L’economia è stata definita “scienza fosca” o addirittura “la cenere con cui il nostro tempo ricopre la sua triste faccia” (Thomas Carlyle). Si crea sempre una sorta di confusione tra economia e matematica e, quindi, una repulsione per acquisita difficoltà di comprensione. L’economia di oggi è però innegabilmente complicata. Il cittadino comune anche di fronte alla cosa più semplice se ne rende conto. Se ad esempio compra una camicia per il dì di festa, atto economico persino banale, potrebbe scoprire che è stata disegnata da uno stilista italiano su sistema informatico americano, è fatta di cotone proveniente dall’Africa occidentale ma lavorato in Portogallo, ha bottoni in polyester fabbricati in Cina (forse a partire da petrolio indonesiano), è stata assemblata nel Bangladesh, spedita in Inghilterra per essere naturalizzata con l’etichetta di una delle famose case di moda inglesi. Quasi assurdo. Tutto questo vale per tanti altri prodotti. Moltiplicato all’infinito, se un istituto dell’università di Oxford (New Economic Thinking) ha calcolato che oggi una metropoli offre in media dieci miliardi di prodotti e servizi differenti. Riduciamoli ai nostri numeri provinciali, non saremo lontani dai centomila prodotti delle nostre città. Come può una persona comune essere “economicamente” attenta e preparata nelle sue scelte? Ciò che si vuol dire è che la complessità lascia imbambolati e acquisire una conoscenza “economica” di ciò che facciamo o acquistiamo è una sfida forse impossibile da assumere (a maggior ragione “politica”, se vogliamo tener conto delle implicazioni che ci stanno dietro).


Un economista, Muhammad Yunus, inventore delle banche per la microfinanza, premio Nobel nel 2006, ha voluto semplificare suggerendo un modo diverso di considerare l’economia. Ha coniato l’espressione: “prospettiva del lombrico”. Stando a lui quella prospettiva può essere utile a chiunque di noi. Il significato è semplice: se vogliamo comprendere questa economia mondiale così complicata e sconvolgente, cominciamo ad osservare ciò che si trova terra terra davanti a noi.


Prendiamo due esempi apparentemente banali, da lombrico. Già di per sé rivalutati poiché ce li sottopongono due altri premi Nobel per l’economia che vorrebbero farci ragionare. Ci dimostra Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia: “Noi siamo smisuratamente inquieti dei rischi, anche minimi, quando sono fatti presenti alla nostra attenzione”. Se acquistate un telefonino da 500 o più franchi vi propongono una spesa in più di 99 franchi per un’assicurazione. Difficile rinunciarvi di fronte al caro aggeggio. Si crea in tal modo un’economia parallela, un poco perversa. Infatti, in qualsiasi acquisto del genere che si faccia (elettrodomestici, stereo, televisore ecc.) ci si chiederà sempre di “prolungare” la garanzia obbligatoria con riadeguata somma. Un supplemento di profitto per il venditore. Un altro importante economista, Itamar Simonson (Università di Stanford) dimostra a sua volta che i clienti scelgono sempre con “l’opzione del mezzo”. Un bel trucco. Se andate al ristorante vi presentano una carta dei vini in cui la divaricazione dei prezzi è solitamente ampia: di fronte a bottiglie che costano 80 o più franchi, quelle che costano 35-40 vi sembreranno meno stravaganti e più “dignitose” di quelle da 25. Basta un niente per influenzare ciò che acquistiamo e spendiamo.
Per farla breve: l’economia è sì complicata, ma la prospettiva del lombrico può essere utile a capire. Purché il lombrico non cessi di essere curioso e si ponga sempre delle domande.

Pubblicato il 

24.05.17..
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