elaborate dal governo all’indomani della catastrofe di Fukushima del 2011 che ci dovrebbe portare fuori dall’atomo. La potente lobby nucleare, al di là delle apparenze e delle dichiarazioni di facciata, è riuscita ancora una volta a imporsi e la dichiarata “svolta energetica” resta per ora  solo un vocabolo ricorrente nei titoli dei giornali.

Sindacato
04.12.2014

di 

Claudio Carrer

Il sindacato Unia compie dieci anni. Per sottolineare la ricorrenza, domani a Berna si terrà una grande festa per i militanti e nel corso del 2015 saranno organizzati numerosi momenti d’incontro e di riflessione a livello regionale. Per l’occasione, il sindacato ha anche pubblicato un libro che ripercorre la storia della più grande organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori in Svizzera. area vi propone invece un'intervista a Vania Alleva e Renzo Ambrosetti sulle origini, il ruolo nella società, le sfide presenti e future dell'organizzazione sindacale. 

L'editoriale
23.11.2014

di 

Claudio Carrer

“Ho una grande rabbia dentro. Sento di avere la forza per andare avanti. Tutto quello che abbiamo fatto per decenni deve lasciare il segno in Italia e nel mondo”; “Non ci faremo portare a spasso al guinzaglio come cagnolini, ma reagiremo”; “Siamo piegati dal dolore e dall'amarezza ma non ci siamo arresi, non è nella nostra indole. La nostra è una lotta che viene da lontano e abbiamo il dovere morale di continuarla”.
Se Romana Blasotti Pavesi (85 anni, cinque familiari ammazzati dall’amianto di Stephan Schmidheiny, nella foto), Bruno Pesce e Nicola Pondrano (una vita intera dedicata alle battaglie sindacali, sociali e legali al fianco delle vittime dell’Eternit) riescono a reagire così a un’offesa come quella inferta mercoledì scorso dalla Corte di Cassazione ai loro morti e ai loro concittadini di Casale Monferrato, vuol dire che il 19 novembre 2014  è stata sì scritta una pagina nera per la giustizia e per i diritti dei lavoratori, ma si è anche aperta una nuova fase della lotta iniziata quarant’anni fa.

Processo Eternit
23.11.2014

di 

Claudio Carrer

Stephan Schmidheiny ha provocato consapevolmente un disastro ambientale che ha ucciso, sta uccidendo e continuerà a uccidere migliaia di persone che hanno respirato le polveri di amianto immesse negli ambienti di lavoro e di vita dalle sue fabbriche Eternit in Italia. Ma lui non va punito perché, con la chiusura degli stabilimenti nel 1985, ha smesso di delinquere e dunque «il reato è estinto per prescrizione maturata antecedentemente alla sentenza di primo grado». Così ha deciso mercoledì sera a Roma, chiudendo una giornata processuale drammatica, la prima sezione penale della Corte di cassazione. La condanna a 18 anni di carcere che era stata inflitta al magnate svizzero dal Tribunale d'Appello di Torino nel 2013 è così annullata e con essa tutti i risarcimenti alle vittime.

Immigrazione
23.11.2014

di 

Claudio Carrer

Il loro destino era nelle mani del datore di lavoro, non avevano diritto a una vita famigliare e sociale, erano costretti ad alloggiare in baracche fatiscenti, e non potevano ammalarsi pena la perdita del posto. In queste condizioni hanno vissuto, anche per anni e anni, centinaia di migliaia di lavoratori stranieri in Svizzera ai tempi del cosiddetto “Statuto dello stagionale”, che tra il 1934 e il 2002 regolamentava la politica migratoria elvetica e che oggi l’Unione democratica di centro (Udc), forte dell’approvazione popolare lo scorso 9 febbraio dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, vorrebbe ripristinare. Un’ipotesi scellerata che Unia combatte con una campagna di sensibilizzazione e informazione sul significato di quella tragica esperienza.

L'editoriale
06.11.2014

di 

Claudio Carrer

È una volgare proposta di stampo xenofobo e sessista, un tentativo di riportare indietro la Svizzera alla realtà economica e sociale degli anni Cinquanta, uno strumento per aumentare ulteriormente la pressione sui salari, per dare ancora più libertà di manovra a quei padroni senza scrupoli che già oggi approfittano delle larghe maglie della legge per sfruttare lavoratrici e lavoratori e “ideale” a incentivare il lavoro nero e ogni forma di illegalità.

L'editoriale
23.10.2014

di 

Claudio Carrer

Che bello: la prevista liberalizzazione totale del mercato elettrico in Svizzera a partire dal 2018 consentirà a tutti noi di scegliere liberamente il fornitore e di approfittare così dei migliori prezzi. L’ha raccontata più o meno così la consigliera federale Doris Leuthard presentando alcune settimane fa alla stampa il decreto governativo che dovrebbe dare il via libera alla seconda fase di apertura del mercato, di cui i grandi consumatori beneficiano già dal 2009.

Amianto
23.10.2014

di 

Claudio Carrer

Convocare una tavola rotonda tra tutti gli attori interessati per discutere dell’istituzione di un Fondo nazionale d’indennizzo delle vittime dell’amianto? La proposta, formulata qualche settimana fa dai sindacati attraverso una lettera aperta al Consiglio federale, sta provocando reazioni incoraggianti.

L'editoriale
09.10.2014

di 

Claudio Carrer

Anche in Svizzera si sta finalmente stringendo il cerchio intorno ai responsabili della tragedia dell’amianto: sebbene nessun imprenditore, come sarebbe giusto, verrà mai chiamato a rendere conto davanti a un tribunale per aver esposto alle micidiali fibre e mandato a morte migliaia di lavoratori e cittadini, si sta facendo strada l’ipotesi di istituire un Fondo nazionale d’indennizzo delle vittime. Tutto è ancora da discutere e da definire, ma i timidi segnali di apertura giunti nei giorni scorsi dal mondo economico e imprenditoriale in risposta alle rivendicazioni formulate dall’Unione sindacale svizzera (ne riferiamo a pagina 7) hanno quasi del sensazionale per un paese come il nostro, che storicamente fatica a fare i conti con questa vicenda. Proprio per questo serve prudenza e vigilanza

Amianto
09.10.2014

di 

Claudio Carrer

Rivedere le assurde norme in materia di prescrizione che oggi non consentono alle vittime dell’amianto di far valere i loro diritti, istituire un fondo nazionale d’indennizzo finanziato dagli imprenditori responsabili della tragedia, rafforzare le misure di prevenzione e di tutela dei lavoratori che ancora oggi entrano in contatto con la micidiale fibra. Sono le principali rivendicazioni formulate martedì in una conferenza stampa a Berna dall’Unione sindacale svizzera (Uss) e contenute in una lettera aperta al Consiglio federale, in cui si afferma l’urgenza di promuovere un’offensiva tesa a risolvere i tanti problemi ancora sul tappeto a quasi 25 anni dalla messa al bando dell’amianto in Svizzera e si chiede la convocazione di una “tavola rotonda” tra tutti gli attori interessati per affrontare finalmente la questione del risarcimento di centinaia di vittime dimenticate.

