Quello che ho messo nel titolo è uno dei primi proverbi che ho imparato dai miei genitori durante la mia infanzia. A più di un mezzo secolo di distanza non l'ho ancora dimenticato anche se evidentemente non riesco più ad indentificarmi con il suo appello, ma mi limito a ripeterlo quasi meccanicamente nel mio psichismo interiore.
Ma per quale motivo esso risuona ancora, anche se in maniera del tutto opaca, nella mia mente? Se vi pongo mente con un certo qual distacco noto come ciascuno di noi risenta di tempo in tempo il bisogno di ridarsi le ragioni del proprio continuare a vivere e convivere con tutti coloro che gli stanno accanto. Capodanno è una di queste opportunità ed anche il frastuono delle feste e dei fuochi d'artificio non riesce a smorzare completamente il bisogno di meditare sul tempo passato e su quello che si apre di fronte a noi. Con il passare degli anni cade anche l'illusione di poter ricominciare una vita "ab ovo", su basi completamente rinnovate, come se la routine degli anni passati non ci fosse stata. Ben sappiamo che l'anno nuovo non sarà molto diverso da quelli che l'hanno preceduto, ma ci rimane comunque la speranza che qualcosa muti in meglio attorno a noi. Soprattutto non abbiamo perso completamente l'illusione di poter cambiare noi stessi, le nostre relazioni di amore e di amicizia e persino le strutture che ci attorniano: la famiglia, la scuola, l'azienda, lo Stato......
Nascono così se non proprio "buoni propositi" perlomeno alcune intenzioni parziali e frammentarie che vogliamo mettere in opera nel segmento di tempo che si apre di fronte a noi.
Con il passare degli anni cambia però anche l'attitudine di fronte a questo "vuoto di tempo" che si apre davanti a noi: mentre prima questo tempo ci sembrava infinito, o perlomeno tanto grande da potervi mettere tutti i desideri  più o meno coscienti di autorealizzazione, ora si fa strada un sentimento di limitazione del tempo a disposizione.
Per me è diventato chiaro un periodo di tre anni che mi separano dal pensionamento: nessuna angoscia, ma un richiamo interiore chiaro a non sognare progetti irrealizzabili, bensì a ipotizzare piccole cose possibili anche se frammentarie, o meglio appunto poichè frammentarie. Giovani e meno giovani si rapportano in maniera diversa al tempo, ed è normale che le cose stiano così. Anche la militanza sociale e politica assume modalità diverse nelle varie età della vita. Vale comunque per tutti il detto di Ernst Bloch: "denken heisst überschreiten": pensare significa oltrepassare, superare, attraversare!
È il medesimo verbo che le ferrovie hanno messo tra i binari per dirci che non bisogna attraversarli. Ed hanno ragione, almeno per quanto riguarda i binari. Forse meno per quanto attiene alla vita. Buon anno!

Pubblicato il 

18.01.08..

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