Insegnare è un bel mestiere perché ti permette di fare molte esperienze tutte insieme.
Ti permette di imparare, cioè di capire a fondo, di toccare quasi fisicamente la materia e i suoi contenuti, la logica che soggiace a quel sapere, i processi mentali di cui essa è fondamento e nel contempo premessa, gli sviluppi possibili.
Ti permette di capire che imparare è un verbo coniugabile all'infinito. Imparare è un percorso molto particolare che differenzia ogni individuo dall'altro, un percorso entro il quale, come insegnante, devi saperti intrufolare per dare un segnale, un indirizzo, una traccia, un piccolo colpetto d'assestamento, a volte anche un vigoroso spintone per riportare il tutto sulla giusta via, una via che però è diversa per ognuno.
Ti permette di imparare che imporre non serve quasi mai (e sottolineo quasi) a raggiungere un obbiettivo pedagogico o didattico.
Ti permettere di conoscere le persone, anzi non le persone in generale, ma le persone in uno dei momenti più belli e propositivi della loro vita, in un momento di interrogativi, di analisi, di promesse, di speranze, di contraddizioni, di stupideria acuta, di paure, di incertezze, di sensibilità, di sofferenze e di gioie incontenibili.
Ti permette di dare, traendone una sottile e profonda soddisfazione sempre, anche quando ricevi legnate in testa di rimando. Una soddisfazione serena, pacata che si alimenta nel tempo, quando te li ritrovi davanti, ormai adulti e maturi, e ti accorgi di essere stata parte, anche se infinitamente piccola e marginale, del destino di quella persona.
Ti permette di imparare quando è necessario esserci, quando è indispensabile imporsi e quando è invece utile ed urgente ritrarsi, per dare a queste persone in divenire la possibilità di provare la propria strada, le proprie forze e il proprio spazio.
Ti permette di fondare il tuo lavoro sul rigore e la coerenza, due pilastri senza i quali, a mio parere, è difficile poter insegnare. Un rigore irrinunciabile da offrire (a volte imporre) nell'approccio e nell'utilizzo del sapere, una coerenza indispensabile per essere riconosciuti dagli allievi come persone affidabili e quindi degne di fiducia.
Ti permette di capire che la fiducia non è un regalo, ma che va conquistata sul campo, con pazienza e costanza ma che quando c'è diventa allora un punto fermo molto importante, a cui è possibile far capo in momenti di difficoltà, di smarrimento, di confusione.
Ti permette di renderti conto che l'errore è parte integrante della vita. Sbagliano i tuoi allievi, ma sbagli anche tu e saperlo è di grande aiuto ad entrambi. Ed è soprattutto utile alla tua vita.
Ti permette di capire che i giovani sono persone molto più serie degli adulti, che i giovani si prendono davvero sul serio, che sanno avere di sé uno sguardo molto più fermo, oggettivo e severo (a volte troppo severo) di quanto non accada per gli adulti.
Ti permette di continuare a sperare e a tentare di lavorare per la costruzione di un mondo migliore perché questi ragazzi, quelli che c'erano prima di loro e quelli che a loro seguiranno se lo meritano di certo!

Pubblicato il 

09.12.11..

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