L'editoriale
25.09.2014

di 

Claudio Carrer

La squallida propaganda in atto da anni in Ticino contro i lavoratori frontalieri ha ormai contagiato l’intero mondo politico e purtroppo sta producendo, a tutti i livelli, decisioni assurde e deliranti che certo non risolveranno le gravi distorsioni che investono il mercato del lavoro cantonale. Anzi: le acuiranno. L’attualità e una sconcertante segnalazione giuntaci in redazione ci aiutano a radiografare la triste realtà di un paese, i cui veri mali sono la presenza di troppi imprenditori senza scrupoli che approfittano della crisi economica italiana per impiegare manodopera a buon mercato e una classe politica incapace e in parte complice di questo sistema perverso. 

L'editoriale
10.09.2014

di 

Claudio Carrer

Gli uffici postali chiudono, le condizioni di lavoro del personale si deteriorano, gli impiegati precari aumentano, le tariffe crescono ma la qualità del servizio all’utenza peggiora. Il bilancio della liberalizzazione del servizio postale e delle politiche perseguite negli ultimi anni dalla Posta svizzera (dal 2013 società anonima di diritto pubblico) è desolante e sotto gli occhi di tutti. E anche per noi che facciamo informazione, e per voi che ci leggete, all’orizzonte non s’intravede nulla di buono.

Il massiccio aumento delle tariffe per la distribuzione dei giornali (6 centesimi a copia in tre anni) deciso dal gigante giallo rischia di mettere in ginocchio decine di testate, in particolare quelle a bassa tiratura e quelle indipendenti.

L'editoriale
27.08.2014

di 

Claudio Carrer

“Attenzione alla trappola rossa”, “No a una sanità all’italiana”, “Cassa unica: vicolo cieco”, “Io voto sì alla cassa unica. Martelliamoci i cogl...”. Con bugie, slogan da guerra fredda e cattivo gusto gli avversari dell’introduzione di una cassa malati pubblica stanno cercando di incutere paura nei cittadini e così convincerli che, se vorranno continuare a godere di una sanità di prim’ordine, dovranno votare no il prossimo 28 settembre. Dietro la campagna, dai costi milionari, fatta di affissioni pubblicitarie a tappeto, volantini e opuscoli inviati direttamente nelle nostre case e condita con decine e decine di articoli di giornale compiacenti, vi sono evidentemente gli assicuratori privati che oggi si spartiscono un interessante mercato e temono di perderlo. La virulenza della campagna è spia di grande preoccupazione.

L'editoriale
03.07.2014

di 

Claudio Carrer

L’attuale sistema di assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie «funziona bene», perché «la concorrenza incentiva le casse malati a sviluppare modelli innovativi e a esercitare un controllo oculato sui costi delle cure, in modo da offrire premi per quanto possibile bassi». L’argomentazione regina del Consiglio federale per contrastare la creazione di una cassa malati pubblica (su cui il popolo svizzero si esprimerà il 28 settembre) è talmente assurda e lontana dalla realtà da far sobbalzare sulla sedia. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti perversi del sistema sperimentato per quasi vent'anni. Un sistema dunque da cambiare urgentemente, da rendere meno complesso e meno costoso, più trasparente e più sociale. Appunto con il passaggio a una cassa malati pubblica unica.

L'editoriale
18.06.2014

di 

Claudio Carrer

Usare le imposte pagate dai cittadini per garantire profitti ai padroni di scuole e cliniche private, rendere sempre più dipendente dal reddito l'accesso al servizio pubblico e indebolire ulteriormente i diritti dei lavoratori impiegati in questo settore. Sono gli “ingredienti” di una nuova ennesima offensiva neoliberale che, in gran segreto e al di fuori di ogni confronto democratico, si sta consumando a Ginevra nei negoziati per un Accordo sul commercio dei servizi nel quadro dell’Organizzazione mondiale del commercio.


L'editoriale
05.06.2014

di 

Claudio Carrer

“Quella di Chernobyl non è stata una catastrofe nucleare, ma una catastrofe sovietica”. Così anni fa una figura di spicco della lobby nucleare elvetica ci spiegava che nulla di simile sarebbe potuto capitare altrove, né per la gravità dell’incidente visto l’abisso tecnologico esistente né per la politica di disinformazione nei confronti dell’opinione pubblica imposta allora dalla censura sovietica, impensabile nei paesi democratici. Il disastro di Fukushima ha già smontato completamente la bizzarra tesi del nostro lobbista. Tesi riaffiorata alcuni giorni or sono alla nostra mente apprendendo che nel novembre 2012, durante i lavori per la circonvallazione autostradale in un quartiere residenziale di Bienne, furono casualmente rinvenuti residui di radio altamente radioattivo ma che le autorità (federali, cantonali e comunali) decisero di non informare la popolazione «per non turbarla».

Amianto
05.06.2014

di 

Claudio Carrer

Berna non ricorrerà all’ultima istanza della Corte europea dei diritti dell’uomo contro la sentenza dell’11 marzo scorso che ha condannato la Confederazione per la sua prassi in materia di prescrizione nei confronti delle vittime dell’amianto. Così ha deciso, d’intesa con la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, l’Ufficio federale di giustizia. La decisione dei giudici di Strasburgo assume così carattere definitivo e da subito tutti i tribunali svizzeri dovranno metterla in pratica.

