Spazio Amnesty

Per il suo primo viaggio in Africa avremmo potuto immaginare che il nostro ministro degli Affari esteri privilegiasse un paese prioritario per la cooperazione svizzera, un settore importante di competenza del suo dipartimento. Avremmo perfino potuto sperare che la scelta potesse cadere su un paese in conflitto e che il ministro incontrasse le organizzazioni locali impegnate a favore della pace grazie al sostegno elvetico.


No, Ignazio Cassis ha scelto lo Zambia, perché in questo paese si trova una miniera del gigante Glencore, con sede a Zugo. Il nostro ministro ha per caso dimenticato che il dicembre scorso non ha cambiato dipartimento e non è incaricato dell’economia svizzera? O semplicemente non è al corrente del fatto che da anni Glencore viene denunciata da delle organizzazioni non governative per l’inquinamento dell’ambiente e le violazioni dei diritti delle popolazioni locali, ovunque nel mondo?
Ingenuità o scelta intenzionale? La visita di un ministro non è frutto di un colpo di testa. Dobbiamo quindi dedurre che questa simbologia fosse voluta, e che il tweet pubblicitario di Glencore fosse stato redatto con largo anticipo, e in accordo con il dipartimento di Ignazio Cassis?


Nel momento in cui pianificava la sua visita, durante le feste di fine anno, degli agenti di sicurezza di Glencore lanciavano pietre contro delle contadine indigene per cacciarle dalle loro terre. È vero, questo accade dall’altra parte del mondo, in Perù, ma si tratta della stessa azienda svizzera. Aspetteremo sicuramente invano un tweet del nostro ministro a condanna di queste azioni.


Alcune multinazionali con sede in Svizzera inquinano l’ambiente e violano i diritti umani nell’ambito delle proprie attività all’estero: lavoro minorile, danni alla salute a causa dell’inquinamento delle acque – gli esempi sono molti. Non accetteremmo un tale comportamento da parte di queste stesse imprese in Svizzera, perché allora dovremmo tollerare che le loro filiali agiscano in questo modo in paesi lontani dal nostro?


La polemica attorno alla visita della miniera di Mopani da parte del ministro è almeno servita ad attirare l’attenzione sulla nostra iniziativa per delle multinazionali responsabili, sostenuta da oltre un centinaio di Ong in Svizzera. Il Parlamento federale, al contrario del Consiglio federale, ritiene che delle regole per obbligare le aziende a rispettare i diritti umani siano necessarie, ma non riesce a trovare un accordo sul controprogetto.


Le discussioni dei prossimi mesi saranno determinanti. Senza un controprogetto valido gli iniziativisti non ritireranno il proprio testo e sarà quindi la popolazione svizzera a stabilire se vuole o meno obbligare le multinazionali con sede nel nostro paese a rispettare i diritti fondamentali.

Pubblicato il 

17.01.19..
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