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Socialità & Giustizia

Cinquant’anni di arbìtri

Sono più di 60mila le vittime degli internamenti amministrativi tra il 1930 e il 1981 e che ora vanno riabilitate

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Veronica Galster

Lunedì 2 settembre la Commissione peritale indipendente Internamenti amministrativi (Cpi) ha presentato l’ultimo di dieci volumi: una sintesi dei risultati delle sue ricerche e le raccomandazioni al Consiglio federale, concludendo così un lavoro durato oltre quattro anni. La Cpi ha inoltre sottolineato l’importanza di continuare il processo di riabilitazione delle persone internate con ulteriori contributi finanziari e la creazione di una struttura d’incontro.

Dal 1930 (data dalla quale partono le ricerche) al 1981 in Svizzera circa 60.000 persone sono state internate in istituto senza una sentenza giudiziaria e senza aver commesso alcun reato. Una prassi spesso arbitraria perché, anche se basata su numerose leggi, risultava problematica dal punto di vista dello Stato di diritto visto che nella maggior parte dei casi era sufficiente che una persona fosse definita “oziosa” o “dissoluta” perché fosse rinchiusa per anni in un istituto. Nel 2014 il Parlamento ha riconosciuto il torto inflitto alle persone oggetto di un internamento amministrativo e ha commissionato un’analisi storica del fenomeno. Analisi che si è conclusa con la pubblicazione dell’ultimo di dieci volumi, intitolato: “L’arbitrarietà istituzionalizzata – Internamenti amministrativi in Svizzera 1930-1981”. Un lavoro di ricerca svolto sull’arco di quattro anni dalla Commissione peritale indipendente internamenti amministrativi (Cpi), che in questo rapporto finale, presentato a inizio settembre, ha sottoposto alle autorità i risultati ottenuti e le sue raccomandazioni.

“Soluzione” a problemi sociali
Per quanto riguarda i risultati, la Cpi ha dimostrato che l’internamento amministrativo è stato un fenomeno di grande portata, data la lunga durata e l’elevato numero di persone coinvolte. Le persone colpite da questi provvedimenti erano accomunate dal fatto che vivevano ai margini della società poiché stigmatizzate dalle autorità come “non conformi alle norme”, e spesso le decisioni d’internamento e sui ricorsi venivano prese da singoli individui in modo arbitrario. Gli internamenti erano utilizzati come una soluzione a problemi sociali quali l’assistenza ai poveri, la lotta all’alcolismo, il mantenimento dell’ordine pubblico e morale o come mezzo per “rieducare” i giovani e i giovani adulti ritenuti “moralmente abbandonati”. In questo modo però, la vita delle persone internate amministrativamente era in balia degli istituti, dove subivano varie forme di abuso di potere (che andavano dagli abusi sessuali a punizioni simili alla tortura). Molte di loro, poi, sono rimaste nel mirino delle autorità anche dopo il rilascio e hanno dovuto lottare contro la stigmatizzazione sociale per tutta la vita.

Ulteriori aiuti finanziari
Per la Cpi, con questa analisi scientifica si è solo all’inizio di un processo di riabilitazione, che dovrà essere ulteriormente approfondito su vari livelli, e le misure in corso, tra cui il versamento dei contributi di solidarietà da parte dell’Ufficio federale di giustizia e il programma nazionale di ricerca “Assistenza e coercizione”, costituiscono il punto di partenza, ma saranno necessarie ulteriori disposizioni. Concretamente, la Cpi ha proposto al Consiglio federale una serie di provvedimenti come ulteriori prestazioni finanziarie alle persone colpite, poiché molte di loro vivono ancora oggi in condizioni economiche e di salute precarie (come conseguenza diretta delle misure di internamento soffrono ad esempio di problemi psicologici e fisici a causa delle condizioni di vita e delle esperienze traumatiche vissute). Dei contributi finanziari supplementari potrebbero quindi aiutare a migliorarne la qualità di vita, perciò la Cpi propone: abbonamenti generali delle Ffs gratuiti; esenzioni fiscali cantonali per le persone con debiti fiscali elevati a causa delle condizioni di vita precarie; la costituzione di un fondo di aiuto per la copertura delle spese sanitarie non assicurate;  il diritto a una rendita speciale a vita; l’abolizione completa della scadenza per la presentazione delle domande di contributi di solidarietà.

Un luogo a loro dedicato
Oltre agli aspetti economici, la Cpi raccomanda anche misure a lungo termine che promuovano in varie forme la riabilitazione delle persone coinvolte. A questo scopo propone la creazione di un luogo dedicato alle persone vittime di misure coercitive a scopo assistenziale. Questo sotto forma di una “Casa dell’altra Svizzera”, che riunisca sotto lo stesso tetto diverse funzioni: con mostre ed eventi, chi ha vissuto queste esperienze potrebbe determinare le tematiche da affrontare e presentarle a un vasto pubblico dal proprio punto di vista; questo luogo dovrebbe poi anche fornire l’infrastruttura necessaria e lo spazio per la consultazione e lo scambio volti a fornire assistenza alle persone interessate nell’esercizio dei propri diritti politici; dovrebbe inoltre offrire a queste persone un libero accesso alle offerte educative e alle attività culturali. La “Casa dell’altra Svizzera” servirebbe anche come luogo di ricordo storico e come punto di partenza per nuove iniziative di ricerca caratterizzate da un approccio partecipativo per colmare le lacune nella conoscenza della storia delle misure coercitive a scopo assistenziale.


Tali proposte sono state consegnate nelle mani della consigliera federale Karin Keller-Sutter che si è detta aperta a venire incontro ad alcune delle proposte, mentre altre sono già state rifiutate dalla tavola rotonda. Keller-Sutter assicura comunque che verranno valutate nel dettaglio.

Pubblicato

Giovedì 12 Settembre 2019

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12.09.2019

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