Amianto
05.06.2014

di 

Claudio Carrer

L'annosa battaglia per la messa al bando totale dell'amianto a livello mondiale ha segnato dei passi in avanti negli ultimi anni, ma molto, anzi moltissimo, resta ancora da fare: sia nei paesi che ancora lo esportano o lo importano e lo lavorano sia in quelli che lo hanno già vietato da  anni ma che continuano ad essere confrontati con una massiccia presenza del minerale killer e con le legittime pretese di giustizia da parte delle vittime. Questo, in estrema sintesi, lo spaccato della situazione emerso dalla Conferenza internazionale sull'amianto tenutasi a Vienna il 6 e 7 maggio scorsi su iniziativa della Federazione mondiale dei lavoratori dell'edilizia e del legno e che ha visto la partecipazione di rappresentanti sindacali, istituzionali e della società civile di 41 paesi dei cinque continenti.

L'editoriale
22.05.2014

di 

Claudio Carrer

La saggia decisione del popolo svizzero di negare all’esercito il credito per l’acquisto degli inutili aerei da guerra e il no dei ticinesi agli iniqui tagli ai sussidi di cassa malati aiutano a mitigare la delusione per il disastroso risultato ottenuto dall’iniziativa sindacale per l’introduzione di un salario minimo legale di 4.000 franchi. Un risultato che va addirittura oltre le più pessimistiche previsioni e che inevitabilmente suscita grande delusione nelle migliaia di persone che in questa battaglia hanno creduto e per essa si sono battute negli ultimi anni.

A questo punto è legittimo interrogarsi se sia valsa la pena investire tante energie e risorse finanziarie per ottenere così poco: guardando solo alla percentuale dei consensi scaturita dalle urne verrebbe da dire di no, ma se consideriamo anche gli effetti “collaterali” che l’iniziativa ha avuto (e che probabilmente avrà nei prossimi anni) possiamo perlomeno affermare che l’esercizio non è stato del tutto inutile.

Processo Eternit
02.05.2014

di 

Claudio Carrer

Un processo «assurdo» che gli ha procurato momenti di «grande sconforto» ma di cui ora attende l’esito finale «con serenità», convinto di aver fatto «il meglio» che «come imprenditore» potesse fare quando era alla testa dell’Eternit, cioè «uscire al più presto dalla lavorazione dell’amianto». Dopo anni di silenzio e a pochi mesi dalla sentenza definitiva del processo che lo vede imputato in Italia per le migliaia di morti e di malati provocati dalle sue fabbriche e per cui è stato condannato in appello a 18 anni con l’accusa di disastro ambientale doloso permanente, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny torna a parlare. Anzi a straparlare, a raccontare menzogne e falsità storiche.

L'editoriale
02.05.2014

di 

Claudio Carrer

“È evidente che una politica salariale equa e conforme al mercato consente all’azienda di far fronte alla concorrenza e reclutare i dipendenti migliori”. L’affermazione non è tratta da un documento di propaganda sindacale per un salario minimo legale, ma da un comunicato della direzione della catena di negozi d’abbigliamento H&M. Un comunicato nel quale si annuncia che dal 1° gennaio 2015 tutti i dipendenti delle sue filiali svizzere percepiranno almeno 4000 franchi al mese, ossia 22 franchi all’ora. Un livello retributivo che corrisponde esattamente a quanto previsto dall’iniziativa popolare in votazione il prossimo 18 maggio.

Un’iniziativa che dunque, ancor prima di essere votata dal popolo svizzero, già produce risultati tangibili.

L'editoriale
10.04.2014

di 

Claudio Carrer

Arlind Lokaj, 17 anni, è nato in Ticino, qui ha vissuto i primi anni della sua vita, qui ha i suoi affetti, a partire dalla mamma da cui è tornato dopo essere stato abbandonato dal padre, qui è perfettamente integrato e benvoluto, qui ha la sua squadra di calcio, qui ha frequentato una scuola e qui, a settembre, avrebbe incominciato un apprendistato. Ma il suo sogno di poter finalmente condurre una vita normale per un ragazzo della sua età è stato spezzato dalla dissennatezza, dall’egoismo e dall’opportunismo di quattro governanti da strapazzo, fabbricanti di drammi umani, che per lui hanno deciso un altro destino: il rientro in Kosovo, dove non ha più nessuno.

Amianto
26.03.2014

di 

Claudio Carrer

Silenzio: ora parlano le vittime. Dopo la storica sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che costringerà la Svizzera a rivedere le sue norme in materia di prescrizione e che consentirà finalmente ai lavoratori e ai cittadini avvelenati dall’amianto utilizzato in passato dalle aziende elvetiche di far valere le loro giuste pretese di risarcimento, molte persone colpite tornano a sperare nella giustizia e ritrovano il coraggio di alzare la voce, di formulare rivendicazioni all’indirizzo della politica e dei responsabili della tragedia. A cominciare da quella che chiede la costituzione di un Fondo nazionale d’indennizzo per tutte le vittime dell’amianto.

L'Editoriale
26.03.2014

di 

Claudio Carrer

Chi non vive gli eventi sportivi dal di dentro ma se li sente raccontare da certi media, potrebbe avere l’impressione che in Svizzera in ogni stadio di calcio e di hockey regnino permanentemente violenza e terrore a causa della presenza di migliaia di delinquenti (i cosiddetti “hooligan”) che popolano le curve di tifosi. D’altro canto, interrogando i frequentatori si scopre che più del 97 per cento si sente “sicuro” quando assiste alle partite della sua squadra del cuore (l’ha appurato un sondaggio dell’Università di Berna); guardando poi ai dati reali, ci si rende conto che, per fortuna, sull’arco di una stagione si possono contare sulle dita di una mano gli episodi gravi di violenza legati allo sport nel corso di una stagione.
Negli ultimi anni la mistificazione della realtà ha però portato all’adozione di una lunga serie di misure restrittive della libertà personale, spesso inconciliabili con i diritti costituzionali e con il principio di proporzionalità (basti pensare allo strumento del fermo preventivo).

L'editoriale
12.03.2014

di 

Claudio Carrer

Nei confronti dei lavoratori costretti un tempo dai loro padroni a lavorare a contatto con le polveri di amianto e che oggi si ammalano e muoiono, la Svizzera viola i diritti dell’uomo, perché le sue leggi in materia di prescrizione e l’interpretazione che ne danno i tribunali non consentono alle vittime e ai loro famigliari di far valere le giuste pretese di risarcimento o di riparazione del torto morale. Ad affermarlo è una storica sentenza della Corte europea di Strasburgo che avrà importanti ripercussioni sia sulla giustizia sia sulla politica, così come sulla sorte dei Diritti delle vittime del lavoro di ieri, di oggi e di domani.

Sentenza della Corte europea
12.03.2014

di 

Claudio Carrer

Per le di vittime dell’amianto a cui da decenni i tribunali svizzeri negano sistematicamente ogni forma di risarcimento invocando l’intervenuta prescrizione dell’azione civile, si fa concreta la speranza di ottenere finalmente un minimo di giustizia, dopo la storica sentenza emessa martedì a Strasburgo dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Una sentenza che esprime un giudizio severo sulla giurisprudenza e sulle leggi del nostro paese e che obbligherà a un cambiamento di rotta. Almeno un migliaio di casi potrebbero essere riaperti e riesaminati e altrettanti avviati.

L'editoriale
20.02.2014

di 

Claudio Carrer

Due terzi dei Cantoni e molti Comuni svizzeri alle prese con problemi di carattere finanziario stanno mettendo in atto o pianificando per i prossimi anni pacchetti di misure di risparmio che comporteranno tagli alla sanità, alla scuola, alla formazione, alle prestazioni sociali, ai servizi pubblici e in altri ambiti sensibili per la vita quotidiana delle persone, che solo per il 2014 superano ampiamente il miliardo di franchi. E anche a livello federale sono in corso intensi esercizi di contenimento della spesa.  

L'intervista
20.02.2014

di 

Claudio Carrer

Il Ticino, con quasi un 70 per cento di sì, è il cantone in cui si è registrata l’accettazione più alta dell’iniziativa contro l’immigrazione. Ma è anche il cantone che patisce di più gli effetti della libera circolazione delle persone. La consigliera di Stato e direttrice del Dipartimento cantonale delle finanze e dell’economia Laura Sadis ha accettato di rispondere (per iscritto) ad alcune nostre domande.


L'editoriale
05.02.2014

di 

Claudio Carrer

Chi conosce la realtà del mondo del lavoro, perché la vive sulla propria pelle o perché quotidianamente si occupa dei problemi delle persone, sa perfettamente che gli interessi delle salariate e dei salariati si tutelano con il rafforzamento dei diritti e garantendo loro gli strumenti per esercitarli. Quelli che invece vogliono erigere barriere, dividere i “buoni” lavoratori (svizzeri o residenti) da quelli “cattivi” (perché migranti o frontalieri) sono più che altro interessati a rendere la manodopera ancora più ricattabile e meglio sfruttabile oppure a cavalcare le legittime preoccupazioni dei cittadini nel tentativo di trarne qualche vantaggio elettorale. I toni e i contenuti della campagna sull'iniziativa xenofoba dell’Udc “contro l’immigrazione di massa” che sfocerà nel voto di domenica 9 febbraio mostrano molto bene questo cinismo spinto.

Intervista a Franco Cavalli
05.02.2014

di 

Claudio Carrer

«La medicina è una scienza sociale e la politica non è altro che medicina su larga scala». Il dottor Franco Cavalli ricorre alle parole dello scienziato tedesco Rudolf Virchow per raccontare il senso del suo impegno professionale e politico, di una vita dedicata ai malati di cancro e alla parte più debole della società che lui stesso racconta in un libro-intervista in libreria da un paio di mesi. "Curare le persone e la società” (Edizioni Casagrande) è il riassunto di una lunga conversazione con la giornalista Giulia Fretta in cui Cavalli racconta quarant’anni di una vita dedicata alla medicina e alla ricerca, all’impegno politico e sociale e alla sua famiglia. Un libro molto bello, che si fa leggere tutto d’un fiato e che rivela anche aspetti poco conosciuti della figura di Cavalli. Qualche settimana fa area lo ha incontrato a Bellinzona nel suo ufficio dell’Istituto oncologico della Svizzera italiana (Iosi), una sua creatura divenuta punto di riferimento per la cura e la ricerca oncologia a livello mondiale e di cui oggi (seppure pensionato da alcuni anni) è il direttore scientifico.

L'editoriale
23.01.2014

di 

Claudio Carrer

Negli anni Settanta i dirigenti della Eternit sapevano perfettamente (e da tempo) che con la lavorazione dell'amianto esponevano i loro dipendenti al rischio di ammalarsi e di morire. Non avendo adeguato di conseguenza i loro comportamenti, si sono resi colpevoli del reato di omicidio colposo. È una verità quasi scontata (e non alla luce delle conoscenze di oggi ma di quelle dell’epoca) che sin qui nessun tribunale svizzero aveva mai voluto o potuto appurare, ma che il mese scorso è stata finalmente riconosciuta addirittura dalla massima istanza giudiziaria elvetica: il Tribunale federale.



amianto
23.01.2014

di 

Claudio Carrer

Esponendo alle polveri di amianto un giovane lavoratore poi deceduto per un mesotelioma pleurico, alla Eternit di Niederurnen si è consumato il reato di omicidio colposo, è stata cioè causata la morte di una persona per negligenza. Ad affermarlo è, per la prima volta nella storia della giurisprudenza elvetica, il Tribunale federale (la massima istanza giudiziaria svizzera) in una recente sentenza destinata a fare storia e ad aprire uno spiraglio di speranza per molte vittime della polvere killer, cui la legge e la prassi restrittiva dei tribunali hanno sin qui negato ogni forma di giustizia.


L'editoriale
18.12.2013

di 

Claudio Carrer

Centinaia di giovani sono scesi in piazza settimana scorsa a Bellinzona per gridare il loro no all’espulsione dalla Svizzera di un ragazzo diciassettenne di origine kosovara nato e cresciuto in Ticino, ma che, secondo una legge disumana e assurda applicata biecamente da qualche funzionario al servizio del leghista Norman Gobbi, andrebbe strappato all’affetto della madre e rispedito nel suo paese di origine. Un paese che non è più il suo e dove non ha più nessuno.

L'editoriale
05.12.2013

di 

Claudio Carrer

Scaricare ulteriori costi e responsabilità sugli assicurati e sui malati per tappare le falle di un sistema iniquo. Rientra in questa logica perversa e già conosciuta la recente decisione del Gran Consiglio ticinese di tagliare linearmente i sussidi di cassa malati nell’intento di limitare il deficit nei conti statali del 2014. Una decisione irresponsabile contro la quale socialisti, verdi e sindacati hanno giustamente promosso il referendum che consentirà ai cittadini di esprimersi in votazione popolare.  

Libera circolazione
21.11.2013

di 

Claudio Carrer

Nei prossimi due anni il popolo svizzero sarà chiamato a prendere una serie di decisioni che determineranno le future relazioni tra il nostro paese e l'Unione europea (Ue). Al centro del dibattito il controverso accordo sulla libera circolazione delle persone e una sua estensione alla Croazia (l'ultima arrivata nell'Ue), su cui il Parlamento deciderà nel corso del 2014. Successivamente toccherà al popolo dire la sua, visto che il lancio di un referendum appare scontato. Resta ancora da definire la composizione dello schieramento che cercherà di contrastare questo processo. Voci molto critiche si levano dal sindacato Unia Ticino.

L'editoriale
06.11.2013

di 

Claudio Carrer

La chiusura anticipata nel 2019 della centrale nucleare di Mühleberg, annunciata settimana scorsa dal consiglio di amministrazione delle Forze Motrici Bernesi BKW (gestore dell’impianto) sarà anche un fatto storico, ma soprattutto inquietante se si tiene conto che abbiamo a che fare con un impianto vetusto, con importanti lacune in materia di sicurezza.

 

Lacune che per essere risolte richiederebbero investimenti giudicati troppo onerosi da BKW, la quale ha dunque optato per una serie di interventi minimi volti a garantire il mantenimento in esercizio della centrale ancora per alcuni anni. Insomma per tirare in là un po’ di tempo, per spremere il limone finché è possibile. Ma così si scherza col fuoco e si espone la popolazione a un rischio incalcolabile.

Processo Eternit
06.11.2013

di 

Claudio Carrer

È morto il magistrato torinese Giuseppe Casalbore, figura nota ai lettori di area soprattutto per essere stato il giudice di prima istanza del maxi processo Eternit di Torino, il più grande mai celebrato in Europa. Ma nella sua trentennale carriera è stato sovente protagonista delle cronache italiane e “arbitro” di molti casi giudiziari particolarmente complessi che hanno fatto le prime pagine dei giornali. Ha lavorato fino ad agosto, quando è stato costretto ad arrendersi a una grave malattia che il 25 ottobre scorso se l’è portato via a soli 63 anni.

L'editoriale
24.10.2013

di 

Claudio Carrer

I suoi fautori l’hanno furbescamente battezzata “Iniziativa a favore delle famiglie”, ma in realtà è un tentativo di fare un regalo ai ricchi e di rendere la vita ancora più difficile a quelle mamme e a quei papà che per portare a casa il pane a fine mese devono ricorrere ad asili nido e ad altre strutture di custodia diurne per i loro bambini. Situazioni che generano costi e che pertanto danno (giustamente) diritto a deduzioni fiscali, che ora l’Udc, con la sua proposta in votazione il 24 novembre, vorrebbe estendere anche a quei genitori che hanno la fortuna di non dover ricorrere per la cura dei figli all’aiuto di terze persone o di non dover sopportare spese per questo e che dunque dispongono di più mezzi. Non ci si lasci dunque abbagliare dal titolo di un’iniziativa che, se approvata, produrrebbe vantaggi fiscali solo per poche famiglie con redditi elevati, oltre che buchi miliardari nelle casse pubbliche (circa 1,4 miliardi, secondo i calcoli della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze).



L'editoriale
14.10.2013

di 

Claudio Carrer

Quella consumatasi una settimana fa a Lampedusa era una tragedia annunciata. Anzi: pianificata a tavolino dai governi e dai parlamenti europei, che, a colpi di leggi xenofobe e razziste approvate nell’ultimo decennio, hanno trasformato il Vecchio Continente in una fortezza sempre più impenetrabile e ormai incapace di distinguere trafficanti e passatori dalle persone che tentano di scappare dalla guerra o dalla miseria.
Le dimensioni di questo disastro e le crude immagini delle centinaia di cadaveri di donne, di bambini e di ragazzi ripescati in mare suscitano le solite reazioni d’indignazione, di commozione e di cordoglio, oltre che patetici pellegrinaggi sull’isola delle autorità.

 



L'editoriale
25.09.2013

di 

Claudio Carrer

Domenica scorsa la maggioranza del popolo svizzero ha avallato un peggioramento della Legge sul lavoro e dunque l'indebolimento di una delle poche e fragili reti di protezione dei salariati in Svizzera, un paese in cui il diritto del lavoro è già per sua natura tra i più “leggeri” d’Europa.


È una cattiva notizia e una sconfitta per le organizzazioni sindacali, politiche, ecclesiastiche e della società civile che all’unisono si sono battute contro l’estensione del lavoro notturno e domenicale nei negozi delle stazioni di benzina. Una sconfitta sicuramente bruciante, ma non una Caporetto, perché i cittadini non hanno firmato un assegno in bianco per l’introduzione su larga scala della giornata lavorativa di 24 ore.

Berna
25.09.2013

di 

Claudio Carrer

Equità salariale, condizioni di lavoro più giuste e pensioni dignitose. Queste le rivendicazioni al centro della grande manifestazione sindacale tenutasi sabato scorso a Berna, dove oltre 15.000 persone provenienti da ogni angolo della Svizzera (circa 600 dal Ticino) hanno dato vita per le vie del centro ad un lungo, rumoroso e colorato corteo.

L'editoriale
12.09.2013

di 

Claudio Carrer

Nella storia della democrazia diretta svizzera, le iniziative popolari non vengono quasi mai approvate (dal 1848 a oggi solo 19 su 182), ma spesso hanno il merito di imporre un utile confronto nel paese e talvolta anche di indurre o di accelerare dei cambiamenti fino a lì impensabili. Attualmente ve ne sono due pendenti dal potenziale enorme e che senza dubbio vanno considerate iniziative di successo (indipendentemente da quello che sarà il verdetto delle urne), perché hanno saputo sollevare una questione centrale come quella dell'equità (salariale e dunque sociale) e ad imporla nel dibattito politico nazionale.
Una questione che giustamente è al centro delle rivendicazioni della manifestazione sindacale che si terrà sabato 21 settembre a Berna.

Processo Eternit
11.09.2013

di 

Claudio Carrer

L’ex padrone di Eternit Stephan Schmidheiny sapeva perfettamente che l’utilizzo dell’amianto nei suoi stabilimenti avrebbe causato una lunga catena di migliaia di morti, sia tra i lavoratori sia tra i cittadini comuni, ma non si è fermato. Ponendo il profitto al primo posto, il magnate svizzero ha anzi organizzato un’«opera di disinformazione» e ha ordinato ai suoi dirigenti di mentire. I giudici della Corte d’appello di Torino, che lo scorso giugno lo hanno condannato a 18 anni di carcere, ne sono convinti «oltre ogni ragionevole dubbio», come scrivono nelle motivazioni della sentenza rese note il 2 settembre scorso.

L'11 settembre cileno
11.09.2013

di 

Claudio Carrer

Nell’ambito del movimento internazionale in favore dei profughi in fuga dalle atrocità della dittatura cilena, la Svizzera italiana ha scritto una delle pagine di solidarietà più belle della sua storia. Tanto bella che a leggerla oggi può apparire quasi incredibile.

L'editoriale
02.09.2013

di 

Claudio Carrer

A chi giovano le aperture notturne e domenicali dei negozi?
Basta provare a rispondere (sulla base della propria esperienza e della propria sensibilità) a questa semplice domanda per capire quali sono i veri interessi in gioco nell’imminente votazione federale del 22 settembre, quando le cittadine e i cittadini saranno di fatto chiamati a decidere se cancellare definitivamente dalla Legge federale sul lavoro il principio secondo cui (salvo giustificate eccezioni) di notte e di domenica non si lavora e se spalancare così le porte alla giornata lavorativa di 24 ore. E non solo per il personale impiegato nei negozietti dei distributori di benzina (oggetto della votazione) o del settore della vendita in generale, ma in prospettiva per tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni categoria professionale.



Votazione federale del 22 settembre
02.09.2013

di 

Claudio Carrer

«La posta in gioco è molto alta. L'accettazione di questa legge avrebbe effetti devastanti: non solo nel commercio al dettaglio ma anche in tutti gli altri settori professionali». Vania Alleva, co-presidente nazionale di Unia e vicepresidente dell'Unione sindacale svizzera, non si stanca di ripeterlo in queste settimane di campagna in vista della votazione del 22 settembre sulla revisione della Legge sul lavoro.

 



L'editoriale
03.07.2013

di 

Claudio Carrer

“Che bello sarebbe un giorno poter acquistare anche di notte deodoranti, salsicce e mazzi di fiori, dopo che per anni una «burocrazia assurda» e delle «prescrizioni cavillose» hanno impedito ai consumatori svizzeri di soddisfare dei bisogni tanto primari”.

È con messaggi di questa pochezza e con tutta una serie di affermazioni false o fuorvianti che le lobby della grande distribuzione e dell'industria petrolifera cercano di convincere i cittadini ad accettare in votazione popolare il prossimo 22 settembre un ennesimo allentamento della legislazione federale sul lavoro, che in apparenza concerne unicamente i negozietti annessi alle stazioni di benzina situate lungo gli assi stradali a forte traffico, ma che in realtà è un mezzo per spalancare le porte ad una liberalizzazione totale del lavoro notturno e domenicale in Svizzera.

Eternit Svizzera
20.06.2013

di 

Claudio Carrer

Come si è comportato lo Stato in relazione ai pericoli per la salute dei lavoratori e dei cittadini legati all’uso industriale dell’amianto nella fabbrica Eternit di Niederurnen? È una domanda a cui i più cercano di sfuggire in questa località di fondovalle del cantone Glarona, sede storica della multinazionale che fu della famiglia di Stephan Schmidheiny (recentemente condannato in Italia dal Tribunale d’appello di Torino per disastro ambientale doloso a 18 anni di carcere) e dove ancora oggi opera la società (suo successore in diritto) Eternit Schweiz AG. Ora però governo e parlamento glaronesi saranno obbligati perlomeno a chinarsi sulla questione in seguito a una mozione presentata dal giovane deputato socialista Marco Kistler.

L'editoriale
20.06.2013

di 

Claudio Carrer

Innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne, tagli alle rendite di vedovanza, tagli alle pensioni e aumento dell’Iva. È così che il ministro socialista Alain Berset pensa di garantire la sicurezza sociale in Svizzera nei prossimi decenni: il suo progetto di riforma del sistema pensionistico verrà discusso dal Consiglio federale probabilmente già nella seduta odierna o in una delle prossime prima della pausa estiva.

 

È in ogni caso facile prevedere che Berset non incontrerà particolari ostacoli, visto che le sue proposte sono la fotocopia delle ricette delle forze politiche borghesi e dunque della maggioranza del Consiglio federale. Un po’ più complicato sarà far digerire il pacchetto al popolo, tradizionalmente riluttante ad accettare un indebolimento del sistema pensionistico.

Processo Eternit
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

La Corte d'appello del Tribunale di Torino ha pronunciato lunedì il verdetto di secondo grado del processo Eternit. Il magnate svizzero ed ex padrone della multinazionale dell'amianto Stephan Schmidheiny è stato condannato a 18 anni di reclusione per disastro ambientale doloso permanente. Le motivazioni saranno note tra circa tre mesi, ma i suoi avvocati difensori hanno già annunciato ricorso in Cassazione, massima istanza giudiziaria italiana.

Intanto però il procuratore Raffaele Guariniello che ha condotto le indagini sta per emettere una nuova richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Schmidheiny: questa volta per omicidio, conferma in un'intervista ad area, realizzata pochi minuti dopo la lettura della sentenza d'appello.

L'editoriale
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

Se Stephan Schmidheiny non fosse un ex industriale senza scrupoli che ha lucrato sulla pelle di lavoratori e cittadini e  che in passato ha ricoperto incarichi in seno a società del calibro di Ubs, Abb e Nestlé, ma un ladro seriale pizzicato a rubare in un grande magazzino milanese, la notizia di una sua condanna avrebbe sicuramente ottenuto maggiore eco sui media svizzeri e non avrebbe provocato alcuna reazione innocentista.

 

Processo Eternit
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

«In nome del popolo italiano, la Corte di appello ha pronunciato la seguente sentenza...». Sono le 15.29 quando il giudice Alberto Oggè incomincia la lettura del verdetto. L'aula è gremita in ogni ordine di posto, la tensione è palpabile: tra i familiari e i rappresentanti delle associazioni delle vittime giunti in massa a Torino è diffuso il timore che qualcosa possa andare storto, che in pochi minuti si vanifichino anni di battaglie per la giustizia. E le prime parole di Oggè (che fa riferimento a una «parziale riforma» della sentenza di primo grado e a un’assoluzione «per non aver commesso il fatto» in ordine a una parte delle accuse), complici anche le difficoltà per un profano del diritto di comprendere il linguaggio tecnico-giuridico, non fanno che accrescere la paura.

Processo Eternit
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

I media svizzeri hanno dato scarso risalto alla condanna di Stephan Schmidheiny: nessuna testata, tranne il Tg della Rsi, l’ha messa in prima pagina o nei titoli di apertura.

Processo Eternit
23.05.2013

di 

Claudio Carrer

«Per anni è stato più bravo Stephan Schmidheiny a nascondersi, grazie anche all'attività di depistaggio. Ma alla fine, grazie anche alle vittime dell'Eternit e alle loro famiglie, siamo riusciti a capire che quell’immane disastro causato dall’amianto aveva un'unica regia. Dietro c’era la proprietà». Prendendo per l'ultima volta la parola dinnanzi alla Corte d’appello di Torino che lunedì 3 giugno emetterà la sentenza, settimana scorsa il procuratore Raffaele Guariniello ha nuovamente saputo riassumere con grande efficacia la storia del processo per la strage italiana dell’Eternit e delineare con chiarezza le responsabilità degli imputati, il barone belga Jean Louis de Cartier de Marchienne e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny. 

Sinistra
02.05.2013

di 

Claudio Carrer

«È incomprensibile, incomprensibile, incomprensibile». A Roma il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano ha da pochi minuti conferito l’incarico di formare un governo di larghe intese al vicesegretario del Partito democratico (ed ex democristiano) Enrico Letta quando incontriamo Rossana Rossanda,  giornalista, scrittrice e «vecchia comunista», che così commenta l’inciucio tra «quello che rimane della sinistra» e la destra berlusconiana.

L'editoriale
19.04.2013

di 

Claudio Carrer

“Di animale da tiro, da sella o da soma, ostinatamente restio a lasciarsi guidare”. Così il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli definisce l'aggettivo “recalcitrante”, oggi drammaticamente in uso in Svizzera per qualificare quei richiedenti l'asilo “problematici” che la nuova legge in votazione il prossimo 9 giugno prevede di confinare in appositi centri d'internamento.

Strutture chiuse con filo spinato, lontane dai centri abitati e dalla vista dei cittadini “per bene”, che molto ricordano la realtà dei lager nazisti. Per finire in questi moderni campi d'internamento non è necessario essersi macchiati di un reato: basta aver assunto comportamenti che «disturbano considerevolmente l'esercizio regolare dei centri di registrazione», recita una norma contenuta nella decima revisione della legge sull'asilo. Una revisione che di fatto pone fine al diritto d'asilo in Svizzera e che cancella ogni traccia della tanto sbandierata tradizione umanitaria elvetica (peraltro sempre esistita più a parole che nei fatti in un paese in cui la politica migratoria è storicamente un affare di “giustizia e polizia”).

L'editoriale
27.03.2013

di 

Claudio Carrer

Un illustre cittadino svizzero è dal 2009 sotto processo in Italia. Accusato di reati gravissimi, è già stato condannato in prima istanza a sedici anni di carcere ed ora è in attesa della sentenza di secondo grado. È il miliardario e sedicente filantropo Stephan Schmidheiny, già membro dei consigli d’amministrazione di importanti società elvetiche (come Ubs, Abb, Swatch, Nestlé) e soprattutto ex “patron” della multinazionale dell'amianto Eternit. Non proprio uno svizzero qualunque.

L'editoriale
14.03.2013

di 

Claudio Carrer

In Svizzera la pensione Avs deve consentire a un pensionato di «coprire adeguatamente il fabbisogno vitale». Insieme con quella del secondo pilastro gli deve inoltre rendere possibile «l'adeguata continuazione del tenore di vita» che aveva precedentemente come lavoratore. Sono principi stabiliti dalla Costituzione federale, legge suprema dello Stato, ma sin qui mai realizzati.

Anzi, sempre più fortemente minacciati da politiche che tendono a indebolire le assicurazioni sociali e a favorire la previdenza individuale privata in cui ciascuno deve arrangiarsi.
L’iniziativa popolare “Avs+” lanciata negli scorsi giorni dall’Unione sindacale svizzera e da altri soggetti propone di imboccare un’altra strada.

 

Processo Eternit
14.03.2013

di 

Claudio Carrer

Il processo d'appello Eternit di Torino va avanti e già prima dell'estate dovrebbe giungere a sentenza. Nelle prime udienze i legali degli imputati le hanno provate tutte per impedire alla giustizia italiana di fare il suo corso, ma le numerose eccezioni da loro sollevate sono state respinte dalla Corte e il dibattito è potuto entrare nel merito della vicenda, nel merito della strage causata dagli stabilimenti italiani della multinazionale svizzero-belga dell'amianto e della condotta criminale dei suoi massimi ex dirigenti succedutisi alla sua guida, il belga Jean Louis De Cartier e il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, entrambi condannati in primo grado a sedici anni di carcere per omissione dolosa delle misure anti-infortunistiche sui luoghi di lavoro e per disastro ambientale doloso permanente.

 

 

L'editoriale
28.02.2013

di 

Claudio Carrer

Come era ampiamente prevedibile, il Consiglio federale ha respinto l’iniziativa popolare che chiede l’istituzione di una cassa malati pubblica per tutti gli assicurati, ma ha anche deciso di proporre una serie di misure “alternative” che potrebbero contribuire a creare un sistema d’assicurazione malattia più sociale e più trasparente.


La soluzione migliore per fermare il continuo aumento dei premi che strangola le famiglie svizzere rimane sicuramente quella della cassa unica, ma il passo compiuto dal Consiglio federale va nella giusta direzione e per certi versi è “storico” se si considerano le decisioni scellerate adottate negli anni passati. Decisioni sempre e solo tese a “spremere” assicurati e malati.

Processo Eternit
07.02.2013

di 

Claudio Carrer

Le vittime dell'amianto sono tornate in massa a Torino in occasione dell'apertura del processo d'appello ai vertici dell'Eternit. Sono venuti da Casale Monferrato (in 500) e da altre parti d'Italia e d'Europa a portare la loro testimonianza della strage e far sentire tutta la loro voglia di giustizia. Assenti invece gli imputati, il barone belga Louis de Cartier de Marchienne e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny. Il processo d'appello, iniziatosi oggi 14 febbraio, dovrebbe concludersi nel giro di qualche mese.

L'editoriale
07.02.2013

di 

Claudio Carrer

“Vogliono chiamare il popolo alle urne per impedire a ventitré negozietti distribuiti lungo la rete autostradale svizzera di vendere, oltre alla benzina e al caffè, delle pizze surgelate e qualche cartone di latte”. La Neue Zürcher Zeitung (Nzz), considerato uno dei più autorevoli quotidiani in Svizzera, in un recente articolo ricorre a toni da sfottò per “informare” i suoi lettori del lancio del referendum contro la modifica della legge sul lavoro che mira ad autorizzare l’impiego di personale la domenica e la notte negli shop annessi alle stazioni di benzina situate lungo i grandi assi di transito.

I promotori (riuniti in un’ampia alleanza composta da sindacati, chiese, organizzazioni femminili e partiti della sinistra) sono ancora impegnati nella raccolta delle 50 mila firme necessarie ad ottenere una votazione popolare che si terrebbe probabilmente solo in autunno, ma il citato articolo della Nzz fornisce un assaggio della campagna che preparano i fautori della giornata lavorativa di ventiquattr’ore.

Giornata della memoria
24.01.2013

di 

Claudio Carrer

Sono stati costretti a vivere la loro infanzia lontano dai genitori, parcheggiati in qualche collegio o da qualche parente oppure come clandestini, rinchiusi in mansarde e appartamenti e senza avere la possibilità di incontrare altri bambini, di andare al parco giochi o di frequentare la scuola. Sono i figli nascosti dei lavoratori stagionali (italiani ma non solo) a cui la legge svizzera impediva di vivere con la propria famiglia e che oggi, a trent'anni di distanza e ormai adulti, raccontano per la prima volta la loro traumatica esperienza.

L'editoriale
24.01.2013

di 

Claudio Carrer

Chiunque deve poter vivere degnamente del frutto del proprio lavoro e lavorare senza mettere a repentaglio la sua incolumità o, peggio, la sua vita. Sono principi largamente condivisi nell’opinione pubblica, ma ancora lontani dall’essere realizzati. Anche nella ricca Svizzera.

L’attualità politica di questo inizio 2013 ci racconta di un Consiglio federale che continua a chiudere gli occhi sul problema dei bassi salari, mentre la cronaca sembra un bollettino di guerra sui cantieri: solo in Ticino un morto e quattro feriti in meno di un mese! Sono questioni molto diverse, ma che non potevano non essere sollevate in questo primo editoriale dell’anno di area, un giornale che come missione ha quella di raccontare il mondo del lavoro, come vuole sottolineare anche la nostra nuova testata “quindicinale di critica sociale e del lavoro”.

amianto
23.01.2014

di 

Claudio Carrer
Mendicità su suolo pubblico
21.12.2012

di 

Claudio Carrer

Anche Losanna vuole cacciare i poveri dalle vie del centro città: seguendo i brutti esempi di Ginevra, Friburgo, Neuchâtel, Basilea, Zurigo e Lucerna, le autorità stanno per introdurre un sostanziale divieto di chiedere l'elemosina su suolo pubblico: la decisione del Consiglio comunale cadrà  solo in gennaio, ma i giochi ormai sembrano fatti. Colpisce che la proposta giunga da un esecutivo a maggioranza di sinistra e che essa ricalchi quasi per intero i contenuti di un'iniziativa popolare della destra. Purtroppo è così che vanno le cose nell'era dell'ossessione "securitaria".

Dramma di Collina d'Oro
21.12.2012

di 

Claudio Carrer

Esiste un Ticino diverso da quello che semina sentimenti di odio nei confronti dei lavoratori frontalieri, che li tratta come fossero dei ladri o addirittura li paragona ai ratti. Ci sono anche molte persone che sanno esprimere solidarietà e vicinanza, come dimostrano le prime reazioni positive a un'iniziativa a sostegno della vedova e dei bambini dell'operaio varesino deceduto lo scorso 28 novembre a Montagnola schiacciato dal camion dei rifiuti sul quale lavorava.

07.12.2012

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Claudio Carrer
07.12.2012

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Claudio Carrer
26.10.2012

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Claudio Carrer
26.10.2012

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Claudio Carrer
12.10.2012

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Claudio Carrer
28.09.2012

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Claudio Carrer
31.08.2012

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Claudio Carrer
06.07.2012

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Claudio Carrer
06.07.2012

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Claudio Carrer
06.07.2012

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Claudio Carrer
22.06.2012

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08.06.2012

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Claudio Carrer
08.06.2012

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Claudio Carrer
24.05.2012

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Claudio Carrer
30.03.2012

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02.03.2012

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10.02.2012

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23.12.2011

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25.11.2011

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07.10.2011

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07.10.2011

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Gianfranco Helbling
23.09.2011

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Claudio Carrer
09.09.2011

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26.08.2011

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08.07.2011

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24.06.2011

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10.06.2011

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19.05.2011

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15.04.2011

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18.03.2011

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25.02.2011

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11.02.2011

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28.01.2011

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17.12.2010

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05.11.2010

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22.10.2010

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08.10.2010

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24.09.2010

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10.09.2010

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27.08.2010

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09.07.2010

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09.07.2010

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25.06.2010

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11.06.2010

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28.05.2010

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23.04.2010

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02.04.2010

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19.03.2010

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05.03.2010

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12.02.2010

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29.01.2010

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18.12.2009

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Veronica Galster
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20.11.2009

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23.10.2009

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